Arcosophia n.2
 

Supplemento al n.3 di Arco - Aprile/Maggio 2005


 

1.Editoriale

di Vittorio Brizzi

 

2. Storia dell'arcieria
islamica
I parte

di Giovanni Amatuccio

 

3. Recreational Archery

di Jill Victoria Brazier

 

4. La cuspide di freccia ed il suo ritocco a pressione
di
Mauro Fava

 

5. Le radici dell'arco
di Alberto Lombardo

  

Una storia parallela: l’arcieria come attività sportiva

 DI JILL VICTORIA BRAZIER

 

 

L’uomo tira con l’arco dall’Età della Pietra, probabilmente da ben più di 20.000 anni, molto prima che l’Homo Sapiens sviluppasse l’allevamento e l’agricoltura. E’ un’attività che ha accomunato l’uomo su 4 dei 5 continenti.

La freccia e, di seguito, l’arco hanno permesso all’uomo primitivo di mangiare e di difendersi senza l’obbligo di uno stretto contatto con la preda o con l’avversario.

Il ruolo dell’arco in guerra, già fondamentale nella battaglia dettagliatamente documentata di Qadesh nel 1.286 a.C., ha raggiunto l’apice nel tardo medioevo, nella Guerra dei Cento Anni, dopodiché ha subito un disuso graduale. Ciononostante, ancora nella I Guerra Mondiale si raccontano isolati episodi in cui l’arco venne usato come arma e, anche oggigiorno, in remoti angoli della terra, continua a costituire uno strumento di caccia e di lotta.

Al fianco di questa storia nota, fatta di famose battaglie e di lunghe guerre che hanno segnato il destino dell’umanità, scorre una storia minore, quella del Tiro dell’Arco come Sport, che in inglese viene definita “Recreational Archery”, cioè “Arcieria per Diletto”.

Una semplice definizione dell’Arcieria come Sport potrebbe essere quella di scoccare delle frecce per il piacere di tirare, come molti di noi abbiamo fatto da bambini.

L’esercizio del tiro con lo scopo di migliorare le prestazioni, quali possono essere l’addestramento militare o l’allenamento per la caccia, non potrebbero essere considerati “Arcieria per Diletto” nel senso stretto, giacché avevano e hanno uno scopo diverso e ben preciso.

Mi sembra, però, coerente includere nella definizione, non solo le gare svolte per puro spirito di competizione, ma anche quelle gare organizzate per celebrare una ricorrenza, per onorare un defunto, o ai fini propiziatori. L’ideale agonistico dei Giochi Olimpici dell’antichità esprimeva non solo la forza fisica e il valore morale dell’uomo libero, e il suo diritto democratico di partecipare, ma era anche espressione spirituale e religiosa dell’epoca in cui i Giochi si svolgevano.

Chi sa quando l’uomo, per la prima volta, ha scagliato una freccia, non per sfamarsi, non per combattere, ma per gareggiare contro altri arcieri, per dimostrare chi era più bravo? 

A quando risale l’Atleta che tirava con l’arco, non per allenarsi in una realtà di sopravvivenza, ma per amore della competizione?

Si potrebbe essere tentati di credere che l’arcieria avesse assunto uno spirito sportivo nel tardo medioevo, quando l’avvento delle armi da fuoco l’aveva resa meno competitiva nell’arena della guerra. Invece bisogna rivolgere lo sguardo molto più indietro per trovare i primi arcieri “dilettanti”.

Si crede che l’uomo praticasse lo Sport già nel III millennio a.C.

Già dal II millennio abbiamo testimonianze, da dipinti sulle pareti e da bassorilievi, che in Egitto si tenevano “giochi” quali la lotta e i pesi. Amenofi II fece incidere descrizioni delle proprie capacità sportive sulla “Stele del Tiro con l’Arco” della Sfinge di Giza: “non c’era nessuno che potesse piegare il suo arco”. Le prodezze del Faraone Ramsete II, detto il Grande, nel tiro con l’arco e con i cavalli erano rinomate.

