Arco n.1
2007
 


Arco n.1  - Vittorio Brizzi: Finalmente Bolzano

Arco n.1  - Franco Faggiano: L’arco nella simbologia mistico-religiosa

Arco n.1 -  Alessio Cenni: Un misterioso accessorio orientale

Arco n.1 -  Alessio Cenni: L’arco di Metacom,il capo dei Wampanoag

Arco n.1  - Deborah Mauro: Per crederci…fino in fondo

Arco n.2  - Deborah Mauro: L’amore aiuta

Arco n.2  - Jill Victoria Brazier: L’arcieria nell’Inghilterra della Regina Victoria

Arco n.3  - Jill Victoria Brazier: L’arcieria nel mondo dei celti di Scozia

Arco n.3  - Deborah Mauro: … ma in gara tutto è più difficile

Arco n.4 -  Stefano Benini: L’arcieria nel periodo celtico

Arco n.4  - Francesca Capretta: Bello e impossibile...è il Roving di Nese

Arco n.4 -  Deborah Mauro: Che soddisfazione questi nostri figli!

Arco n.5  - Deborah Mauro: Frutti di stagione

Arco n.5  - Valeria Braidi: Long bow, il vichingo

 

 Un misterioso accessorio orientale

Alessio Cenni



Da due scrittori del nostro Medioevo l’eco di un attrezzo per la guerra usato dagli arcieri musulmani.

L’arcieria sportiva moderna si è sviluppata nel corso dell’Ottocento, rinascendo dalle tradizioni superstiti delle isole britanniche e della Francia settentrionale. Sono europei il nostro stile di tiro, la disposizione dei bersagli e il modo di segnare i punteggi. Ma l’arciere che si presenta oggi alle olimpiadi porta un equipaggiamento che è una versione moderna delle esperienze arcieristiche messe a punto nei secoli passati in Asia. Sono di derivazione orientale gli archi ricurvi in lamine assemblate, le corde a filo continuo, il serving, gli impennaggi parabolici e le cocche che pinzano la corda. Mentre l’arceria si era evoluta poco in Europa dalle sue origini preistoriche, essa aveva raggiunto in Asia il più alto grado di sofisticazione possibile con i materiali e le tecniche preindustriali, in relazione alla maggiore importanza strategica attribuita all’arco.

 

Frecce a coda conica e cocca mobile in corno.

 

Già nel Medioevo gli italiani erano consapevoli della particolare maestria nella fabbricazione e nell’uso di archi e frecce da parte di saraceni e tartari. Seppure in forma confusa giungevano anche informazioni su particolari artifici tecnici sfruttati dai condottieri orientali. A questo proposito è interessante un passaggio della Cronaca di Giovanni Villani (morto nel 1348) che nel Libro ottavo al capitolo XXXV narra di “Come Cassano, signore de’ tartari, sconfisse il soldano (sultano) de’ saracini e prese la terra santa in Soria (Siria)”. L’astuzia di Ghazan Narra il Villani: “Nel detto anno (1299) del mese di gennaio, Cassano imperadore de’ tartari venne in Soria sopra (contro) il soldano de’ saracini e menò seco duecentomila tra tartari e cristiani a cavallo e a piede per condotta del re di Erminia (Armenia) e di quello di Georgia, cristianissimi e nimici de’ saracini per racquistare la terra santa. Il soldano sentendo di loro venuta venne d’Egitto in Soria con più di centomila saracini a cavallo, sanza altra sua oste (esercito) di Soria ch’era infinita, e scontrarsi insieme i detti eserciti e la battaglia fu grande e terribile. Alla fine per senno e valenzia del detto Cassano, il quale si tenne a piede con grande parte della sua buona gente, infino a che è saracini ebbono tanto saettato ch’elli ebbono voti i loro turcassi di saette e acciocchè è saracini non potessono risaettare sopra i suoi le loro saette, ordinò che tutte quelle di sua gente fossono sanza cocca e le corde dei suoi archi con pallottiera, che poteano saettare le loro e quelle de’ saracini. E ciò fatto con ordine, a certo suo segno fatto montarono a cavallo e aspramente assalirono i saracini per modo che assai tosto gli mise in isconfitta e in fuga, ma molti saracini vi furono morti e presi e lasciarono tutto il loro campo e arnesi di grande ricchezza”.

 

Arco pallottaio con tipica doppia corda,

distanziatori e toppa di cuoio.

