Arcosophia n.6
 

Supplemento al n.6 di Arco - Novembre/Dicembre 2006


 

1. Editoriale

Sulla romanità, di Vittorio Brizzi

 

 2. Le paladine del regime  di Elena Nencini

 

 3. Riflessioni  sull’efficacia della “nuvola di frecce”

di Vittorio Brizzi, Antonio Checchetto

 

4. Evoluzione dello scudo romano             di Filippo Crimi


 

Evoluzione dello scudo romano

di Filippo Crimi1

 

Per gli appassionati di storia militare dell’antichità la Legione Romana e il suo equipaggiamento ha sempre avuto una forte attrattiva. Le “corrotte” ricostruzioni nei film “peplum” degli anni ’60 del secolo scorso, cioè la rivisitazione della storia risultata in chiave più o meno fantasiosa, sulla base di avvenimenti storici realmente accaduti, hanno evidenziato l’estrema superficialità ricostruttiva dell’equipaggiamento militare legionario. Nello scenario bellico, una compagine organizzata e protetta da scudi, contro la quale arcieri altrettanto organizzati scagliano incessantemente frecce (e a breve distanza lance) ha sempre fatto da elemento spettacolare, a volte cardine, dell’esito della particolare battaglia da rappresentare. Inevitabilmente (agli scudi, e alla maestria nel gestire le file da essi protette) veniva riservata sommaria attenzione assurgendone la capacità (o la non capacità) di proteggere il guerriero come elemento chiave per una tattica di battaglia vincente. Da questo sono sorte numerose leggende metropolitane. Finalmente oggi, il lavoro paziente di ricerca, l’analisi attenta e critica dei reperti archeologici e la sperimentazione di gruppi di appassionati in tutta Europa, hanno permesso con una soddisfacente anche se pur sempre parziale filologicità, la ricostruzione integrale della panoplia (equipaggiamento militare) di un legionario.   In essa lo scudo o meglio lo scutum rettangolare, rappresenta per la sua presenza fisica, l’arma difensiva/offensiva tipica del legionario romano, almeno fino al III sec. d.c. Per quanto riguarda la sua evoluzione “geometrica” nella forma, la sua composizione materiale e strutturale, il suo utilizzo, non si hanno riscontri definitivi, se non limitatamente ai testi scritti di Polibio (II sec. A. c.) il quale non accenna alla forma geometrica dandola forse per scontata, ma anche alle sculture, ai bassorilievi, alle pitture vascolari ed agli affreschi tombali. E’ quindi l’arte e non già “testi militari definitivi”, a sorreggere iconograficamente la ricerca ed aiutare a formulare ipotesi e/o comprendere lo sviluppo evolutivo dello scutum, in un quadro ricostruttivo plausibile e verosimile.

 

Figura 1: Da sinistra: gemme con scudi ancili decorati (III sec. a.c.) e (a destra) moneta con scudo ancilio decorato durante la cerimonia dei Salii (I sec. a.c.).

 

 

Dobbiamo sempre considerare con una critica obbiettiva, non solo i reperti archeologici comunque uniche prove certe, ma soprattutto le rappresentazioni funebri e celebrative rappresentate da steli funerarie, bassorilievi, altorilievi sui sarcofagi, archi trionfali, ecc…, come espressione e mentalità di quel “mondo romano”, dove rappresentano “verità parziali dettate da distorsioni umane” sull’argomento, o perché alcuni particolari sono dati per scontato, o per la mancanza di abilità e/o per la comodità artistica figurativa, oppure per esaltare enfatizzandolo, il potere imperiale, ecc… Infatti l’autore della Colonna Traiana usa l’espediente di dipingere alcuni particolari a noi non pervenuti, per ovviare alla difficoltà oppure per una comodità tecnica di rappresentarli; si nota inoltre come ad esempio gli elmi, gli scudi, il bagaglio da viaggio (sarcine) siano rappresentati in maniera sproporzionata cioè sono più piccoli rispetto ai reperti realmente ritrovati; la prospettiva delle fortificazioni per i motivi sopra accennati non può ovviamente essere rispettata.

 

 

Figura 2 (sin): Legionario del III sec a.C. Figura 3 (dex): Dall’ara di Domizio Enobarbo (II sec. a.C.).

