Arcosophia n.4
 

Supplemento al n.2 di Arco - Febbraio/Marzo 2006


 

1.Editoriale

di Vittorio Brizzi

 

2. Storia dell'arcieria
islamica: i trattati

di Giovanni Amatuccio

 

3. Storia e sviluppo dell'arcieria giapponese

di Stefano Benini

 

4. Realizzazione di una punta di freccia bifacciale peduncolata "di Remedello"
di V.Campagner, A.Scoccia, E.Rinaldini, V. Brizzi

   Editoriale

  

   di Vittorio Brizzi

   vittorio.brizzi@unife.it

 

Arcosophia, con questo quarto numero, è al secondo anno. E con esso, ci giungono ben graditi e direttamente dall’Inghilterra gli apprezzamenti di Douglas Elmy, tramite una comunicazione diretta a Jill Victoria Brazier, responsabile per l’Italia della Society of Archers Antiquaries. Questo ci fa veramente molto piacere: Douglas è l’attuale Presidente di questa onoratissima società, e in molte occasioni ha dimostrato, in passato, di apprezzare il movimento di idee e opere italiano partecipando personalmente a numerosi meeting su e giù per l’Italia. Ricordo diverse occasioni di incontro, dal 1990 in poi, e sempre con piacere. La sua cultura e sensibilità, unita al suo “stile” hanno facilitato senza alcun dubbio la diffusione dell’interesse sulla storia dell’arco anche qui in Italia, grazie al movimento generato dai suoi seguaci “operativi” diretti, del calibro di Benini e Brazier. Ed è anche in suo onore, quindi, che pervicacemente insistiamo con le perle orientali di Giovanni Amatuccio e di Stefano anche su questo numero, ben consci come siamo dell’interesse specifico di Elmy sull’arcieria di quei paesi. L’articolo di Amatuccio approfondisce la sterminata bibliografia islamica sull’arco, a coronamento dei due precedenti interventi di crattere storico. Ai lettori di Arco la raccomandazione di continuare a seguire parallelamente “L’Arciere Mediterraneo”: tra le Pubblicazioni di Arcosophia e gli articoli (in questo numero siamo al quarto) della rivista, dovrebbe iniziare a formarsi un quadro abbastanza chiaro dell’orizzonte culturale a cui stiamo insistentemente puntando. Con il secondo articolo di Benini, dal medio oriente la deriva ad Est si fa sempre più manifesta, ed è venuto il momento di leggere sulla tradizione moderna dell’arco giapponese, chiarendo una volta per tutte i vari equivoci tra misticismo e pratica marziale dello Yumi.

I terzo articolo è il report di una sperimentazione. E’ opera collettiva di tre promettenti giovani dottoresse, diplomate al Corso di Formazione Professionale per la didattica dell’ Archeologia Sperimentale svolto nel laboratorio di Paleoworking al Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, tenuto da docenti dell’Università di Ferrara (tra cui il sottoscritto) e terminato alla fine di Gennaio di quest’anno. Al di là del “fai da te” documentato come appare, vorrei sottolineare la difficoltà di “concettualizzare” e conseguentemente descrivere le fasi complesse della realizzazione di una punta di freccia in selce; speriamo di esserci riusciti. Oltre  tutto ciò, vorrei anche esaltare il significato, per me molto importante, di questo primo corso: è il primo esempio di attestato professionale relativo alla didattica dell’Archeologia Sperimentale in Italia, organizzato da un Ente accademico e finanziato da un ente istituzionale, la Regione Emilia Romagna. E in questo corso si è parlato e studiato di costruzione, balistica ed uso delle armi da getto…

 

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