Sempre nel II millennio, nella Creta Minoica, la pratica dello sport – quali la lotta, il pugilato e l’acrobatica - fu regolamentata. Le evoluzioni sui tori, forma di ginnastica particolarmente correlata a festività religiose, veniva praticato in campi recintati. Questo è significativo, in quanto è il primo esempio di un campo sportivo costruito ad hoc: i resti di uno di questi campi sono stati ritrovati nelle vicinanze del palazzo di Malia.

 

Il pancrazio e la lotta continuavano ad essere praticati nella Grecia Micenea, e nuovi sport vennero sviluppati, come si vede dal vasellame e dagli steli funerari che portano scene di corsa, di pugilato e delle corse dei carri.

Nella mitologia greca, la scelta dello sposo o anche del successore al trono, venivano decisi da gare di corsa e di tiro con l’arco. Skyltes, figlio di Eracle e di Echidna, salì al trono dopo aver battuto i suoi fratelli in una competizione di tiro con l’arco, in rispetto alle volontà del padre. Tra gli dei dell’Olimpo, si faceva riferimento ad Apollo come “suonatore di lira” e “arciere che tira lontano”.

Nei poemi omerici, dove si narra della guerra realmente combattuta (anche se non per la bella Elena) nel 12° secolo a.C. fra Achei e Troiani, vi sono diversi episodi legati all’arco.

Nelle nostre letture, le storie che forse più ci hanno colpito sono quelle legate allo svolgere della guerra. Ricordiamo Paride che uccide Achille, colpendolo con una freccia nel tallone, e che viene ucciso a sua volta dalla freccia scoccata, con l’arco di Eracle, dall’eroe acheo Filottete.

Oltre alle scene di battaglia, Omero racconta anche, nell’Iliade, dei Giochi organizzati da Achille in onore della morte di Patroclo. Tra questi giochi ci fu una gara di tiro con l’arco. Il bersaglio era una colomba legata all’albero di una nave: Teukros colpisce la corda, liberando la colomba; Meriones la uccide mentre spicca il volo.

Proprio la parola “atleta” appare per la prima volta nell’Odissea, nell’episodio in cui Re Alcinoo dei Feaci festeggia l’ospite Ulisse. Il re gli chiede di far vedere la sua forza: “Sembri avere esperienza nei giochi. Un uomo può avere nessuna gloria più grande di quella acquisita con le mani e i piedi”. Ulisse si nega per tristezza. Euryalos, dalla folla, lo apostrofa: “Straniero, tu non conosci i giochi. Non sei un Atleta”. Ulisse si offende, lancia un pesante disco lontano, e propone una competizione – solo con il re, suo ospite – di tiro con l’arco.

Le fonti omeriche non possono essere considerate storiche, ma le dettagliate descrizioni delle competizioni testimoniano una lunga tradizione di attività sportiva. Dimostrano che la società greca era permeata dallo spirito sportivo, dall’amore per la competizione, e che era d’uso tenere dei giochi davanti ad un pubblico.

Nei secoli a seguire, l’arco cadde in disuso sia in guerra sia nello sport. L’arciera infatti non risulta tra le discipline dei Giochi Olimpici dell’antichità, anche se viene documentata in altri giochi periferici. Dal 4° secolo a.C., per esempio, gare di tiro con l’arco ebbero luogo ai Giochi Panbeoziani di Koroneia, ma avevano carattere di esercizio militare per gli epheboi, piuttosto che un vero carattere sportivo.

Nella Grecia Classica l’arcieria veniva considerata un gioco formativo per i bambini: Platone raccomandava che tutti i bambini, maschi e femmine, dall’età di 6 anni, praticassero, con entrambi le mani, il tiro con l’arco.

Nel periodo Ellenistico, si moltiplicarono le discipline sportive, i giochi organizzati e gli stadi costruiti; l’elemento dello spettacolo guadagnava importanza. Nei ginnasi pubblici, tra i diversi istruttori per le specialità sportive, c’erano i Toxotes, che insegnavano il tiro con l’arco.

Il tiro con l’arco è stato praticato come sport, o anche come rilassante passatempo, in diversi paesi del mondo, da lungo tempo. Quanto segue non ha la pretesa di essere una panoramica completa, ma vorrebbe proporre un assaggio di quanto ci sia da scoprire intorno ad alcune delle realtà arcieristiche nel mondo.

