Arcosophia n.4
Supplemento al n.2 di Arco - Febbraio/Marzo 2006

 

1.Editoriale

di Vittorio Brizzi

 

2. Storia dell'arcieria
islamica: i trattati

di Giovanni Amatuccio

 

3. Storia e sviluppo dell'arcieria giapponese

di Stefano Benini

 

4. Realizzazione di una punta di freccia bifacciale peduncolata "di Remedello"
di V.Campagner, A.Scoccia, E.Rinaldini, V. Brizzi

  

  

 Realizzazione di una punta di freccia bifacciale peduncolata "di Remedello"

Veronica Campagner, Annamaria Scoccia, Eleonora Rinaldini[1]

Vittorio Brizzi[2]

 

 

 

 

Introduzione

La seguente relazione mira a ricostruire e documentare sperimentalmente le diverse fasi che caratterizzano la realizzazione di una punta bifacciale Remedelliana[3], secondo un processo filologicamente e storicamente coerente. Il materiale impiegato è una lama di selce bionda della Lessinia di medie dimensioni, gli utensili impiegati un percussore tenero in palco di cervo,  un ritoccatore in rame con punta biforcuta4, una lima in rame per ravvivare il ritoccatore, una piattaforma in materiale abrasivo5, infine un incudine in legno e cuoio per il ritocco a pressione.

 

Fasi di lavorazione

 

1.   Regolarizzazione dei margini

2.   Primo preform

3.   Secondo preform

4.   Ultimo preform

5.   Realizzazione del codolo

6.   Ritocco finale

 

 

Fig.1) Esemplificazione grafica del processo

(da Calegari G., Veronesi G., 1989, Op.cit.)

 

 

 

 

Fig.2) il ritoccatore usato per l’esperimento – a destra particolare della “biforcazione”

 

 

 

La lama di partenza

 

 

       

                                            Foto.1                                                 Foto.2

 

La lama di partenza: la prima osservazione da compiere è in merito alla sua planarità. Indipendentemente dalla sua lunghezza, è importante valutare da dove conviene partire per raggiungere con meno operazioni, la configurazione più piana e sottile possibile.

 

Questa osservazione rappresenta la fase più importante dell’intero lavoro; l’esperienza ed il grado di confidenza sulla materia sono i veri fattori chiave che possono determinare una scelta significativa e funzionale. Nella Foto. 2) è evidente la curvatura e la irregolarità del supporto (si è partiti volutamente da una lama non dritta, proprio per evidenziare le fasi di lavoro necessarie al recupero funzionale di un supporto imperfetto).

Al centro del dorso è evidente un grosso spessore. Al punto attuale dell’operazione,  ancora non si può decidere quale sarà l’estremità distale della futura cuspide, e non ha senso farlo quando ancora non si è partiti con l’operazione di assottigliamento progressivo.

 

 

1. Regolarizzazione dei margini

 

  

 

                                       Foto.3                                                     Foto.4

 

 L’operazione consiste nella identificazione sulla lama prescelta di un profilo e sua regolarizzazione mediante percussione diretta con percussore tenero (Foto.3).

Il risultato di questa operazione è vincolato dalla precisione delle percussioni e dal modo in cui si regge il supporto, che dev’essere il più “fermo” possibile. Può essere opportuno reggere la lama appoggiandosi alle ginocchia (non come in foto) per offrire la maggior solidità (Foto.5).

E’ necessario porre la massima attenzione quando si affrontano i cosiddetti “punti critici”, ovvero zone in cui è necessario che i colpi siano indirizzati con la massima precisione per evitare fratture della materia prima o stacchi di forma e dimensioni indesiderate, che possano compromettere l’esito finale . In questi casi, è consigliato operare posizionando un dito (Foto.4) sotto il punto che si intende eliminare, in modo da avere una maggiore sensibilità, così da indirizzare il colpo con la maggiore precisione e efficacia.

 

 

 

Foto.5

2. Primo preform

a.  Il bordo regolarizzato in precedenza acquista la funzione di piano di pressione per stacchi piatti seriali sulla superficie dorsale della scheggia, mediante ritoccatore in rame (Fig.2 e 3) su supporto in legno e cuoio (vv Foto.8 e 9).

 

 

  

 

                              Foto.6                                                   Foto.7

 

I margini vengono poi passati sullo strumento in pietra abrasiva (Foto.7) in modo da eliminare imperfezioni e asperità della superficie, mantenendo il verso seguito durante la percussione ( dall’alto verso il basso, la scheggia orientata allo stesso modo); l’abrasione dei margini deve essere eseguita sia in senso orizzontale che verticale.

 

 

 

                                   Foto.8                                                      Foto.9

 

Dopo il primo stacco, è necessario predisporre sul margine la piattaforma per quello successivo, mediante ritocco erto in corrispondenza della cresta creata dalla scheggia distaccata: in questo modo si ottiene una superficie più ampia su cui il ritoccatore in rame può più facilmente operare.