Il discorso è valido anche per opere scritte, dove lo storico contemporaneo non sempre ci chiarisce con la sua testimonianza scritta la realtà dei particolari, ad esempio Polibio dandolo forse per scontato, non dice se lo scutum è quadrangolare oppure ovoidale, possiamo dedurre dalle misure che è oblungo. Ed altri esempi si possono citare come quello del pesante scudo di allenamento in vimini descritto ancora da Vegezio (IV-V sec d.c.), il quale materiale vegetale leggero, doveva per forza essere appesantito non sappiamo con cosa. In definitiva c’è il rischio concreto che in queste prove artistico-letterarie, i particolari dati appunto per scontate all’epoca, siano oggi per noi incomprensibili. Questo non significa non tenere in considerazione queste preziose testimonianze, ma alla luce dei milioni di legionari e ausiliari succedutisi per circa un millennio, i pochi reparti in proporzione al numero dei militi e gli scritti letterari non possono essere sempre valutati come assoluti. Vanno considerati come base di partenza, un ausilio a comprendere i fatti di oltre mille anni di storia romana. Solo uno studio attento e critico, accompagnato dove è possibile da una lucida e se possibile scientifica sperimentazione, può rendere meno opinabili interpretandole in chiave moderna, tutte le ipotesi che erroneamente studiosi e/o rievocatori, rivelerebbero come verità assolute e dogmatiche. Prendere coscienza che non sarà mai possibile ricostruire, se non parzialmente, le atmosfere di quel lontano passato, permetterà a studiosi ed appassionati, di rievocare con serenità la storia di quello che fu il più formidabile esercito dell’antichità, costituito dalle Legioni Romane.

 

Figura 4: Particolare della situla della Certosa (VI-V sec.).

 

Genealogia dello scutum legionario

Lo scutum legionario, come sopra premesso, offre allo studioso e all’appassionato una quantità di stimoli e di riflessioni riguardanti le sue origini, la composizione materiale e decorativa, l’uso offensivo/difensivo ed ovviamente la sua evoluzione nella forma “geometrica” tradizionale, cioè quella quadrangolare-rettangolare. Dobbiamo, innanzitutto, tenere presente che queste varianti caratteristiche sono presenti presso le popolazioni della penisola italica, le quali a vario titolo, attraverso l’incontro-scontro con la civiltà romana, hanno permesso quella sintesi finale rappresentata dallo scutum legionario rettangolare. Il primo scudo dell’esercito romano, quello del periodo monarchico della dinastia etrusca (VI sec. a.c.), presumibilmente all’epoca del Re Servio Tullio, era in bronzo, di forma circolare convessa, con doppia presa per l’avambraccio e la mano. É il classico oplon greco, chiamato clipeus dai romani2. Evidenzia la diretta derivazione dagli eserciti greci delle Città-Stato della Magna Grecia, presenti nel sud della penisola italiana, il cui ordinamento militare in falange oplitica e la panoplia militare usata, fu mutuato dalle Città-Stato etrusche. Nell’esercito romano di epoca monarchica, era presente anche la fanteria pesante armata con scutum di legno probabilmente oblungo, anche se non è chiaro dalle fonti storiche, la sua forma geometrica. La caduta della Monarchia, l’avvento della Repubblica e la progressiva espansione territoriale di Roma, hanno avuto come diretta conseguenza, l’evoluzione dell’ordinamento militare dell’esercito romano.

 

Figura 5: Forma circolare e quadrata nelle statuette etrusche.

 

 

Figura 6a (sin): Lastra tombale lucana (IV sec. a.C.). Figura 6b dex): Guerriero sannita (IV sec. a.C.).

 

La Falange oplitica sino ad allora adottata, fu messa in crisi nel IV sec.a.c. dalla mobilità verificata negli scontri con le popolazioni celtiche ed italiche, i Sanniti in particolare, nonché dall’orografia del terreno di scontro, generalmente montuoso, e venne quindi definitivamente sostituita dall’ordinamento manipolare. Questa svolta epocale coinvolse direttamente l’evoluzione della panoplia legionaria e quindi venne utilizzato lo scutum oblungo, mentre lo scudo circolare però piatto e in legno, sarà la dotazione difensiva dei velites, le truppe leggiere dell’esercito repubblicano dal IV sec. a.c. e probabilmente degli equites, la cavalleria. Lo scutum dalle descrizioni di Polibio, lo storico di origine greca del II sec. a.c., è costituito da doppio strato di legno unito da colla di bue, ricoperto esternamente da lino e pelle, fornito al centro, di un “umbone” bombato (convesso) in ferro3. Lo scudo dello spessore di circa 1-1,5 cm., rinforzato superiormente ed inferiormente da lamine in ferro, per proteggerlo dai colpi di taglio, era convesso, alto 4 piedi e largo 2,5 piedi romani (1 piede romano = 29,6 cm.) misure 120 x 75 cm. Circa4.

