CULTURA E
NATURA
Il territorio del Comune di Ardauli (OR),
nel Barigadu (Sardegna centrale), è da considerarsi
prevalentemente collinare. Le formazioni geologiche presenti in
quest’area sono costituite per lo più dall’alternanza di
ignimbriti trachiliparitiche e tufi di vario colore.
Il paesaggio naturale appare oggi fortemente caratterizzato dal
bacino artificiale del Lago Omodeo, realizzato sbarrando – fra
gli anni 1918-1924 – il Tirso, uno dei corsi d’acqua più
importanti della Sardegna. Il tratto di fiume su cui si affaccia
Ardauli, scorreva incassato fra le rive ignimbritiche di San
Michele da una parte e le colline ardaulesi dall’altra. I
versanti sono incisi da profonde gole, come quella, veramente
spettacolare, del Rio Canale, dominata dalle pareti rocciose di
Monte Cresia e di Brogariu.
Una natura incontaminata, a tratti selvaggia, in cui predominano
la macchia mediterranea con i lecci, i cisti ed i lentischi,
custodisce da millenni un immenso patrimonio archeologico, tutto
da scoprire e valorizzare.
Da un punto di vista delle risorse, fino agli anni ’60 del 900,
si imponevano le colture cerealicole di modesta estensione,
sulla quasi totalità del territorio comunale.
Testimonianze archeologiche - Le più
antiche tracce della frequentazione umana nel territorio di
Ardauli sembrano risalire ai tempi della Cultura di Ozieri (IV-III
Millennio a.C.). Lo testimoniano le numerose domus de janas,
tombe ipogeiche scavate con strumenti di pietra nella roccia,
sparse in diverse località. Si tratta prevalentemente di ipogei
raggruppati in piccole necropoli che presentano da 2 a 7 tombe,
ricche di motivi decorativi di tipo architettonico - ispirati
alla casa dei vivi - riprodotti con varie tecniche (pittura,
incisione, scultura).
Fra le grotticelle che riproducono nella viva roccia parti
strutturali della casa dei vivi sono da segnalare le tombe I e
II di Iscala Mugheras, che mostrano - nell’anticella - la
rappresentazione del soffitto ad uno spiovente. Di particolare
interesse, poi, le tombe I di Iscala Mugheras e I di Siulu, per
le pregevoli riproduzioni di falsi architravi. In altre tombe (Iscala
Mugheras I e IV, Istudulè), compaiono piccole nicchie per
deporvi le offerte funerarie. Più spesso gli elementi
architettonici si riducono a semplici cornici e rincassi che
delimitano i portelli d’ingresso delle celle, oppure zoccoli e
lesene espressi in rilievo. Alla sfera del sacro rimandano le
fossette votive, le coppelle e le tracce di pittura rossa -
simbolo del sangue e della rigenerazione - che si rinvengono nei
vani dei numerosi ipogei. Questi dati farebbero pensare che
intorno a queste necropoli gravitassero gruppi umani di
consistenza limitata, riuniti in piccoli agglomerati abitativi.
Inoltre, sono state individuate aree che restituiscono frammenti
litici e, in particolare, scarti di lavorazione di ossidiana.
Per quanto riguarda le testimonianze monumentali di epoca
nuragica, si possono ancora osservare i ruderi del nuraghe Monte
Piscamu che sorge su di uno sperone roccioso dal quale si domina
un’angusta valle, occupata oggi dalle acque del lago Omodeo. Il
monumento è un monotorre circolare realizzato in blocchi di
trachite appena sbozzati. In località Funtana’e Campu sono state
ritrovate tracce di un insediamento di epoca romana, così come
nelle località di Tanghè, Santu Martine e Sos Eremos.
Durante il giudicato di Arborea, Ardauli fece parte della
Curatoria del Barigadu; più tardi fece parte del Marchesato di
Oristano, per passare poi sotto la Corona Aragonese.
Al centro del paese, tra strette viuzze con bei portali, sorge
la chiesa parrocchiale dedicata alla Beata Vergine del Buon
Cammino, realizzata tra il 1620 e il 1680. Altro edifico sacro
di grande interesse è la chiesa dei SS. Cosma e Damiano, alla
periferia del paese. Nel tessuto urbano Ardauli conserva, in
prossimità della chiesa parrocchiale, numerose case d’epoca
costruite in trachite, abbellite da architravi scolpiti secondo
lo stile gotico-aragonese. A pochi chilometri di distanza dal
centro abitato sono situate la chiesa di Sant’Antonio, un tempo
ridotta a rudere e attualmente restaurata, e la chiesa dei SS.
Quirico e Giulitta.