Arco n.1
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L’arco nella simbologia mistico-religiosa Franco Faggiano
Un tuffo nell’antichità per scoprire la simbologia delle sacre scritture. Dove l’arciere ebbe un posto di assoluto primo piano.
Molti di noi, nelle varie letture, hanno trovato riferimenti all’arco e al suo uso. In primis chi ha approfondito la lettura delle sacre scritture cristiane. La Bibbia, però, non è la sola ad evidenziare simbolicamente l’arco. Andiamo a vedere, dunque, dove e come troviamo l’arco descritto o raffigurato. Innanzitutto è necessario introdurre questo saggio, con la natura dei simboli, ovvero la struttura, la coerenza, la funzione e la logica del simbolo stesso, al fine di comprendere cosa si vuole trattare.
Icona cristiana.
Sono rari i fenomeni religiosi che non implichino, in una forma o nell’altra, un certo simbolismo. Ad esempio, la pietra su cui dormì Giacobbe (e da cui vide in sogno la scala degli Angeli) divenne sacra solo perché fu la sede di una ierofania. Ma anche altri oggetti assumono simbolismi sacri in funzione della loro forma ed utilizzo, come avvenne per l’arco. Basta sfogliare un repertorio esauriente come il fantastico libro di E. Douglas Van Buren “Symbols of the Gods in Mesopotamian Art” per convincersi che tutta una serie di oggetti o di segni simbolici debbono il loro valore e la loro funzione sacra al fatto che si integrano in una divinità (ornamenti, segni degli dei, oggetti portati dagli dei, armi ecc.). La trasmissione di un simbolo da un dio all’altro, poi, è un fenomeno corrente nella storia delle religioni. Ad esempio: in India vajra, insieme al fulmine e diamante (simbolo della sovranità universale) passò da Agni a Indra, e infine al Buddha. La parola “simbolo” dovrebbe riservarsi ai simboli che formano essi stessi una “rivelazione” non esprimibile mediante un’altra forma mistico-religiosa (rito, forma divina ecc.). Uno dei tratti caratteristici del simbolo è la simultaneità dei significati che rivela. Questa simultaneità dei significati racchiusi in un simbolo si verifica egualmente in margine alla vita religiosa propriamente detta. Da questo punto di vista, il simbolismo si presenta come un linguaggio accessibile a tutti i membri della comunità e inaccessibile, o quasi, agli estranei. Ma in ogni caso un linguaggio che esprime, simultaneamente, la realtà sociale e storica del simbolo. Questa funzione unificatrice ha un’importanza notevole, non soltanto nell’esperienza religiosa dell’essere umano, ma anche in virtù della sua esperienza globale. L’unificazione non è una confusione: il simbolismo permette il passaggio e la circolazione da un livello all’altro, integrando tutto, ma senza fonderlo. Ma vi è qualcosa di ancor più significativo: questo simbolismo della “legatura” e dello “scioglimento” rivela uno status dell’uomo nell’universo. Si può addirittura affermare che soltanto mediante questo simbolismo del legame, l’uomo prende piena conoscenza della propria posizione nel cosmo e la esprime a se stesso in modo coerente. La logica del simbolo, inoltre, oltrepassa il campo della storia delle religioni e prende posto nella filosofia. Il grande Mircea Eliade (di cui si è voluta fare una brevissima sintesi dal suo Trattato di storia delle religioni) afferma: “…per l’uomo arcaico tutti i livelli del reale offrono una porosità talmente perfetta che, per esempio, l’emozione provata di fronte ad una notte stellata equivale alla più intimista esperienza personale di un uomo moderno; e ciò perché, grazie anzitutto al simbolo, l’esistenza autentica dell’uomo arcaico non è ridotta all’esistenza frammentata e alienata dall’uomo civilizzato dei nostri tempi…”.
Manoscritto cristiano.
Anche le piante hanno il loro simbolismo attraverso riti pagani, ebraici, cristiani, musulmani, induisti, buddhisti, ecc. in cui si incontrano divinità, miti e leggende, nonché usanze e oggetti di ogni genere e forma. In tutto questo ci sono riferimenti palesi all’arco. Alcuni di questi ci vengono dati proprio dal tasso (Taxus Baccata) e dal corniolo (Corpus mas), piante care agli arcieri. Per quanto riguarda gli animali, tra i tanti riferimenti, c’è una novelletta di mistica sufica che è particolarmente affascinante per la sua grazia e la poetica rappresentazione. Questa scrittura narrata per immagini raffigura l’innamorato (di Dio), la passionalità (raffigurata come un leone) e l’arco della forza spirituale. L’innamorato afferra l’arco, lo tende e scocca una freccia contro il leone-passionalità. Il leone, abbassandosi, schiva la freccia e questa colpisce l’occhio dell’amata.