Qui Polibio non fornisce con certezza la forma geometrica dello scudo, per lui forse scontata. Le fonti iconografiche possono aiutarci nel formulare ipotesi plausibili, pur nell’incertezza che di ipotesi si tratta. É chiaro dalle dimensioni che Polibio ci fornisce, che la forma geometrica dello scutum fosse oblunga. Gli esempi italici di riferimento, sono anche questa volta forniti dall’arte figurativa. Tralasciando gli scudi “ancili” a forma pressappoco simile al “numero otto”, utilizzati in un rituale arcaico celebrato per molti secoli nel mondo romano5 (Fig. 1), le forme geometriche dello scutum di epoca repubblicana più rappresentate, sono quella ovale6 (Fig. 2) e quella oblunga ovoidale7 (Fig. 3). Sono generalmente rappresentati con una spina in legno di rinforzo centrale (forse di derivazione celtica), passante compreso l’umbone, nel senso dell’altezza dello scudo. Non si può tuttavia escludere scudi convessi “quadrangolari” precursori di quelli rettangolari, presenti da secoli tra i popoli italici, ed in particolare quelli trapezoidali o rettangolari di origine sannitica, ma caratteristico anche delle genti sabelliche, confermato concordemente dalla tradizione, in particolare da Plutarco8 (I sec. a.c.- I sec. d.c.) che lo riteneva introdotto a Roma dai Sabini, già dall’epoca di Romolo.

Anche Tito Livio9 (I sec. a.c.- I sec. d.c.) ci dà la descrizione di una particolare tipologia di scudo sannita.

 

Figura 7 (sin): Scudo di Dura Europos (III sec. a.C.).  

Figura 8 (dex): Scudo di El Fayum.

I greci lo paragonavano ad una porta chiamandolo thyreos. Si fa comunemente riferimento ai Sanniti per lo scutum, anche per una figura gladiatoria equipaggiata con scudi trapezoidali e rettangolari10. Scudi quadrangolari sono rappresentati anche nell’arte Etrusca. Gli esempi iconografici di riferimento risalgono al VI-V sec. a.c., con la famosa situla (vaso) bronzea rinvenuta presso la necropoli della Certosa11, (Fig. 4) con la raffigurazione di guerrieri Paleoveneti in marcia. Altri esempi figurativi etruschi sono rappresentati da terrecotte e pitture vascolari, mitologiche, votive e/o religiose, dove è chiara l’esistenza della forma quadrangolare dello scudo12 (Fig. 5). Nasce spontanea quindi l’incertezza se lo scutum rettangolare dell’esercito romano, derivi dagli scudi gladiatori, così come rappresentato nei bassorilievi del I sec. a.c., corrispondente alla tesi di alcuni studiosi, oppure se il materiale iconografico a noi pervenuto, in parte distrutto dagli eventi della storia e per questo molto “ridotto” nelle quantità, non sia sufficiente ad indicarne una esistenza invece secolare in dotazione alle legioni romane. Questo anche alla luce delle testimonianze artistiche figurative, sopra citate. Una delle ipotesi sulla scarsa documentazione iconografica a noi pervenuta potrebbe essere quella che un monumento celebrativo della vittoria militare di un Console di epoca repubblicana abbia avuto una attenzione figurativa dell’artista appena “sufficiente” allo scopo (non tutti i reparti militari vengono raffigurati). La celebrazione delle vittorie di un Imperatore, hanno invece imposto all’artista, la ricerca e la completezza dei particolari narrativi, utili ad enfatizzare l’impresa, le campagne militari e le vittorie, così come è testimoniato dall’Arco di Tito, dalla Colonna Traiana, dalla Colonna Antonina, dall’Arco di Galerio e da quello di Costantino il Grande, tanto per citare i più famosi monumenti celebrativi ancora oggi ammirabili. In ogni caso, tutte queste ipotesi e congetture non dovrebbero escludersi e solo il tempo e la fortuna di qualche ritrovamento archeologico retrodatato saranno in grado di dare risposte definitive. É certo, comunque, che lo scutum ovoidale-oblungo di epoca repubblicana, rettangolare di epoca imperiale, ha mantenuto nei secoli la caratteristica di garantire, grazie alle dimensione e alla sua forma convessa, la migliore protezione anatomica del legionario romano, così come ben rappresentato in un bassorilievo trovato a Magonza13. Lo conferma la concezione dimensionale, variata nelle misure di pochi centimetri, e quindi pressoché non modificata per almeno seicento anni. Le uniche varianti di rilievo sono l’adozione di spigoli vivi, da cui la forma rettangolare perfetta, in luogo di quelli arrotondati classici di epoca repubblicana e la scomparsa della spina in legno, come rinforzo centrale. Di conseguenza, mantenendo un ambone metallico centrale, è stato mantenuto e/o aumentato sistematicamente, il numero degli strati di legno (massimo tre). Questi tra loro incrociati, hanno subito il collaudo sul campo contro tutte le popolazioni del Mediterraneo e le loro armi tipicamente etniche: dalle popolazioni del medio oriente (Siriani, Armeni, Parti, Sassanidi, ecc…) specializzate nell’arcieria, a quelle italiche ed occidentali nord europee, dotate di pesanti armi da taglio, col tempo integrate da arcieri e frombolieri.

