Arcosophia n.7
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La via pubblica e privata nell’India antica (Prima parte) di Vittorio Brizzi
Grazie ad un graditissimo invio di Ircano Romano, pubblichiamo in due parti l’estratto da un’opera di Jeannine Auboyer, studiosa di antichità orientali di fama internazionale. La vie publique et privée dans l’Inde ancienne (IIe siècle av. J.-C. - VIIIe siècle environ) è un testo dal fascino indubbio, tratto da una serie di saggi riguardanti la vita, gli usi e i costumi dell’India, a cui diversi autori, oltre alla Auboyer, hanno contribuito. Il sesto di questi volumi è specifico all’uso dell’arco e compendia una serie di immagini molto interessanti tratte da iconografie, rilievi e sculture dal II secolo a.C. al VIII secolo d.C. In questo scritto, affascinante ed intrigante, redatto con uno stile impeccabile, si parla di posizioni o posture arcieristiche e delle relazioni che l’arcieria ha con il mondo dei miti e degli eroi dell’antica India. Il modo con cui queste posizioni sono descritte, con una cadenza analitica degna quasi del Kamasutra, non comprende assolutamente alcuna giustificazione in sé, da un punto di vista funzionale. Né si parla di archi o frecce (nulla di tecnicamente vicino a noi quindi) e, secondo noi, proprio per questo ricco di fascino. Un’opera da osservare e ascoltare, da sfogliare con curiosità e intrigo. L’Auboyer è una celebrità indiscussa nell’ambito della cultura occidentale sul mondo della vita indiana del secolo scorso. Ha pubblicato diversi saggi1. Dopo aver studiato alla Scuola del Louvre e alla blasonatissima Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, nel 1931 ottenne un incarico al Museo Indocinese del Trocadéro, poi dal 1936 al 1942 fu “chargée de mission” al Museo orientale Guimet di Parigi, e successivamente divenne attachée al Museo Cernuschi di arte orientale; infine fu definitivamente nominata direttrice del Museo Guimet, ed esercitò in questa importante istituzione dal 1965 al 1980. Morì a Parigi nel 1990. Il documento in oggetto è parte di una bibliografia reperibile oggi nelle librerie antiquarie specializzate. Questo fascicolo (VI) è su Les jeux et les jouets, che suona come Giochi e giocattoli (pensiamo sinonimi di “passatempo”). L’autrice, nella prefazione, parla del fascicolo V (armes et outils)2, inerente alla componente materiale del tiro con l’arco, oggi molto raro e su cui non abbiamo ancora messo le mani. Il fascicolo I parla di architettura “L’architecture civile et religieuse”3, pubblicato nel 1969, il volume IX sui gioielli4 e un altro, ad opera di Isabelle Gobert5, che tratta dell’arte mobiliare. Questo articolo si limiterà alla descrizione sintetica delle forme rappresentate, cercando di dare il più possibile risalto alla loro rappresentazione iconografica. Nel prossimo numero cercheremo di commentarle, attingendo alle fonti che la Auboyer ha riportato nel corso del suo trattato. Ultima premessa, ci scusiamo con i lettori per le possibili inesattezze della grafia indiana, un po’ per la nostra somma ignoranza, un po’ per l’oggettiva difficoltà di rappresentare graficamente l’universo della grafia originale.
L’arcieria e la sua funzione regale
“Riservando lo studio dell’arco per il fascicolo V (armes et outils) qui vogliamo considerare il suo utilizzo sotto l’aspetto sportivo. L’arco nella storia antica dell’india non ha mai avuto a che fare con il “gioco”, ha sempre caratterizzato gli dei, gli eroi e i re6”. L’arco e la freccia sono sempre stati ravvicinati ai fenomeni terrificanti della natura simboleggiando la verve epica, la vittoria suprema e le imprese ineguagliabili. La scienza dell’arcieria (Dhanurveda; pali: Dhanuweya) è inevitabilmente associata all’eroismo e accompagna le imprese degli arcieri leggendari o divini. In definitiva, è lo sport più onorabile di tutti7, lo sport aristocratico per eccellenza, portare l’arco è in verità la forza del nobile8; di conseguenza il tiro con l’arco è sovente menzionato e frequentemente riprodotto. …“Innanzitutto l’allievo arciere deve apprendere e mantenere le differenti posizioni che gli permetteranno più tardi di colpire i bersagli più difficili, dovrà conoscere le differenti categorie di archi e di frecce, valutare le distanze e curare l’arco e la corda… ecc. Egli si dovrà esercitare a posizionare fermamente i sui piedi al suolo, mantenere la forza sui ginocchi e tenere il suo corpo immobile; dovrà impugnare l’arco senza lasciare alcun intervallo tra le sue dita… ”.9 Le posizioni del corpo sono numerose. Lagni-purana (CCXLX, 10-18 ed.M.N Dutt, pag. 895) ne numera 10 riportate anche da altri testi iconografici: 1) Samapada. Il corpo è mantenuto dritto come le caviglie, i polpacci e le cosce serrati. I palmi delle mani e i pollici si toccano. Questa posa è illustrata da un medaglione di Bharhut, rappresentante il Rura-jataka. 2) Vaiçàkha. Corpo in punta di piedi, le cosce si toccano i piedi distanti 3 vitasti (12 angula= circa 9 pollici inglesi, 23 cm. approssimati) Questa posa raffigurata da Bahrhut, rappresenta asadrç-jataka. 