Gerusalemme
Tante sono le religioni e tanti, inevitabilmente, sono i riferimenti all’arco contenuti nei libri sacri. Iniziamo dalla Bibbia che, soprattutto nell’Antico Testamento, offre numerosi passi relativi all’arco. Ecco, di seguito, alcuni di questi. Il simbolismo è palese in Proverbi 26,10: “Come l’arciere che trafigge ogni cosa è chi assume qualche stupido o chi assume i passanti”. In 1 Samuele 2,4: “I potenti uomini dell’arco sono pieni di terrore. Ma quelli che inciampano si cingono in effetti di energia vitale”. In 2 Cronache 18,33: “Un soldato, però, tirò a caso con l’arco e colpì proprio Acab, infilandosi tra le piastre della sua corazza. ‘Sono ferito! - gridò Acab al suo cocchiere - gira il carro e portami lontano dal campo di battaglia”. In 1 Cronache 12,1-2: “Ecco quelli che si recarono a Siclag presso Davide, quando egli era costretto a tenersi lontano da Saul, figlio di Kis.
Arcieri musulmani. Illustrazione di Gustave Doré.
Essi facevano parte di quei prodi che gli furono di grande aiuto nella guerra, arcieri, abili pure a lanciare sassi con la fionda, sia con la mano sinistra che con la destra, come a scagliare saette con l’arco; appartenevano alla stirpe di Saul, della tribù di Beniamino”. Assume, invece, un significato più esoterico, in 2 Re 13,15-19 “Eliseo gli ordinò: ‘Prendi un arco e delle frecce’. Appena egli ebbe portato l’arco e le frecce, Eliseo disse a Gioas: ‘Metti la tua mano sull’arco’. Quando il re vi ebbe messa la mano, Eliseo pose pure le sue mani su quella del re, poi gli disse: ‘Apri la finestra a levante’. Aperta che egli ebbe la finestra, Eliseo continuò: ‘Scocca la freccia’. Gioas la scagliò. Allora Eliseo esclamò: ‘Freccia di vittoria del Signore, freccia vittoriosa contro Aram! Tu percuoterai l’Aram, come ad Afec, fino allo sterminio’. Poi gli ordinò: ‘Prendi le frecce’. E quando le ebbe prese, Eliseo soggiunse: ‘Percuoti la terra!’. Gioas, la percosse tre volte, poi si fermò. Allora l’uomo di Dio, adiratosi contro di lui, gli preannunziò: ‘Se avessi percosso fino a cinque o sei volte, tu avresti colpito Aram fino allo sterminio; ora invece tu lo batterai solo tre volte’”. E in Giobbe 20,24: “Fuggirà dalle armi di ferro; lo taglierà un arco di rame”. Nella Cabbala Ebraica, ne “Il grande libro dei Santuari” (Hekkalòt Rabbatì) al capitolo quindicesimo troviamo “…alla porta del settimo santuario si ergono e stanno tutti i grandi, invincibili, duri, tremendi, spaventosi, più alti dei monti e più aguzzi dei picchi. I loro archi sono fissati e stanno davanti a loro; le loro spade sono aguzze e sono nelle loro mani…”. Nei Veda Mantramañiari troviamo traccia dell’arco nel Devi Sukta al capitolo 6: “…Proprio io traccio il potente arco del Dio, possa una freccia trapassare chi odia la Sacra Parola…”. Infine, nel Corano, alla Sura VIII capitolo 17, troviamo: “…non voi li avete trucidati, è il Dio che li ha uccisi. Quando facevi sibilare le tue frecce, non eri tu a farle sibilare, ma il Dio, per tentare i credenti con una prova generosa venuta da lui…”. Da tutti questi esempi emerge così che il nostro amato arco è stato in tutte le sacre scritture religiose un elemento simbolico determinante.
Franco Faggiano
Bibliografia Trattato di Storia delle Religioni - Mircea Elide (Bollati Boringhieri) Florario - Alfredo Cattabiani (Oscar Saggi Mondadori) La Bibbia di Gerusalemme (Edizioni Dehoniane) Il Corano - Vol. 1 (Oscar Classici Mondadori) I sette santuari - Cabbala ebraica (Tea) I Veda Mantramañiari - Vol. 1 - Raimon Panikkar (Bur)
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