 

 

 

Quindi il successo dello scutum legionario è stato decretato dalla sua longevità. In esso tutti gli equilibri e compromessi sono stati parametrati e raggiunti con le esperienze belliche maturate nei tre continenti che hanno composto l’Impero Romano, in sinergia con l’addestramento e la disciplina del Legionario Romano. Il rapporto peso e struttura resistente, ha garantito una estrema versatilità nell’uso sia difensivo, con una resistenza abbastanza efficace al tiro di lance, frecce, proiettili da frombola, garantita anche nell’impiego della classica formazione a testudo, sia offensivo, utilizzando lo scudo di taglio contro il corpo del nemico, nei combattimenti ravvicinati corpo a corpo. Tecnica questa già in uso presso le popolazioni italiche, così come testimoniato da pitture vascolari e affreschi tombali14 (Fig. 6a e 6b). La forma quadrangolare o per meglio dire la forma rettangolare si associa iconograficamente ai legionari in lorica segmentata (corazza a strisce o segmenti in ferro), così ben raffigurati nella Colonna Traiana eretta in onore dell’Imperatore Traiano (inizio del II sec. d.c.) ma come si noterà nella successiva Colonna Antonina eretta in onore dell’Imperatore Marco Aurelio (fine del II sec. d.c.), i legionari in lorica segmentata sono dotati di scudi ovali. Tenuto conto che scudi rettangolari come quello rinvenuto (Fig. 7) a Dura Europos (Siria) sono datati fino alla seconda metà del III sec. d.c., ciò induce ad ulteriori riflessioni, comunque come sempre, tutte da verificare. Infatti, una serie di scudi rettangolari affiancati rispetto ad una serie di scudi ovali offrono una superficie razionale protettiva maggiore e pressoché priva di buchi, nel caso si adottasse una formazione a testudo, durante un attacco di frecce e/o giavellotti. Ma di rimbalzo, non si capisce allora il probabile definitivo abbandono verso la fine del III sec. d.c., dello scutum rettangolare, sostituito da allora fino alla fine dell’Impero, da scudi ovali e da ampi scudi circolari, così come iconograficamente documentato nei Mosaici di Piazza Armerina e rappresentati negli altorilievi dell’arco di Galerio a Salonicco.

Una plausibile spiegazione potrebbe essere nel sempre maggiore reclutamento di legionari di origine Germanica e/o Danubiana.

Sembra che queste forme geometriche di scudo rotondo ed ovale fosse particolarmente usato in quegli ambiti regionali, dell’Impero, insieme ad altre forme che non fossero rettangolari (esagonali).

In conclusione si può dedurre che le origini dello scutum rettangolare, sia da ascrivere alle popolazioni della penisola italica.

Nel Mediterraneo più a contatto con il mondo italico, gli esempi geometrici più ricorrenti sono quelli circolari di chiara influenza Greca ed Ellenistico-Macedone.

