Arcosophia n.2
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La cuspide di freccia e il suo ritocco
a pressione:
DI MAURO FAVA (Paleoworking)
La tecnologia del ritocco a pressione è caratteristica delle tarde Culture preistoriche[1]. Si differenzia dalle altre tecnologie di “taglio” (o modellazione del supporto) della selce per via dell’azione esercitata dalla mano tramite un utensile chiamato “ritoccatore”. In questo articolo esamineremo le forme principali che si possono replicare. Per qualsiasi lavoro di ritocco a pressione su lame è necessario un ritoccatore in osso oppure palco (la parte apicale dei pugnali) di cervide. La punta (e la sua manutenzione) è essenziale; deve essere sempre omogenea ed arrotondata, ed il materiale costituente deve essere denso e resistente (animali giovani). Nel caso dell'osso vanno bene le costole di bovino; lavorate opportunamente sono molto utili per ricavare quegli utensili destinabili alla creazione dei "notch" e dei codoli delle punte. Il ritoccatore è un elemento importantissimo nel corredo del cacciatore preistorico: al di là della strumentazione “da cantiere” , cioè quella che viene utilizzata nel luogo ove avviene l’intera procedura operativa della fabbricazione (dalla scheggia alla cuspide finita) lo strumento accompagna in azione colui che si muove alla ricerca della preda. I motivi sono ovvi: ogni freccia immanicata e trasportata in faretra, prima dell’uso, deve essere ravvivata attraverso una piccola operazione di ritocco.
fig.1
Chi ha mai cacciato con strumentazione primitiva lo sa bene.. Prova eclatante è il ritoccatore (fig.1) ritrovato nel marsupio dell’Uomo dei Ghiacci, perfettamente conservato grazie alle circostanze ambientali, che documenta l’alta specializzazione dei cacciatori eneolitici alpini di 5000 anni fa. La radiografia permette di vedere il nucleo di palco di cervo fissato profondamente nella struttura di legno di tiglio. Un ritoccatore di questo genere è perfettamente funzionale. Il palco di cervo è un materiale duro e resistente, ma nello stesso tempo permette di effettuare una pressione “grippante” sui bordi della scheggia o lama da ritoccare, permettendo il distacco regolare delle scheggette e la conseguente modellazione della cuspide. Ha solo un difetto: si consuma molto rapidamente, come una matita morbida..e pertanto deve essere possibile sostituirla senza problemi. Il palco utilizzato, come già scritto, deve essere giovane e facente parte delle zone apicali (pugnali), caratterizzati da materia assolutamente non spugnosa.[2] La lavorazione per pressione con il palco di cervide è complessa: prima di riuscire a staccare schegge regolari ci vuole molta pratica e disponibilità di materiale e oggi non è sempre facile procurarsi palchi di cervo giovani. Per imparare il ritocco l’uso del palco non è consigliato per questi motivi. A questo proposito può essere utilizzato il rame (un tondino di rame di 3-5 mm. di diametro, immanicato). Sono noti ritrovamenti di utensili simili in culture nordamericane recenti[3] (woodland) come pure tracce di lavorazione su cuspidi e lame di coltello in selce. Un possibile esempio di ritrovamento “nostrano” è l’oggetto ritrovato nei primi del ‘900 nella Grotta di Pertosa[4] in provincia di Salerno (Fig.2). All’interno della grotta è stato scavato un insediamento su palafitte databili dal neolitico all’età del bronzo e inventariati diversi manufatti in pietra, metallo, argilla e osso. Nello specifico, un oggetto costituito in osso di capra lungo 13,5 cm con un tondino di rame a sezione circolare posto internamente fa pensare. Le Culture italiche dell’Eneolitico produssero cuspidi di rara bellezza e perfezione, con ritocchi molto raffinati. Quando sarà possibile studiare la superficie del presunto ritoccatore si avrà forse una risposta in tal senso.
fig.2
Il rame ha l'indubbio vantaggio economico e quello della reperibilità; in certe fasi della lavorazione può essere utile intaccare una "V" sull'estremità attiva per facilitare il contatto nel punto di pressione con la materia silicea per ottenere l’effetto desiderato. La funzione della “V” è quella di permettere un più ampio raggio di manovra al ritoccatore e alla mano che lo impugna, permettendo angoli di incidenza tra piano di pressione e utensile variati. Naturalmente il vantaggio di questa “V” incisa è manifesto solo a chi ha già maturato esperienza discreta con lo strumento a estremità convessa. I ritoccatori possono essere di varie forme e dimensioni: più larga è la sezione dell’area di contatto con il bordo della lama, più larga sarà la scheggina staccata…per avere un ritocco lungo (cioè che invade la superficie della lama) più questa sezione è grande più forza si dovrà esercitare. Un altro utensile fondamentale è il piano di appoggio. Sarebbe quel piano su cui la scheggia o la lama viene posta e tenuta ferma con la mano che non impugna il ritoccatore, e che può essere la mano stessa rivestita di uno strato abbondante di pelle morbida ma spessa – appoggiata alla gamba - oppure un vero e proprio “incudine”, normalmente di legno rivestito con della pelle, che viene posto a terra oppure appoggiato su n tavolo. La mano che regge la scheggia-lama da ritoccare si appoggia all’incudine e modifica l’angolazione del supporto siliceo in funzione di ciò che serve per il ritocco tramite pressione. Naturalmente serviranno guanti da lavoro, un sasso abrasivo (basta un pezzo di arenaria) per ripulire gli spigoli vivi della lama nei punti su cui deve essere posto a contatto il ritoccatore, e gli occhiali protettivi.
