Arcosophia n.8
 

Supplemento al n.8 di Arco aprile2007


In questo numero:

 

 

Le nostre radici

   di Vittorio Brizzi

 

 2  Il primo manuale tecnico pubblicato in Italia

di Elena Nencini

 

 5 Arcieri di bronzo

Vittorio Brizzi e Cinzia Loi

 

 

Editoriale
Le nostre radici
di Vittorio Brizzi


Continua il revival storico del ventennio con un interessante esame della “cultura arcieristica” italiana da parte di Elena Nencini. La sotterranea, fastidiosa e insinuante sensazione (soprattutto oggi, con l’evidente spinta verso la ricerca di modelli di riferimento storici) che l’Italia abbia poco a che vedere con una propria radice arcieristica è rappresentata in modo lucido grazie a questa analisi, che tratta di una pubblicazione sicuramente importante, se non unica, per l’Italia degli anni ’30. Essa è collocata in un panorama mitteleuropeo (per non parlare del nuovo continente) e da cui, ahimé, si denota l’enorme e lacunosa italica sostanza. Eh sì... Inghilterra, Francia, Belgio, America, lì sì che erano sempre esistiti ed esistevano “modelli di riferimento” per la pratica del tiro, in quegli anni! E come ne andavano fieri! Da un punto di vista storiografico la ricerca della Nencini è importantissima. Grazie alle pagine commentate ci si può dare una ragione del perché nella nostra patria l’arcieria sia nata così tardi, fosse riservata soprattutto al sesso debole e di come essa abbia risentito degli influssi anglofoni che ancora patiamo. E nello stesso tempo, rivivere questo specchio di storia recente, magari dalle parole e dai ricordi del padre indiscusso dell’arcieria di campagna, Giusi Pesenti, possa rappresentare una formidabile fonte ispiratrice per indicarci dove indirizzare le nostre frecce del futuro… ma questa è un’altra storia. Per finire, l’articolo mio sui bronzetti sardi: anche qui, i miei ricordi di quel manifesto della Society of Archers Antiquaries con un bronzetto proveniente dalla Sardegna (lo vedrete analizzato nell’articolo) appeso da anni sul muro del mio studio mi fanno sorridere. Il fatto che la blasonata Society inglese proponesse, a mò di simbolo della storia dell’arco, una nostra testimonianza, e che qui nell’Italia arcieristica nessuno ci facesse caso, mi pareva una stridente provocazione. L’articolo propone una vista analitica a questa particolare ed unica testimonianza d’arte protostorica, riguardante le nostre radici arcieristiche mediterranee, che (generate da influssi alloctoni) hanno permesso lo sviluppo isolano di una cultura estremamente specializzata, assolutamente da recuperare.

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