Un caso particolare, è rappresentato dagli scudi a mezzaluna detti a pelta, da cui deriva il nome dei guerrieri Traci detti appunto “peltasti”.

Erano presenti comunque in epoca imperiale, anche scudi esagonali15 forse di origine germanica, utilizzati sembra anche dalla cavalleria ausiliaria romana fin dal I sec. a.c. A tutt’oggi non abbiamo quindi l’assoluta certezza se gli scutum rettangolari legionari derivino direttamente da quelli gladiatori, come sostengono alcuni, oppure già presenti, ma non sufficientemente documentati nei monumenti celebrativi, come sostengono altri. Quest’ultima ipotesi sembra la più accreditata, alla luce soprattutto della loro esistenza provata iconograficamente, nel mondo delle popolazioni italiche, ed in particolare in quelle Etrusche e Sannitiche.

 

Figura 9: Un altro Scudo di Dura Europos (III sec. a.C.).

 

In ogni caso queste disquisizioni accademiche, per quanto storicamente importanti, dovrebbero sicuramente lasciare il passo a quella materia più concreta e scientifica che è la ricerca della risposta balistica di uno scutum legionario romano al tiro di freccia e lancia. I dati descrittivi pervenutici dai pochi ritrovamenti archeologici16 (Fig. 8 e Fig. 9) e le descrizioni di Polibio, possono in ogni caso favorire una attività di ricerca e sperimentazione sicuramente molto interessante, sia per il rievocatore storico, sia per il ricercatore scientifico. Allo stato è questa l’unica attività che possa dare delle certezze assolute, di questo magnifico strumento dell’ingegno militare che è lo scutum Legionario Romano. Un’ultima considerazione sulle decorazioni degli scudi: è certa la presenza di decorazioni sugli oplon greci con emblemi e/o sigle rappresentanti le città-stato, oppure simboli mitologici, e sulla gran parte degli scudi delle popolazioni italiche e celtiche. Anche sugli scudi dell’esercito romano repubblicano, erano quindi presenti decorazioni, così come evidenziato nelle note a margine. In comune in questa epoca pre-imperiale, il fatto che le decorazioni erano tra loro diversificate, a secondo del gusto arbitrario o al valore simbolico, di ciascun guerriero o legionario che fosse. Ma probabilmente con l’avvento delle guerre civili che insanguinarono dal I sec. a.c. il mondo romano, si rese necessario uniformare le decorazioni degli scudi, per meglio distinguere in battaglia, le legioni schierate con le varie fazioni.   

 

Bibliografia

- BUR-BIANCHI BANDINEL-LI/GIULIANO: Etruschi e Italici prima del dominio di Roma.

- OSPREY MILITARY: Early Roman Armies.

- OSPREY PUBLISHING: Roman Legionary 58 b.c. - a.d. 69.

- OSPREY MILITARY: Republican Roman Army 200-104 b.c..

- OSPREY PUBLISHING: Imperial Roman Legionary a.d.

161-284.

- OSPREY PUBLISHING -ED. ITALIANA DEL PRADO n° 75: L’Esercito Romano da Cesare a Traiano, L’Esercito Romano da Adriano a Costantino.

 

 

Note

1 I Legio Italica, Paleoworking insubrica.

2 Nell’arte romana si definisce “Imago Clipeata”, il ritratto o il busto di una persona, all’interno di una cornice tonda.

3 Polibio, libro VI - cap.23 - paragrafi 2,3,4,5.

4 Scutum utilizzato come prototipo nella sperimentazione trattata nell’articolo di Brizzi V., Checchetto A. in questo numero di Arcosophia.

5 OSPREY MILITARY. Early Roman Armies - pag. 8-9: gemme con scudi ancili decorati (III sec. a.c.). pag. 11: Monete con scudi ancili decorati durante la cerimonia dei Salii (I sec. a.c.).

6 OSPREY MILITARY. Republican Roman Army 200-104 b.c. - pag. 17: statua bronzea di legionario con scudo ovale (III sec. a.c.); pag. 4: scultura in altorilievo dall’Ara di Domizio Enobarbo con ufficiale romano dotato di scudo ovale; pag. 5: scultura in altorilievo dalla Basilica Emilia con legionario, forse un centurione, con scudo ovale decorato (II-I sec. a.c.); pag. 33: bassorilievo da Tarragona (Spagna) con scudo ovale decorato (III sec. a.c.); pag. 41: terracotta di un sarcofago con bassorilievo rappresentante uno scudo ovale ed uno oblungo quasi rettangolare decorati (I sec. a.c.). OSPREY MILITARY. Early Roman Armies - pag. 42: pittura vascolare con cavaliera celta dotato di scudo ovale decorato (IV sec. a.c.).

