Arcosophia n.6
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Editoriale
Sulla romanità Questo numero sembra proprio ruotare intorno al tema della romanità. Romanità antica, e romanità recente (vi assicuro, è una evidenza assolutamente casuale). Presenta infatti un interessante articolo di Elena Nencini, su una particolarissima sua ricerca nel passato prossimo, paradossalmente più lontano di alcuni “passati” che abitualmente questa pubblicazione tratta, e due articoli specifici sull’antichità. Con l’articolo della Nencini siamo nel periodo fascista, negli anni Trenta. Un periodo storico ben lungi dall’essere compreso e storicamente rappresentato in modo laico, per l’ovvio e doloroso ricordo, e per una cortina di ferro stesa nei trent’anni successivi che ancora oggi è ben lontana dall’essere sollevata. L’articolo esamina con lucidità una curiosa realtà, molto vicina ai lettori di Arcosophia, che vede le Donne, le Giovini italiane, impugnare l’arco e superare gli uomini nel contendere il primato di antesignane di questo sport, in Italia. Ebbene sì, mentre i Balilla impugnavano il moschetto, le ragazze tendevano il long bow, perfettamente ricostruito nella neo-tradizione tardo ottocentesca nordeuropea, con tanto di puntali in corno e brava sezione a D. La prima volta (fino a prova contraria) in cui archi e frecce diventano mezzi di comunicazione, oltre che integrati nell’”educazione di corpo e di mente” che il regime istituì per la gioventù. Personalmente sono rimasto sbalordito, sia del fatto in sé (e che costituisce una molla per volerne approfondire i particolari più tecnici) sia per il suo significato sociologico. Il paradigma della donna del ventennio, a noi è giunto di ben altro colore: madre, supporto essenziale e silente nella famiglia, curatrice del focolare, educatrice. E quindi guardatevi le immagini, e vediamo se questo senso di sbalordimento colpirà anche voi. Un argomento che la Nencini ha promesso di approfondire, e che Arcosophia continuerà a seguire senz’altro. L’articolo di Filippo Crimi e il mio e di Checchetto rappresentano il primo tentativo di creare una cornice di riferimento al dilemma della presunta efficacia delle protezioni (armature e scudi) dei Legionari romani contro l’impatto delle frecce. Non solo un “test” di efficacia, ma il primo momento di un lavoro che comprende il tentativo d’analisi sui materiali in funzione di un presunto comportamento dei protagonisti dell’epoca. |
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