Per migliaia di anni in Cina l’arcieria ebbe un’influenza ubiquita sulla società. Durante la Dinastia Zhou (1027 – 256 a.C.), i nobili della corte partecipavano a tornei arcieristici accompagnati da musica. La precisione tecnica era vista come un passo verso la perfezione spirituale. Dopo il periodo delle invasioni Mongole, durante il quale l’uso dell’arco era interdetto alla popolazione cinese, l’arcieria tornò in auge in Cina, e continuò ad essere praticata, nei ranghi dell’Esercito Imperiale, fino alla Rivolta dei Boxer del 1900.

E’ stato probabilmente dalla Cina che il tiro con l’arco è stato introdotto in Giappone. La venerabile tradizione dei Samurai ha portato, anche ai giorni nostri, ad una scuola arcieristica con forti connotati filosofici, il Kyudo, che peraltro comincia ad essere conosciuto e praticato anche in Italia.

Ancora in Oriente, nel piccolo “Regno del Drago”, il Bhutan, il tiro con l’arco è lo sport nazionale e le competizioni vengono seguite con passione e forte partecipazione.

Negli stati settentrionali dell’ India, si tengono competizioni nei villaggi, dove ciò che conta non è tanto il punteggio del singolo arciere, quanto il numero totale delle frecce che rimangono conficcate nei bersagli cilindrici che, a fine gara, sembrano dei porcospini. La gara viene affiancata da un’attività molto sentita di scommesse (principalmente sull’esito del numero totale delle frecce).

 

Fig. 1. L'esercizio del tiro con l'arco ad Istanbul, ai tempi dei Sultani.

Illustrazione per cortesia di Unsai Yucel e di Edward McEwen, Journal S.A.A., vol 40, 1997.

 

 

In Oriente e nelle zone dell’Impero Ottomano, l’arciere a cavallo ha rappresentato un formidabile e temibile strumento da battaglia per molti popoli, quali i Mongoli, i Tartari, gli Unni e i Magiari, ed è appunto nell’odierna Ungheria dove questa tradizione è ancora viva e vengono tenuti tornei di tiro dell’arco a cavallo.

In Turchia, il tiro con l’arco ha un’antica tradizione e le prime regole scritte risalgono al 7° secolo d.C. Gli arcieri si esercitavano sul campo di tiro Ok Meydani (“Campo d’Arcieria”) a Istanbul già nel 13° secolo. Nel 15° secolo, il Sultano Mehmet II stabilì precise regole per l’arcieria sportiva. Caratteristica del tiro con gli archi compositi turchi fu la distanza raggiunta delle frecce, anche 800 o 900 metri!

 

Fig. 2. Alcuni soci dell’Associazione Arcieristica, Okspor Club, di Istanbul, nel 1930.

Fotografia per cortesia di Osman Koker Bey, Turkiye Ekonomik ve Tophunsal Tarih Vakfi, e di Adam Karpowicz, Journal S.A.A., vol 34, 2000. L'arciere alla sinistra della fotografia è il noto calligrafo e mastro arcaio Necmeddin Okyay (1883 - 1976), cui nome - OKYAY - significa "arco-freccia".

 

 

Da sempre una zona di frontiera tra le culture orientali ed occidentali, la Polonia ha conosciuto l’uso sia dell’arco composito, sia dell’arco semplice, fatto peraltro da alberi di tasso che crescevano nel sud del paese. L’arco veniva usato per difesa personale sino al 18° secolo. Da allora, l’arciera sportiva è stata praticata, ma in maniera discontinua. Ha avuto, comunque, una ripresa dopo la I Guerra Mondiale, tant’è che i primi Campionati Mondiali si sono tenuti a Lwow nel 1931, in occasione della creazione della Fédération Internationale de Tir à l’Arc (Federazione Internazionale di Tiro con l’Arco, FITA).  

In Francia, l’Ordine della Compagnia dell’Arco è un’istituzione particolare. Generata dagli Arcieri di San Sebastiano, cui storia risale al 9° secolo d.C., la Chevalerie de l’Arc ha portato sino ai giorni nostri dei valori morali, tra cui l’esclusione dell’intento agonistico e l’obbligo di aiuto reciproco tra i soci, che rispecchiano una disciplina e una mentalità di altri tempi. Anche le tipologie di gara sono particolari. Sono di due tipi: il tiro beursault, che si pratica in un campo chiamato “jardin”, con due bersagli contrapposti; e – ma questo è meno praticato – tir à la perche (tiro alla pertica).