Tipologie baseLe prime cuspidi di freccia o di giavellotto indubbiamente ritoccate a pressione comparse nella storia sono quelle Solutreane (fig.3) estremamente raffinate, spesso anche bifacciali[5]
fig.3 . Con esse le punte Gravettiane (fondamentalmente delle punte a dorso[6] ritoccate con ritocco erto[7], abbastanza grossolane ma efficacissime), arretrano ancor di più l’ipotesi di esistenza dell’arco, ma qui siamo in un campo particolarmente minato…In queste fasi culturali, la forma più comune è quella cosiddetta a “cran” [8],, asimmetriche con peduncolo e una sola spalla. La vera differenza nel ritocco avviene quando si cerca di creare una punta “bifacciale”, simmetrica e ritoccata in modo piatto ed invadente. Il ritocco a pressione (indipendentemente dal tipo di ritoccatore scelto) viene esercitato su una scheggia o lama[9] che deve diventare una cuspide. La difficoltà del ritocco bifacciale viene premiata con una maggiore robustezza all’impatto, e soprattutto con la possibilità di effettuare ritocchi correttivi post-impatto.
fig.5
Il lavoro può procedere quindi solo dopo aver identificato la morfologia della cuspide da realizzare in funzione del materiale a disposizione. Fondamentalmente si possono classificare le cuspidi di freccia in cinque diverse tipologie base. La più semplice è quella triangolare (fig. 5), un triangolo isoscele che viene connesso all’asta con colla vegetale derivata dalla resina di pino o dal prodotto di distillazione della corteccia di betulla. Queste cuspidi hanno la proprietà di rimanere conficcate nella ferita (il calore del corpo – bersaglio favorisce il distacco della punta dal legno della freccia) ma devono essere scagliate verso “bersagli” che non offrano molta resistenza, pena la rotazione all’impatto. La seconda tipologia base è quella peduncolata a spalle (fig. 6) .
fig.6 Essa è la tipologia delle punte italiche (europee) preistoriche e protostoriche. Presentano un peduncolo centrale, che serve a fissare l’innesto con l’asta di legno e che viene normalmente irrobustito con tendine e incollato con resina, e due “spalle” laterali il cui angolo è un indicatore spesso importante per definirne gli orizzonti culturali. Più l’angolo delle spalle è stretto (acuto) maggiore probabilità di rimanere conficcata nella ferita ci sarà. La punta è estremamente solidale all’asta, assicurata con resine, tendini o fibre vegetali. Maggiore il rapporto tra lunghezza e larghezza, maggiore resistenza alla penetrazione si avrà e conseguentemente maggiore energia dovrà sviluppare l’arco (e maggiore massa avrà globalmente la freccia). Per inciso, uno dei fattori che hanno permesso di ipotizzare la nazionalità (italiana) all’Uomo dei Ghiacci è stata proprio la tipologia delle sue punte di freccia. La forma tipica delle cuspidi del versante austriaco è di tipo triangolare, mentre quella del versante italico è peduncolata con spalle. Le punte che armano le frecce in faretra di Otzi (e anche quella assassina nella sua spalla) sono di quest’ultima tipologia. La forma successiva è la cosiddetta “basal notched” (fig.7): è una delle più difficili da realizzare, presenta scassi basali (che partono paralleli all’asse longitudinale) e proseguono verso l’estremità distale. È abbastanza comune nelle punte di freccia paleoindiane recenti (Culture Woodland e Mississippian), ma se ne sono trovate anche nell’Inghilterra eneolitica[10] e nelle più antiche Culture franco-cantabriche del Solutreano superiore.
fig.7
Poi abbiamo la cosiddetta serie delle “Side notched” (fig.8), con gli scassi laterali. È una punta molto diffusa nella preistoria degli Stati Uniti, sia nell’est che nel Grande Bacino. È il caso delle “Cahokia” e della serie (infinita) delle “Desert”, di due orizzonti culturali distanti migliaia di chilometri, ma molto simili tra loro. Alcune di queste ultime presentano fino a cinque scassi (quattro laterali e uno basale) e personalmente, per la loro solidità strutturale con l’asta una volta legate con il tendine, le ritengo le più efficaci, soprattutto se fissate su un foreshaft distale che permetta alla freccia di dividersi in due stadi una volta colpito il bersaglio. Sono punte estremamente valide, anche su animali dalla pesante pelliccia. Le “corner notched” (fig. 9) sono anch’esse molto comuni negli USA. Le più comuni sono le Rosewood e le Eastgate, derivano da tipologie antiche di cuspidi da giavellotto, e se ne trovano un po’ dappertutto. Lo scasso angolato parte dalla base per convergere verso l’asse mediano, e anch’esse sono molto valide per la selvaggina “corazzata” da folto pelame e cotenna spessa.