Dopo ogni ritocco piatto (Foto.10) , si gira il supporto nell’altro verso e si procede ad un ritocco erto (Foto.11) per creare questa piattaforma.

Gli stacchi piatti in serie servono a regolarizzare le due facce e rimuovere materiale dalla parte del dorso, e abbozzare la superficie del ventre creando una sezione il più possibile “lenticolare”.

 

 

 

                          Foto.10                                                             Foto. 11

 

b. Terminato il margine della parte prossimale si passa a quello dell’estremità distale. In base alla conformazione del supporto di partenza, è possibile trovarsi di fronte a delle situazioni analoghe a quella che si è presentata nel nostro caso, ovvero la formazione di fratture a gradino,  (Foto.12) dovute al fatto che l’angolo di incidenza del ritoccatore rispetto a quello del piano di pressione risulta molto basso, dal momento che lo spessore della scheggia in quel punto è molto ridotto, ed il ventre è piatto. Per il momento, comunque, la presenza di queste fratture non crea problemi, perché potranno essere rimosse in un secondo momento con un’asportazione successiva di materiale dalla superficie stessa.

 

 

Foto 12

 

c. Si procede in modo analogo anche lungo il margine opposto, ravvivando il piano di pressione tramite ritocco erto e procedendo poi con stacchi piatti seriali sulla faccia dorsale della scheggia. E importante abradere il margine per regolarizzare la superficie di pressione (Foto.7). Per il momento è preferibile evitare di operare nella parte più estrema del supporto, da cui si ricaverà poi la punta dello strumento o eventualmente il peduncolo,per evitare di indebolire troppo la zona aumentando il rischio di successive rotture.

 

 

 

 

 

                                 

                                     Foto.13                                              Foto.14

 

Fin da queste prime fasi è necessario tenere conto di un presupposto fondamentale: il mantenimento della massima lunghezza consentita dal supporto (Foto.13) . E’ importante evitare di eliminare parte della superficie che potrebbe invece risultare utile prima che sia ben chiaro l’andamento delle varie fasi di lavorazione nonché la conformazione del prodotto che si vuole ottenere all’interno del supporto.

 

Sulla faccia ventrale della scheggia è presente un gradino, che costituisce un “punto critico” per la sua grande fragilità, (Foto.14) che deve essere per questo rimosso e regolarizzato. Per fare ciò riducendo al minimo i “rischi” è necessario procedere per stacchi non più ortogonali al piano di pressione, bensì inclinati obliquamente. In questo modo, riducendo la pendenza dello stacco, è possibile rimuovere una maggiore quantità di materiale utilizzando minore energia.

 

 

Foto. 15

 

3. Secondo preform

A questo punto è possibile passare alla rimozione di materiale sulla faccia ventrale della scheggia, con un procedimento analogo a quello applicato in precedenza: verticalizzazione del margine tramite ritocco erto, regolarizzazione del piano di pressione per abrasione e rimozione del materiale di superficie mediante ritocco piatto seriale (Foto.17).

 

  

 

                                           Foto. 16                                              Foto.17

 

 

Procedendo in questo modo è possibile andare incontro a delle fratture nella parti più sottili del supporto, come è accaduto in questo caso: la scheggia si è fratturata in corrispondenza della zona più fragile vicino allo scalino. Ormai il supporto inizia ad  acquistare una fisionomia abbastanza precisa. Risulta infatti possibile progettare la realizzazione della punta in corrispondenza dell’estremità distale, che ora può essere sottoposta a ritocco piatto, e del codolo sull’estremità prossimale. I due margini della scheggia vengono così parificati e resi simmetrici e eventuali irregolarità o ingrossamenti presenti su entrambe le facce vanno ridotti mediante ritocco piatto obliquo. E’ opportuno ravvivare spesso l’estremità del ritoccatore in rame (Foto.19).

 

 

 

                              Foto. 18                                                                  Foto. 19

 

 

La rimozione progressiva di materiale, tramite ritocco piatto e invadente, ci permette di individuare definitivamente la geometria della lama da ultimare. La lama è quasi appiattita (Foto.20): con ancora pochi ritocchi (piatti) sarà possibile ottenere una forma regolare, sia in pianta che in sezione (Foto.21).

 

 

  

 

                               Foto.20                                                       Foto.21

 

4.Terzo ed Ultimo preform: la superficie della lama è nella sua configurazione finale (Foto.21). la punta è verso l’alto della Foto.21 e la zona del codolo è ricavabile al di sotto della zona di massima larghezza (approssimativamente ¼ della lunghezza totale della punta).