Il tiro alla pertica ha invece un seguito maggiore in una zona abbastanza ristretta, che comprende l’Olanda, il Belgio, le Fiandre e la zona limitrofa francese. I primi tornei di questo tiro in verticale risalgono al 16° secolo, quando compagnie d’arcieri, eredi delle milizie formate nel 13° secolo, si specializzavano in un tiro sportivo verso l’alto. Con le punte delle frecce opportunamente arrotondate, si tira ad un Popinjay, uccellino in legno con penne dai brillanti colori, fissato su di una pertica alta una trentina di metri.

Ancora prima che il ritrovamento di Otzi portasse all’attenzione del mondo intero la presenza dell’arco in epoca preistorica in Italia, già negli anni 1930, il prosciugamento del Lago di Ledro svelò dei probabili corti archi, semplici, risalenti a diverse epoche, dal Neolitico all’Età del Bronzo. E’ invece documentata la conoscenza dell’arco ricurvo nel periodo della Magna Grecia. Anche se gli Etruschi, prima e i Romani, poi non consideravano l’arco come primario strumento di battaglia, era comunque in dotazione alle truppe ausiliarie dell’esercito romano, quali i Parti o i Siriani. A partire dal periodo comunale e per tutto il periodo rinascimentale ci sono diverse testimonianze arcieristiche. In Piemonte, il tiro con l’arco era particolarmente incoraggiato dai Principi d’Acaja. Nel 1206, in Aosta, Tommaso I di Savoia fondò la “Compagnia dell’Arco”, con l’intento di stimolare nel popolo l’uso di quest’arma. Nel periodo comunale, in molti luoghi della penisola, si formarono milizie cittadine di arcieri, picchieri e balestrieri.

L’Italia, a questo proposito, è conosciuta in tutto il mondo per la lunga tradizione della balestra, e i corpi di balestrieri Genovesi sono internazionalmente noti per la loro storia. Gare di tiro a bersaglio con la balestra si tenevano in diverse città già nel 15° secolo. Un documento del 1461 riporta che, a Gubbio “la domenica se balestrò el palio”. Il Palio della Balestra tra Gubbio e Sansepolcro si è praticato quasi ininterrottamente dal 1619 fino ai giorni nostri (probabilmente l’inizio era antecedente, ma questa è la prima data certa).

All’interno di questa voluta parentesi sulla balestra, è d’obbligo menzionare altri paesi dove questa arma ha avuto un ruolo fondamentale. Non solo nella Svizzera, che tutti conosciamo per la storia di Guglielmo Tell, ma anche in Germania e in Austria, la balestra ha una lunga tradizione. Nella città-stato di San Marino, l’importante ruolo storico delle Cernae, armate di spada e di balestra, viene rievocato nella tradizionale gara di tiro con la balestra.

Anche per quanto riguarda l’arco in Italia, sulla base delle milizie già esistenti, nei primi anni del 1500 si formarono delle compagnie d’arcieri, conosciute come “Compagnie del Giuoco dell’Arco”. Queste compagnie vennero soppresse per legge nel 1790.

Il tiro con l’arco rinacque come attività puramente sportiva e, nel 1931, rappresentato da Attilio Battistoni, l’Italia fu una delle nazioni fondatrici della FITA. Le prime gare ufficiali risalgono agli anni 1950. La Federazione Italiana di Tiro con l’Arco venne costituita nel 1961 e, dalla costola della FITARCO, nacque nel 1983 la Federazione Italiana di Tiro con l’Arco di Campagna (FIARC), affiliata alla IFAA (International Field Archery Association).

In Inghilterra furono gli stessi re ad incoraggiare il mantenimento dell’esercizio del tiro con l’arco, sia nel lungo periodo in cui l’artiglieria costituita dai long-bow decimava gli eserciti nemici, sia nel periodo di graduale tramonto dell’arco sui campi da battaglia e durante il quale l’arco assumeva un ruolo di attività sportiva e di passatempo sociale.