fig.8 fig.9
Una ricchissima messe di tipologie curiose le troviamo in Nord Africa: nel neolitico sahariano moltissime fogge elaborate compaiono a fianco di modelli più semplici peduncolati a spalla e “side notched”, con l’unica caratteristica di essere di piccole o piccolissime dimensioni. In Egitto, le Culture predinastiche invece sfoggiano cuspidi concave con spalle affilatissime, veri capolavori di dubbia efficacia (il profilo delle spalle è fragilissimo) ma di grande bellezza. Nel prossimo articolo ci caleremo nella prima operazione di ricostruzione, partendo dai modelli più elementari.
Mauro Fava
(Le riproduzioni delle cuspidi sono di Vittorio Brizzi)
BibliografiaStudies in Organic Archaeometry III: Fritz Sauter, Aloisia Graf, Christian Hametner, and Johannes Fröhlich, Prehistoric adhesives: alternatives to birch bark pitch could be ruled out, ARKIVOC, in stampa.
Jürgen Weiner, European Pre- and Protohistoric Tar and Pitch: A Contribution to the History of Research 1720-1999, Acta Archaeometrica (Libavius Verlag Coburg, Germany) 1, 1999,1-109.
Anderson-Gerfaud, Patricia, 1990 "Aspects of Behaviour in the Middle Palaeolithic: Functional Analysis of Stone Tools From Southwest France," in Paul Mellars, ed., The Emergence of Modern Humans. New York: Cornell University Press, pp. 389-418.
Hester, Thomas R., and Robert F. Heizer , 1973 "Arrow Points or Knives? Comments on the Porposed Function of Stockton Points," American Antiquity 28(2): 220-221.
Ahler, Stanley A. , 1971 Projectile Point Form and Function at Rodgers Shelter, Missouri. Missouri Archaeological Society Research Series 8. Columbia:Missouri.
Bell, R. E., 1958, Guide to the Identification of Certain American Indian Projectile Points. Oklahoma Archaeological Society Special Bulletin 1.
Bell, R. E., and Hall, R. S., 1953, Selected Projectile Point Types of the United States. Bulletin of the Oklahoma Anthropological Society 1:1-16.
[1] per tarde Culture intendiamo quelle del Paleolitico superiore (solutreane e magdaleniane per prime) e quelle del neolitico fino all’Età del Bronzo, quando la pietra è stata soppiantata definitivamente dai metalli. Negli Stati Uniti la tecnologia del ritocco ha toccato i suoi vertici nelle Culture Clovis, Folsom e successive, da 11.000 anni fino a 6000 anni dal presente. È comunque rimasta fino al 1800. [2] Il palco di cervide è osso a tutti gli effetti: una superficie compatta esterna che racchiude un tessuto interno spugnoso. Il rapporto tra le due parti è funzione della specie e soprattutto dell’età: più giovane è l’animale, meno tessuto spugnoso presenta. [3] Il famoso “Hacker Flaker” ritrovato nello scavo di Hacker nella contea di jersey, Illinois, risalente alla Cultura Woodland presenta un tondino di rame immanicato in una impugnatura di palco di cervo withetail e risale a 2000 anni fa circa. [4]Paolo Carucci, 1907, La Grotta Preistorica di Pertosa (Salerno), [5] una lama o punta bifacciale è ritoccata su entrambe le superfici, e la sua sezione diviene quindi lenticolare, biconvessa. [6] la punta a dorso è una lamella staccata per percussione dal nucleo dotata di una faccia piana (la superficie di distacco) e un dorso, la cui sezione può essere triangolare o trapezoidale. Sono punte abbastanza facili da realizzare. [7] Il ritocco accademicamente si divide in vari modi: per i nostri fini identifichiamo il ritocco piatto, che segue la faccia della punte e il ritocco erto, che presenta un angolo ottuso rispetto alla faccia della punta. [8] le punte solutreane non si sa ancora se fossero armature per freccia o propulsore, o entrambe. Alcune hanno dimensioni tipiche da cuspide di freccia, ma 18.000 anni fa l’uso dell’arco non è documentabile con certezza. [9] lama: prodotto della percussione la cui lunghezza è almeno pari al doppio della larghezza. La scheggia è tutto ciò che non è classificabile come lama. [10] Famose sono le cuspidi della Tomba del Principe trovata nei pressi di Stonehenge |
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