 

 

 

 

 

                            Foto.22                                                        Foto.23

 

5. Realizzazione del codolo

Il codolo viene ricavato nell’estremità p del supporto (Foto.22), tramite abbattimento del margine mediante ritocco erto, realizzato mantenendo la faccia ventrale della scheggia verso l’alto, e successiva rimozione di materiale dalla faccia ventrale mediante ritocco piatto. Lo stesso procedimento va applicato su entrambi i margini per circa un quarto della lunghezza totale del supporto. Anche sulla faccia dorsale è necessario eliminare il materiale in eccesso; in questo modo vengono asportate anche le fratture a scalino che si erano create in precedenza.

 

 

6. Ritocco finale

 

a. Si procede per ritocchi meno estesi, più precisi e mirati, soprattutto nella zona della punta, su entrambe le facce in funzione delle aree da rimuovere. Per avere maggiore controllo, il ritoccatore deve essere usato utilizzando solo parte della sua superficie ed esercitando una pressione decisa ma controllata. In questa fase, il rischio di rottura è molto elevato.

 

 

E’ importante, a questo punto, tenere conto delle tre fasi fondamentali, che permettono di governare la forma della punta nelle tre dimensioni:

 

v    Rendere sempre più complanare la scheggia;

v    Darle una forma mantenendo la massima lunghezza consentita dal supporto;

v    Arrivare ad una combinazione delle due operazioni mantenendo regolari sia il piano che il profilo.

v    Particolare attenzione va riposta nella ritoccatura finale del peduncolo, che deve essere estremamente curato in modo da adattarsi perfettamente allo scasso eseguito sull’asta, consentendo un’immanicatura efficace e resistente.

 

 

 

Foto.24

 

b. Le ultime operazioni mirano ad eliminare il materiale in eccesso nella parte centrale dello strumento. La piattaforma di pressione viene creata tramite ritocco erto, sulle spalle del peduncolo, a partire dalle quali vengono realizzati  degli stacchi piatti diagonali orientati verso il centro della punta (Foto.24), prima su una faccia poi sull’altra. Risulta fondamentale, in questa fase finale, procedere progressivamente lavorando sia all’estremità prossimale che su quella distale, in contemporanea.

Particolare cura va riposta nella ritoccatura finale del peduncolo, che deve essere estremamente curato in modo da adattarsi perfettamente allo scasso eseguito sull’asta della futura freccia, consentendo un’immanicatura efficace e resistente.

La durata dell’intera operazione è stata di circa 40 minuti.

 

 

 

Bibliografia

 

Bagolini B., Biagi P., 1985 – The First Neolithic Chipped Stone Assemblages of Northern Italy. In: Chipped Stone Industries of the Early Farming Cultures in Europe, Archaeologia Interregionales, Warsaw Cracow, p.423-448.

Brizzi V.,2006 - Un processo di Ingegneria Inversa sulla Cuspide di Tabina 1, Antrocom, I (2° Vol.)

Calegari G., Veronesi G., 1989 – Riproduzione Sperimentale di punte di freccia da Fimon (Vicenza), Atti della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, Vol.130, n.9, pagg.125-148.

Crabtree, D.E., 1972 – an introduction to Flintworking (Technology, Glossary). Occasional Papers of the Idaho State University Museum, Tebiwa, Pocatello, 28.

Crabtree, D.E., 1987 – Notes on experiments in Flintknapping, The Flintknapper’s Raw Material. Idaho State University Museum, Tebiwa, Pocatello, 10 (1):8-24.

Leonardi G., Arnaboldi S., 1998, Approccio analitico allo studio delle cuspidi di freccia liguri, ESEP

Maraviglia C., 1947 - I resti umani, le industrie litiche rinvenute in Val Marca (Fimon). Rivista di Scienze Preistoriche, Firenze, II (I)

 


[1] Diplomate del primo corso AFP in Archeologia Sperimentale, Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento dei Beni Naturali e Culturali - Paleoworking, 2006

[2] Docente del corso, Dipartimento delle risorse Naturali e Culturali, Università di Ferrara, Paleoworking

[3]  La punta bifacciale peduncolata Remedelliana, tipica della cultura cosiddetta “ di Remedello” è foliata, a spalle o ad alette, realizzata mediante ritocco coprente bifacciale e  seriale e dotata di un peduncolo ben lavorato, caratterizzata da spalle ben pronunciate, perpendicolari all’asse centrale della punta stessa.

4 Nel ritoccatore biforcuto la quantità di rame a contatto con la materia prima al momento della pressione risulta ridotta al minimo e questo  permette di controllare meglio lo stacco che si ottiene.

5Nell’esperimento per comodità non è stato utilizzato uno strumento di levigatura filologicamente coerente (cfr.arenaria), bensì una mola abrasiva moderna, in grado comunque di evidenziare effetti analoghi. Non si è ritenuto che questo potesse  intaccare la validità della sperimentazione.

  

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