 

Le documentazioni storiche Dopo brevi ricerche abbbiamo appurato che questa battaglia del 1299 avvenne davvero a Homs in Siria, tra l’armata del sultano Mamelucco d’Egitto al-Ashraf e una coalizione di mongoli, armeni e georgiani comandata da Ghazan, sovrano mongolo della Persia convertito all’Islam, anche se il numero dei combattenti fu certamente inferiore a quello riportato da Giovanni Villani. Ci interessa però la menzione dell’artificio messo in opera da Ghazan (Cassano per il Villani) che avvantaggiò i suoi soldati, per la maggior parte arcieri a cavallo. Le battaglie combattute nel Medio Oriente e nelle steppe asiatiche prima dell’avvento delle armi da fuoco consistevano in manovre di squadroni che si avvicinavano al galoppo fino alla portata utile degli archi e scoccavano sciami di frecce cercando di ferire il maggior numero di uomini e cavalli avversari. Questa giostra poteva durare anche per ore finchè una delle due parti iniziava a cedere per stanchezza, perdite subite o esaurimento delle munizioni incoraggiando così l’altro esercito a tentare l’attacco a fondo e lo scontro diretto risolutivo. Informazioni incomplete Con questo tipo di tattiche militari, organizzare il recupero delle frecce scoccate dal nemico e impedirgli di poter riutilizzare prontamente quelle scoccate contro di lui aveva senso. Al Villani era stato giustamente riferito di “frecce senza cocca”, ma aveva frainteso che esse venissero scoccate tramite corde fatte come quelle usate per lanciare pallottole. L’arco pallottaio era comunemente usato in Italia nel Medioevo per la caccia ai volatili e altri piccoli animali e aveva una efficacia paragonabile ad una fionda ad elastici moderna.

 

La cocca viene fissata alla corda dell’arco.
 

 

Un altro curioso riferimento medioevale a questo singolare espediente bellico lo troviamo nel Decamerone di Giovanni Boccaccio (1313-1375). Nella seconda novella della quinta giornata si narra di Martuccio, siciliano di Lipari che essendo prigioniero a Tunisi entra nelle grazie del re dandogli un consiglio utile per vincere la guerra contro un pretendente al trono. Dal Decamerone Dice Martuccio: “Signor mio, se io ho bene, in altro tempo che io in queste contrade usato sono, alla maniera la quale tenete nelle vostre battaglie posto mente, mi pare che più con arcieri che con altro quelle facciate; e per ciò, ove si trovasse modo che agli arcieri del vostro avversario mancasse il saettamento è vostri n’avessero abbondevolmente, io avviso che la vostra battaglia si vincerebbe”. Il re risponde: “Senza dubbio, se cotesto si potesse fare io mi crederei esser vincitore”. Prosegue allora Martuccio: “Signor mio, dove voi vogliate egli si potrà ben fare e udite come. A voi convien far fare corde molto più sottili agli archi de’ vostri arcieri, che quelle che per tutti comunemente s’usano. E appresso far fare saettamento, le cocche del quale non sieno buone se non a queste corde sottili. E questo convien che sia si segretamente fatto che il vostro avversario nol sappia, per ciò che egli ci troverebbe rimedio. E la ragione per che io dico è questa: poi che gli arcieri del vostro nimico avranno il suo saettamento saettato e i vostri il suo, sapete che di quello che i vostri saettato avranno converrà, durando la battaglia, che i vostri nimici ricolgano e a’ vostri converrà ricoglier del loro. Ma gli avversari non potranno il saettamento saettato da’ vostri adoperare, per le piccole cocche che non riceveranno le corde grosse, dove a’ vostri avverrà il contrario del saettamento de’ nimici, per ciò che la sottil corda riceverà ottimamente la saetta che avrà larga cocca. E così i vostri saranno di saettamento copiosi dove gli altri n’avranno difetto”. L’esperimento ricostruttivo Anche in questo caso l’espediente è riportato in forma inesatta. Non era lo spessore delle corde che impediva il riutilizzo delle frecce.

 

Una freccia viene alloggiata nella cocca.
 

 

All’arceria islamica era noto l’uso di cocche fissate sulla corda dell’arco che presentavano sul davanti un alloggio per inserirvi a pressione la coda priva di cocca della freccia. Al momento del rilascio la cocca restava solidale alla corda e lasciava partire la freccia. Questo accessorio, nato forse come esperimento curioso, può ben essere stato utilizzato massicciamente in qualche occasione per mettere in crisi un esercito avversario nel momento cruciale di una battaglia. Nelle fotografie è mostrata una ipotesi ricostruttiva realizzata lavorando un puntale di corno bovino. Con l’alloggio per l’inserzione della freccia rinforzato da un avvolgimento di filo e colla. Viene fissato alla corda dell’arco mediante un sottile cordino che passa attraverso forellini nei due rebbi della cocca. Per garantire una uscita “pulita” della freccia è opportuno che l’alloggio per quest’ultima sia di forma conica e bene in asse. La coda della freccia deve entrare a pressione nell’alloggio, senza rischio che si sfili e cada dall’arco al momento della trazione. Come dicevo è un curioso piccolo accessorio, oggi privo di finalità pratiche, realizzabile senza eccessivo impegno, ma con una buon dose di cura e manualità. Alessio Cenni Bibliografia Klopsteg, Paul E. - Turkish Archery and the Composite Bow Simon Archery Foundation, Manchester 1987. Latham J.D. e Paterson W.F. - Saracen Archery The Holland Press, London 1970.

 




Frecce in onore di Ghazan.
 

 

 

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