Nel 1583, una grande processione dei soci delle diverse confraternita degli arcieri fu seguita da una gara di tiro con l’arco con 3.000 partecipanti.

Gli Arcieri di Finsbury, che si esercitavano alle porte di Londra già dal medioevo, ormai costituivano una realtà sociale e dilettantistica. Nel 1601 fu pubblicato “Ayme (mira) for Finsburie Archers”, che stabiliva le regole di tiro; una nuova edizione fu pubblicato nel 1628.

Nel tardo 1600 e nei primi anni del 1700, la roccaforte dell’arcieria sportiva si era stabilita nel nord dell’Inghilterra. Si crearono diverse società di arcieri e vennero organizzati molti tornei. La gara annuale della “Freccia di Scorton”, inaugurata nel 1673 nello Yorkshire, si è tenuto ogni anno fino ad oggi. I famosi “Boscaioli”, “the Woodmen of Arden” hanno tenuto gare, sempre sullo stesso campo nello Warwickshire, e sempre per i soli longbow, dal 1785 ad oggi.

Nel sud, tra l’aristocrazia, il tiro con l’arco era venuto a considerarsi più un’attività per ragazzi ed era tra gli sport normalmente praticati nelle scuole private. I genitori mandavano i ragazzi a scuola, con i libri e la penna, con l’arco e le frecce. Si vedono molti ritratti di giovani gentiluomini con l’arco in mano.

Nel 1781 la formazione della Toxophilite Society a Londra diede nuovo slancio alla pratica sportiva dell’arcieria, che diventò il passatempo più praticato e più alla moda del momento. Il peso, l’importanza dell’arciera nel mondo agiato subì una trasformazione: dall’essere un’attività socialmente accettabile, divenne un requisito sociale. Nel 1787 il Principe di Galles, futuro Re Giorgio IV, si associò alla Società che quindi ricevette l’appellativo “Reale”.

Nel 1787 fu fondata la Royal British Bowmen Archery Society (Società Arcieristica Reale per Arcieri Britannici). E’ stata la prima società ad ammettere arcieri donne, già dalla sua fondazione.

Gare nazionali di tiro con l’arco cominciarono a tenersi con regolarità già dal 1789. Nel 1844, a York, si instaurarono i Grandi Tornei Nazionali di Arcieria (Grand National Archery Meetings, GNAM), che si sono tenuti, quasi ininterrottamente, sino ai giorni nostri.

La prima compagnia arcieristica degli Stati Uniti d’America fu fondata nel 1828. The United Bowmen of Philadelphia (Gli Arcieri Uniti di Filadelfia) erano otto amici dell’università che, volendo creare un gruppo arcieristico, scrissero a Thomas Waring, mastro arcaio della Royal Toxophilite Society di Londra, per avere il loro primo arco e le prime frecce. Nel 1878 fu creata l’Associazione Nazionale di Tiro con l’Arco (National Archery Association) e, nel 1879, si tenne un grande torneo nella quale gareggiavano undici società sportive. Questa fu il primo dei campionati nazionali, che si sono tenuti regolarmente da allora. Lo sviluppo del tiro con l’arco negli USA come attività ricreativa è stato enorme. Anche l’ammissione, dal 1940, in molti Stati, dell’arco come strumento di caccia ha avuto effetti a cascata sulla creazione di diverse associazioni, tra cui la National Field Archery Association (l’Associazione Nazionale d’Arcieria di Campo, NFAA), nel 1946. Un’associazione americana che ha avuto notevole influenza su tutto il mondo moderno del tiro con l’arco è quella dei costruttori, la Archery Manufacturers Organization (AMO) che ha stabilito le norme dei materiali con cui tutti tiriamo.

Da questa rapida carrellata viene volutamente tenuta in secondo piano menzione di giochi arcieristici, come quelli per esempio degli indiani nativi dell’America, giochi peraltro ben conosciuti e anche documentati, giacché questi risulterebbero più un allenamento per la caccia che una manifestazione di attività puramente sportiva. E’ comunque difficile designare un confine.

Nel voler discutere l’arcieria come attività di diletto, e non quindi con altri scopi, è d’obbligo prestare attenzione al favore che ha avuto nei Giochi Olimpici.

