Arcosophia n.2
Supplemento al n.3 di
Arco - Aprile/Maggio 2005
1.Editoriale
di Vittorio Brizzi
2.
Storia dell'arcieria
islamica
I parte
di Giovanni Amatuccio
3.
Recreational Archery
di Jill Victoria Brazier
4.
La cuspide di
freccia ed il suo ritocco a pressione
di Mauro Fava
5.
Le radici dell'arco
di Alberto Lombardo |
Radici dell'arco
DI ALBERTO LOMBARDO
Le nostre radici sono in tutto: nei luoghi in cui
viviamo, nelle storie che ascoltiamo, nelle parole che pronunciamo.
Ecco perché conoscere l’etimologia di un termine diventa importante
se si vuole conoscere meglio (e quindi conservare) la propria
identità.
È il latino arcus, della quarta declinazione. Devoto
testimonia che le parentele indoeuropee di tale termine sono
attestate solo in area germanica. Nel gran Vocabolario etimologico
indoeuropeo di Walde e Pokorny compare però una ricostruzione di un
termine indoeuropeo comune che dovette designare l'arco,
riconducibile alla forma *gwiya. Essa è stata identificata sulla
base dell'antico slavo zi-ca, del lituano gijà ('filo'), del greco
biós, dell'avestico jya e del sanscrito jya.
L'arco deve avere avuto un ruolo assai importante anche nella
più antica società guerriera indoeuropea, poiché memorabili arcieri
costellano le mitologie indoeuropee. Iniziando dall'Europa del Nord,
vale a dire dalle regioni della patria originaria dei popoli
indoeuropei, troviamo tra gli antichi Germani Ullr, il mitico
arciere detto anche Bogaáss, "dio dell'arco" (Gylfaginning 23,
31), che è presente in numerose raffigurazioni e incisioni
rupestri. Gianna Chiesa Isnardi ne sottolinea la relazione con un
albero, scrivendo nei suoi Miti nordici che "il legno di tasso,
materiale preferito per l'arco yr significa sia 'tasso' che 'arco
di tasso') richiama forse l'albero cosmico". 
Migrando poi, come i popoli indoeuropei, verso il Sud,
giungiamo all'Ellade, ove figura l'arciere Ulisse (la parentela
linguistica con il dio nordico è stata notata da alcuni studiosi)
che, oltre al noto episodio di gara con l'arco che si trova
nella conclusione dell'Odissea, è noto per il suo letto nuziale
costruito sul possente tronco d'albero. Ma si pensi, ancora, alla
figura centrale di un fondamentale testo di ascesi guerriera quale
la Bhagavad Gîta, l'arciere Arjuna, o a varie divinità come Kama,
Apollo, Cupido o a eroi come l'irlandese CúChulainn. Negli Inni
omerici è detto: "Io parlerò dell'arciere Apollo i cui passi nella
dimora di Zeus fanno tremare tutti gli dei: tutti si levano dal
loro seggio al suo avvicinarsi quando tende il suo arco illustre".
Ma anche divinità femminili sono armate d'arco: si pensi per
esempio alla nordica Skaði, moglie di Njörðr - dea cacciatrice che
tanto ci rammenta Diana, signora delle selve e degli animali.
L'arco è inoltre simbolo di una precisa disciplina spirituale: è,
in India, l'arma tipica da kshatriya (questo termine indica la casta
dei guerrieri), adatta alle iniziazioni cavalleresche. Risalendo a
uno dei più antichi testi indoeuropei, il Rig Veda, leggiamo:
"Possiamo con l'arco conquistare le vacche e il bottino, vincere le
più dure battaglie! L'arco è il tormento del nemico; vinciamo con
l'arco tutte le regioni dello spazio!". E certo significativamente,
sempre riguardo al mondo e allo spirito nordico, troviamo questa
considerazione della Chiesa Isnardi: "la freccia e l'arco sono
strumenti del guerriero e del cacciatore, per i quali l'esperienza
della vita è la lotta contro le forze del male: l'apprendimento del
loro uso è perciò azione iniziatica".
Alberto Lombardo
(tratto da "La Padania") |