3) Mandala. Le cosce attorcigliate come le ali di un cigno, i piedi distanti come 5 vitasti. Questa è probabilmente raffigurata nel bassorilievo proveniente da Amaravatl10 raffiguranti il re Udena (a meno che non si tratti della posizione sthanam n.6). 4) Âlidha. La gamba destra flessa, la sinistra mantenuta obliquamente, le ginocchia distanti 4 vitasti. Questa è la posa più frequente, è rappresentata a Pattadakal (tempio di Virupaksa) ed è perfettamente osservata a Giava e la si può trovare in particolare sui rilievi di Barabudur illustranti la storia di Maitra Kaniaka11 (Âvadana-Çataka 36). 5) Pralyalidha. La gamba sinistra flessa, la destra mantenuta obliqua. Frequente quanto la precedente, la incontriamo in particolare nei rilievi di Pattadakal citato prima e a Kailasa d’Ellora, ecc. Questa è la posa in cui gli artisti indogiavanesi di Barabudur illustrano il Bodhisattva, Siddharta, che partecipa vittoriosamente al tiro con l’arco di Svayamvara con la principessa Gopa12. 6) Sthanam. Gambe divaricate e flesse, i ginocchi distanti 5 angula e l’insieme della posizione non deve eccedere 12 angula in larghezza. Potrebbe essere la posizione che mostra il re Udena a Amaravati, come abbiamo indicato sopra. 7) Niçcala. Talloni ravvicinati, gamba sinistra rigida e la destra mantenuta leggermente flessa. Si vede chiaramente in un bassorilievo del tempio di Papanatha Pattadakal. 8) Vikata. La gamba destra verticale rigida come una canna, la sinistra tesa leggermente obliqua con uno spazio di due piedi tra gli appoggi il tallone sinistro sollevato. L’arciere della caverna di Rani - Gumpha a Udayagiri è senz’altro rappresentato in questa posizione. 9) Samputa (sdraiato). Le gambe verso l’alto, le ginocchia flesse e incrociate13. Nonostante non si abbia ancora incontrato questa posizione nell’iconografia, possiamo pensare che l’abile arciere dell’Asadrça-jataka14 l’avrebbe potuta utilizzare quando si fosse steso nella carrozza reale. 10) Svastica. Posizione dritta, le gambe completamente tese e rigide, i piedi distanti 16 angula, le punte girate dietro. In ragione di una simmetria rigorosa, questa posa non è stata sovente rappresentata nell’iconografia o noi non abbiamo ancora avuto modo di incontrarla e rappresentarla. L’iconografia non rivela mai vantaggi e svantaggi delle varie posture. Non una descrizione di carattere tecnico, ma una dichiarata ricerca sulla simbologia del sacro in cui arco, eroe e dio sono elementi contigui. Si possono avvertire delle allegorie che simboleggiano la forza insita nella regalità, ad es. la tensione di un arco da seduti sul trono15, oppure tendere con le gambe incrociate. Assistiamo anche a delle raffigurazioni di “preliminari”: Nagarjunikonda, un uomo dall’aspetto regale che dal trono accarezza il suo arco. Probabilmente questa raffigurazione riguarda il Bodhisattwa Siddhartha che esamina l’arco che utilizzerà al matrimonio di Gopa-Yaçodhara. Generalmente gli arcieri raffigurati incoccano la freccia con la mano destra e impugnano l’arco con la mano sinistra. Pare che l’inverso sia comunque accettato, anche se è più raramente raffigurato.
note 1 Tra gli innumerevoli saggi, ricordiamo: Histoire générale des civilisations (1952); L’Orient et la Grèce antique, (1954); Arts Et Styles De L’inde (1951); Introduction à l’étude de l’art de l’inde (1965), La Vie Quotidienne dans l’Inde Ancienne; Les arts de l’Asie orientale et de l’extrême-orient (1964). 2 AUBOYER, Jeannine. La vie publique et privée dans l’Inde ancienne (IIe siècle av. J.-C. - VIIIe siècle environ). Fascicule VI - Les jeux et les jouets. P., PUF, 1955, in-4, 55 pp.-15 pl. br. et en ff. (d2,2). Publication du Musée Guimet. Recherches et documents d’art et d’Archéologie, tome VI. 3 AUBOYER (Jeannine) et Jean-François ENAULT . La vie publique et privée dans l’Inde ancienne (IIe siècle av. J.-C. - VIIIe siècle environ). Fascicule I (Première partie) - L’architecture civile et religieuse. P., PUF, 1969, in-4, 65 pp.-44 pl., br. et en ff. (d2,2). 4 AUBOYER, Jeannine. La vie publique et privée dans l’Inde ancienne (IIe siècle av. J.-C. - VIIIe siècle environ). Fascicule IX-Les Bijoux’ Publication du Musée Guimet. Recherches et documents d’art et d’Archéologie, tome IX. 5 GOBERT, ISABELLE. Le mobilier. La vie publique et privée dans l’Inde ancienne. IIe siècle avant J.C. - VIIIe siècle environ. Paris, 1976. 146 pp. 80 plts. Cloth. (Publ. du Musée Guimet, Arch. VI). 6 Ciò avviene ugualmente per la Cina antica, ove il tiro con l’arco è riservato ai nobili e ai puri. (Granet, la civilisation chinoise , pp. 333, 339 e segg. ). 7 Agni-puràna, CCXLIX, 6-7, ed.M.N Dutt, II, p. 894. 8 Kal. Br.,V, III,5,30. 9 Milindapanha, VII,7,15. 10 Cfr. Raymonde Linossier, Une Légende d’Udena à Amaravatl. R.R.A. VI, 2, pl.XXXII. 11 Krom, Barabudur, série 156, pl.LX, n.119 (droite). 12 Krom, Barabudur, pl.XXXV, 49. 13 Secondo Monier Williams, la parola Samputa identificherebbe una forma di vaso emisferico e potrebbe rappresentare questa posizione per associazione di idee. 14 Trad. Cowell, t.II, n.181, pp.60 e segg. 15 Salila Vistara, trad. Foucaux, I, p.140.
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