Arcosophia n.3
Supplemento al n.5 di Arco - settembre/ottobre 2005

 

1.Editoriale

di Vittorio Brizzi

 

2. Storia dell'arcieria
islamica
II parte

di Giovanni Amatuccio

 

3. Storia e sviluppo dell'arcieria giapponese

I parte

ùdi Stefano Benini

 

4.

La sperimentazione più difficile che c’è…
di  V. Brizzi

   Editoriale

  

   di Vittorio Brizzi

   vittorio.brizzi@unife.it

 

 

Siamo al terzo numero di Arcosophia, e con questo chiudiamo il primo anno. Lentamente ma inesorabilmente le impressioni e le richieste svariate dei lettori hanno disegnato un quadro sufficientemente preciso sia del gradimento suscitato sia del possibile orientamento per i programmi futuri. Forse è un po’ presto per definire progetti delineati e certi, fatto sta che la sudditanza agli spazi editoriali e ai tempi di uscita non permettono ancora la programmazione di rubriche costanti (che abbiano quindi un efficacia ricorrente) né la nascita di uno sviluppo organico e sistematico dei tematismi. Arcosophia rimarrà ancora per un po’ una sorta di “Digest” arcieristico pubblicando tra le sue pagine comunicazioni di vario genere, alternandosi in una economia “numero per numero” il più possibile equilibrata, cercando (fino ad ora sembra ci sia riuscita) di suscitare interesse nei lettori, magari dialogando su diversi livelli tramite le pagine di Arco.

Intanto qualcosa di concreto è stato fatto: la trattazione di Giovanni Amatuccio sull’arcieria islamica che con questa uscita si completa, e la prima parte di un bellissimo lavoro di Stefano Benini sulla storia dell’Arcieria in Giappone. Questa opera integrerà il lavoro di Amatuccio sulla storia documentata dell’arco nel  mondo orientale. Naturalmente, sulla base di queste fondamenta i due autori proseguiranno approfondimenti specifici; garantisco sulla qualità di ciò che vi troverete presto sotto gli occhi. Il 2 di Ottobre ha visto il convegno a Sasso Marconi dei soci italiani della Society of Archer Antiquaries. Tantissimi gli intervenuti (un rinnovato saluto a tutti, ed in particolare a Franco di Donato, a cui va riconosciuto storicamente il merito di essere stato il primo “addetto ai lavori” a strappare spazio accademico all’arco e alle frecce grazie alle sue Pubblicazioni  sugli archi preistorici italiani, sui brassard e sugli archi della collezione egizia del Museo di Torino), tante comunicazioni interessanti e dibattiti, nonché materiale profuso in mostra. Sulle pagine di Arco troverete l’articolo di Jill V.Brazier che racconterà in dettaglio l’happening. In questo numero, oltre alle frecce d’oriente già descritte, troverete un mio contributo sul significato di sperimentazione, dedicato a tutti quegli arcieri e appassionati che si dedicano alla ricostruzione. A loro il compito di identificasi nel profilo che ho descritto.

 

Vittorio Brizzi (vittorio.brizzi@unife.it)

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