Nei Giochi Olimpici dell’antichità, dal 776 a.C. al 393 d.C. (quando vennero abolite da Teodosio), di cui ci è pervenuta documentazione, come già accennato, non vi è menzione dell’arco. Nei Giochi Olimpici dell’era moderna, volute dal Barone de Coubertin, dal 1896 ad oggi, l’arco è apparso con incostanza.

Ai Giochi del 1900 a Parigi, il tiro con l’arco è stato effettuato a brevi distanze e anche con il tiro alla pertica. Ai Giochi del 1904 a St. Louis, parteciparono solo arcieri statunitensi. Ai Giochi del 1908 a Londra, partecipavano arcieri maschili e femminili da diversi paesi.

Dopo una pausa, l’arco fece una breve ricomparsa ai Giochi del 1920 ad Anversa, ma ha dovuto aspettare fino ai Giochi del 1972 a Monaco di Baviera per essere reinserito come disciplina olimpica.

Parallelamente si svolgono, ogni due anni, i Campionati Mondiali del Tiro con l’Arco.

Le gare di tiro con l’arco sono diventate fortemente competitive. L’allenamento degli atleti si basa sempre più sull’applicazione della ricerca di migliorate prestazioni fisiologiche e di progressi tecnologici. Non dobbiamo quindi sorprenderci se, alle Olimpiadi del 2000 a Sydney, abbia vinto la medaglia d’oro maschile Simon Fairweather, in rappresentanza dell’Australia, paese, o piuttosto continente, dove si crede che l’arco sia arrivato intorno agli anni 1800.

Nel 2004, con le Olimpiadi di Atene, l’onore è tornato ad un paese con una lunga tradizione di tiro con l’arco, con la medaglia d’oro di Marco Galiazzo, in rappresentanza dell’Italia.

 

In conclusione, tanti paesi nel mondo hanno, da molti millenni o da alcuni secoli, una tradizione arcieristica, che si è mutata da un’attività di caccia, di guerra o di polizia, ad un’attività sportiva o semplicemente di svago.

Oggi milioni di persone tirano con l’arco. Dalle 7 nazioni che hanno costituito la FITA nel 1931, si è andati ad avere ben 137 squadre nazionali associate.

Le tipologie di gara si sono moltiplicate. Ai tradizionali tiri alla targa, il tiro a distanza (flight) o l’amato roving, si sono aggiunti lo ski archery, il run archery, il tiro a bersagli tridimensionali, e altre tipologie ancora.

Lo scenario è ampio e affascinante e, nei prossimi numeri di ARCOSOPHIA, avrei l’intenzione di approfondire alcune delle realtà delle quali, in questa panoramica introduttiva, ho avuto la possibilità di fare solo una breve menzione.

 

Ringraziamenti

 

Vorrei ringraziare, per la ricca documentazione fornita e per i molti consigli dati, Douglas Elmy, Presidente della Society of Archer-Antiquaries, Arthur G. Credland, Redattore del Giornale della Society, Hugh D.H. Soar, Segretario della Society, e Fred Lake, Bibliotecario della Society.

 

 

Bibliografia

 

Arco e Balestra, P. Dubay. Ed. Musumeci, 1979

 

The Olympic Games in Ancient Greece, Ed. Ekdotike Hellados, 1982

 

Italian Prehistoric Bows, F. Di Donato. Journal of the Society of Archer-Antiquaries, vol. 34, 1991.

 

The Bow in Poland, Andrzej Abratowski. Journal of the Society of Archer-Antiquaries, vol. 44, 2001.

 

Piedmontese Archery, F. Carminati, Journal of the Society of Archer-Antiquaries, vol. 36, 1993.

 

The Bow in Italy, S. Benini. Journal of the Society of Archer-Antiquaries, vol. 36, 1993.

 

Storia dell’Arco: Come Rendere Appassionante una Lezione di Storia, B. Bonora, J.V. Brazier, P. Carpigiani, A. Messieri, tesi per la Commissione Istruzione FIARC, 2000.

 

Dott.ssa Jill Victoria Brazier - Responsabile per la Sede Italiana

Society of Archer-Antiquaries

 

 

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