7 OSPREY MILITARY. Republican Roman Army 200-104 b.c. - pag. 3: scultura in altorilievo dall’Ara di Domizio Enobarbo con legionari romani dotati di scudi oblunghi (II sec. a.c.); pag. 14: bassorilievo con fanti romani di marina dotati di scudi oblunghi (II sec. a.c.); pag. 9: altorilievo del monumento di Emilio Paolo con legionari romani dotati di scudo oblungo (II sec. a.c.).

8 OSPREY MILITARY. Early Roman Armies - pag. 38: bassorilievo con gladiatori dotati di scudi trapezoidali.

9 Plutarco, Vite, Rom. 21.1.

10 Tito Livio, libro IX - cap. 40 paragrafo 2 (I sec. a.c.); BUR-BIANCHI BANDINELLI/GIULIANO. Etruschi e italici prima del dominio di Roma - pag. 338 fig. 393: Amiternum (L’Aquila): Monumento funerario con gladiatori con scudi rettangolari  (I sec. a.c.).

11 BUR-BIANCHI BANDINELLI/GIULIANO: Etruschi e Italici prima del dominio di Roma - pag. 212 fig. 247: Situla (vaso) bronzeo con scena di vita quotidiana, religiosa e militare dei Paleoveneti con teoria di guerrieri dotati di scudi ovali e quadrangolari. (VI-V sec. a.c.).

12 OSPREY MILITARY. Early Roman Armies - pag. 13: Statue in terracotta da Veio di guerrrieri con scudo rotondo e rettangolare (V sec. a.c.); pag. 37: Statue in terracotta con la rappresentazione della Dea Minerva dotata di scudo trapezoidale (IV sec. a.c.) forse di arte etrusco-sannitica; BUR-BIANCHI BANDINELLI/GIULIANO. Etruschi e italici prima del dominio di Roma - pag. 275 fig. 314:Volterra: Cratere con pittura vascolare rappresentante un “pigmeo” dotato di uno scudo rettangolare in caccia presumibilmente di una gru (IV sec. a.c.).

13 OSPREY PUBLISHING. Roman Legionary 58 b.c. - a.d. 69 - pag. 31: Magonza Bassorilievo con legionario in posizione di guardia con lo scudo rettangolare (I sec. d.c.).

14 BUR-BIANCHI BANDINELLI/GIULIANO. Etruschi e italici prima del dominio di Roma - pag. 235 e 238 fig. 268 e 273: arte Lucana- dipinti di lastra tombale con gladiatori in ludi funebri con attacco con scudo rotondo (IV sec. a.c.); CAPUA: vaso del Pittore delle Libagioni con guerriero Sannita che attacca con scudo ovale (IV sec. a.c.).

15 OSPREY MILITARY. Republican Roman Army 200-104 b.c. - pag. 43: metopa con triglifi di un monumento onorario, con rappresentazione di scudi esagonali e rotondi decorati (I sec. a.c.).

16 OSPREY MILITARY. Republican Roman Army 200-104 b.c. - pag. 6: Fayum Kasr el Harit, scudo in tre strati di legno oblungo e convesso, con spina di rinforzo di legno con umbone, misure 132 x 63 cm. spessore 12-13 mm. (I sec. a.c - I sec. d.c.).

OSPREY PUBLISHING. Imperial Roman Legionary a.d. 161-284 pag. 41-51: Dura Europos, scudo in tre strati di legno rettangolare e convesso, misure 104 x 83 cm., spessore 7 mm. (255 d.c.).

OSPREY PUBLISHING. Imperial Roman Legionary a.d. 161-284 pag. 31-48: Dura Europos: Scudo in tre strati di legno ovale e piatto, misure 94 x 64 cm., spessore 7 mm. circa (255 d.c.);

OSPREY PUBLISHING -ED. ITALIANA DEL PRADO n° 75. L’Esercito romano da Cesare a Traiano, l’esercito romano da Adriano a Costantino pag. 14: Docaster, Scudo di Ausiliario in tre strati di legno “rettangolare” e piatto (I sec. d.c).

 

 

 

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