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mission |
Progetti
ISTITUTO ITALIANO DI
PREISTORIA E PROTOSTORIA
XLIV RIUNIONE
SCIENTIFICA
- LA
PREISTORIA E LA PROTOSTORIA DELLA SARDEGNA
Cagliari, Barumini, Sassari 23-28 novembre 2009
Comunicazioni presentate da Cinzia Loi e Vittorio Brizzi
NUOVI APPROCCI
SPERIMENTALI PER L’INTERPRETAZIONE DELLE MACROFRATTURE NELLE PUNTE
DI PROIETTILE LITICHE
abstract:
La sperimentazione balistica tradizionale, atta a verificare i
risultati macroscopici e microscopici degli impatti sulle cuspidi di
proiettile litico da utilizzare per il raffronto con i record
archeologici, è sempre stata effettuata mediante tiri su carcasse o
bersagli sostitutivi. Secondo gli autori, questa pratica evidenzia
alcuni limiti. Innanzitutto, non sono mai stati considerati gli
impatti dovuti a tiri effettuati a breve distanza. Secondo poi,
finora, non si è mai tenuto conto delle modificazioni che
intervengono nel proiettile durante le fasi successive all’impatto
sul bersaglio vivo. I protocolli sperimentali adottati non sono mai
stati compiutamente omologati e alcuni elementi fondamentali non
sono mai stati fissati in modo univoco. L’esame dei reperti litici
rinvenuti nel sito neolitico di Monte Santa Vittoria, Neoneli (Or),
ha permesso agli scriventi di rilevare come gli indici diagnostici
macroscopici sulle punte di proiettile, considerati validi dalla
letteratura, potrebbero essere integrati con quelli provenienti
dall’applicazione dei protocolli sopracitati.
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Poster:
ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE – NECESSITÀ DI UN LINGUAGGIO UNIVOCO
abstract:
L’Archeologia sperimentale è una disciplina sussidiaria della
scienza archeologica tradizionale. Tuttavia, parlare oggi di
“esperimento” invece che di “esperienza” o di “esplorazione” genera
confusione. Tali ambiguità di fondo fanno si che il mondo
accademico, soprattutto italiano, non riconosca a questa disciplina
la considerazione che meriterebbe. Da quanto esposto risulta
chiaramente che tale situazione di stallo possa essere superata
solamente attraverso la codificazione di norme cui attenersi, di un
disciplinare deontologico cui fare riferimento. Oggetto di questo
poster è quello di proporre una terminologia di base, definendone
poi il significato. Innanzi tutto verrà precisata la figura
dell’archeologo sperimentale rispetto a quell’operatore in
archeologia sperimentale. Secondo poi, quali differenze esistono fra
l’esperimento e l’esperienza. Ancora, sarà specificato come
-attraverso l’esperimento e l’esperienza - si arriva all’Atto
educativo.
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Poster: FULVIA
LO SCHIAVO, ALESSANDRO USAI, CINZIA LOI
FRAMMENTO DI LINGOTTO “A FORMA DI PELLE DI BUE” DAL NURAGHE
BENEZZIDDO, AIDOMAGGIORE (ORISTANO)
abstract:
In occasione di una recente ricognizione presso il nuraghe
Benezziddo si è recuperato un gruppo di oggetti metallici,
prevalentemente bronzei. Non se ne conosce l’originario contesto, in
quanto i reperti sono stati raccolti nella terra smossa di uno scavo
abusivo davanti all’ingresso del nuraghe. Il complesso è costituito
da 31 reperti per un peso totale di 1742 grammi, ascrivibili
cronologicamente all’età nuragica, romana e altomedievale. Tra i
reperti attribuibili ad epoca nuragica, spiccano un frammento di
panella in rame, un frammento di lingotto ox-hide, un frammento di
ascia a margini rialzati e un frammento di spada votiva.
L’eterogeneità dei reperti e il luogo di rinvenimento suggeriscono
che questi oggetti - forse nemmeno tutti provenienti dal complesso
archeologico in esame - siano stati interrati di proposito in un
punto facilmente rintracciabile e infine sfuggiti per motivi
imprecisati al recupero da parte degli stessi cercatori.
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Prehistoric archaeological route
along the shores of Omodeo Lake (Oristano, Sardinia)
by Cinzia Loi
Poster presentato a
Genova, 29 - 30 Gennaio 2009 al Seminario
internazionale:
Wetlands as archives of the cultural
landscapes: from research to management
/ Le zone umide: archivi del paesaggio
culturale tra ricerca e gestione
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Nell'ambito del Seminario internazionale sulle zone umide
come archivio del paesaggio culturale, è stato presentato e
discusso un Poster relativo all'ipotesi di valorizzazione
dei possibili percorsi archeologici preistorici lungo le
rive del lago Omodeo.
Il bacino artificiale, creato dall'invaso delle acque del
fiume Tirso ai primi del novecento, conserva nelle sue
profondità innumerevoli testimonianze archeologiche (vedi
figura a destra) e tantissime testimonianze relative all'ipogeismo
sepolcrale
(domus de janas) lungo le sue rive.
L'ipotesi di valorizzazione
identifica i maggiori attrattori culturali ipotizzabili come
tappe di un percorso tematico particolarmente interessante,
per via della densità dei monumenti (superiore di cinque volte rispetto
alla densità media regionale) e per via dei bellissimi
ambienti naturali in cui è collocato.
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la descrizione (breve) del percorso
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l'immagine del Poster |
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Ipotesi interpretative
sull’industria litica
del Monte S. Vittoria- Neoneli (Or)
di Cinzia Loi (*), Vittorio Brizzi (**)
(*)
Dipartimento di Storia, Università di
Sassari -
Paleoworking
(**) Dipartimento di Biologia
ed Evoluzione, Università di Ferrara - Paleoworking
relazione presentata il 27 Giugno 2008 al
Convegno di Pau (Or): L'ossidiana del Monte Arci nel Mediterraneo: Nuovi
apporti sulla diffusione, sui sistemi di produzione e
sulla loro cronologia.
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l'abstract |
Lo
studio si riferisce ad un’analisi macroscopica delle
fratture da impatto riscontrate su un piccolo campione
di cuspidi in ossidiana rinvenute nel sito neolitico di
S. Vittoria, individuato all’interno dell’oasi
faunistica di Assai, nel territorio di Neoneli (Or).
L’industria in questione, di cui fanno parte anche
numerosi raschiatoi con evidenti tracce di ritocco, è
stata presa in esame da un punto di vista funzionale;
alcuni di questi reperti sono stati riprodotti,
immanicati in aste di freccia e scagliati, in diverse
sessioni, su carcasse di selvaggina per comparare le
fratture risultanti. In questo modo è stato possibile
attribuire all’impatto la maggior parte delle tracce
presenti. Ciò suggerisce un’ipotetica interpretazione
del sito, identificabile come accampamento temporaneo di
cacciatori in cui veniva operato il depezzamento
primario della selvaggina abbattuta con arco e frecce,
per agevolarne il trasporto verso il villaggio. La
morfologia del territorio, alcune considerazioni legate
alla dinamica venatoria e la sua ubicazione, in un’area
ancora oggi ricca di fauna ungulata autoctona,
potrebbero suffragare questa ipotesi.
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