Arco n.6
2006
 


Arco n.1 
Alessio Cenni: La balestra a ripetizione che viene dall’Oriente

Arco n.1 
Franco Carminati: I primi manoscritti e i testi a stampa

Arco n.1 
Deborah Mauro: Il filo d’Arianna

Arco n.1 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: L’apprendimento nell’Arciere Mediterraneo

Arco n.2 
Andrea Messieri: Dal costruttivismo alla costruzione personale

Arco n.2 
Deborah Mauro: La grandezza non tramonta mai

Arco n.2 
Bruno Bonora: L’enigma dei tendiarco di Kainua

Arco n.2 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: L’allenamento fisico nell’arciere mediterraneo

Arco n.3 
Deborah Mauro: Troviamo in noi nuove potenzialità

Arco n.4 
Deborah Mauro: Il giorno della gara

Arco n.4 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: La formazione nell'Arciere Mediterraneo

Arco n.5 
Franco Faggiano: L'Arco e il Samurai

Arco n.5 
Alessio Cenni: Rivivere la preistoria

Arco n.5 
Deborah Mauro: Il cibo è importante, trattatevi bene!

Arco n.6 
Stefano Benini: Emozionante Kyudo

Arco n.6 
Deborah Mauro: La “ricetta” giusta per motivare l’atleta

Arco n.6 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: Elementi differenzianti

 

La “ricetta” giusta per motivare l’atleta  
di Debora Mauro

 

La comunicazione è alla base del lavoro dell’allenatore. Aiuta a capire meglio l’agonista e ci permette di aiutarlo a vincere. Senza dimenticarsi che l’imitazione è un’arma psicologica molto forte.

 

“È stata la persona migliore che io abbia mai trovato. Trasmetteva tranquillità e serenità. Due parole di numero, mai una di più, dette al momento giusto e riusciva a trovare il modo di portare noi tutti a fare qualcosa che, per conto nostro, non avremmo mai fatto. Era il mio allenatore, alle volte burbero, altre, un sostituto paterno, ma sempre un punto di riferimento per le mie vittorie, uno sprono a dare il meglio, per tentare l’impresa ed entrare nell’olimpo dei migliori”.

 

 

Quanti di voi hanno avuto il piacere di sentir pronunciare queste parole al proprio riguardo? Una soddisfazione enorme che ripaga ore di sacrifici, vero?! Quanti sono riusciti a motivare i propri atleti per farli entrare nel magico olimpo? Il vostro atleta che, dopo aver tirato l’ultima freccia, si gira al vostro cospetto e vi ringrazia con gli occhi! Quanti, ancora, sono ad un passo da tutto ciò, ma non sanno come farlo? Non c’è niente di cui preoccuparsi, continuate nella lettura e trarrete interessanti spunti. Come riuscire allora a motivare un atleta per raggiunger i propri obiettivi? Il più grande impegno di un allenatore non è costruire la motivazione negli atleti, ma evitare di distruggere la motivazione intrinseca allo sport che essi già possiedono.

Il secondo punto, è che gli allenatori dovrebbero strutturare gli allenamenti in forma divertente, organizzandoli in base alla varietà e al massimo coinvolgimento di tutti. Molto spesso si pensa che gli atleti non vogliono fare qualcosa e che l’allenatore darà loro la motivazione per farlo.

 

 

C’è chi vuole fare da solo

Alcuni allenatori ritengono erroneamente che un atleta non sia motivato quando questi si oppone a fare tutto ciò che l’allenatore pretende. Ma spesso gli atleti che si oppongono alle direttive dell’allenatore sono, invece, fortemente motivati allo sport. Essi sono soltanto non motivati ad accettare le strutture e i metodi dettati dall’allenatore. Alcuni atleti vogliono fare a modo loro e quando fanno così gli allenatori li considerano come un problema disciplinare, in special modo gli allenatori che tendono a mantenere la loro posizione di potere all’interno della squadra. Ricordate: è meglio aggirare l’ostacolo, piuttosto di tentare a tutti i costi di abbatterlo; è più gratificante perché vi sentirete più furbi di loro e richiede un dispendio minore di energie. La chiave della motivazione è essere organizzati, costruirsi un rapporto di fiducia con gli atleti e conoscere profondamente la situazione di gara: alcuni allenatori fanno propri quei pacchetti motivazionali, sussidi audiovisivi e consulenti e si autodefiniscono psicologi dello sport. Molti di questi metodi sono superficiali e costituiscono, tra l’altro, un approccio a breve termine a quella che è invece una sfida a lungo termine.

L’allenatore deve andare oltre la domanda “come” motivare ed interessarsi più al “perché” si è motivati. Il sapere come motivare gli atleti comprende il sapere quali sono le loro mete e i loro bisogni, come essi percepiscono le situazioni, come vi vedono in qualità di allenatore.

 

 

I diversi fattori della motivazione

La motivazione è influenzata da tanti fattori e di seguito verranno analizzati schematicamente i principali.

Nella motivazione intrinseca le persone intrinsecamente motivate hanno un impulso interiore ad essere competenti ed autodeterminate a gestire la proprie mansioni e ad esplicarle con successo. Nello sport gli atleti giocano per orgoglio personale, cosa che fa sì che diano il meglio di sé anche quando nessuno li guarda.

La motivazione estrinseca deriva da altre persone attraverso il rinforzo positivo e negativo. Questi rinforzi possono essere tangibili, come trofei o premi in denaro, o non tangibili, come il prestigio e il riconoscimento pubblico. Le ricompense estrinseche, di solito, perdono il loro potere di rinforzo più presto delle ricompense intrinseche. Una volta soddisfatto un bisogno, questo non è più una meta e perde il suo valore di ricompensa. Più una persona ne riceve, meno valore avranno per lei, in futuro, ricompense dello stesso tipo.

Tra i metodi diretti che si possono utilizzare per influenzare l’atleta troviamo:

 

1) il processo che utilizza il consenso fa riferimento all’uso di ricompense estrinseche e punizioni. Può essere efficace come situazione motivante, specialmente su atleti che non hanno uno standard di comportamento ben delineato o che hanno una bassa concezione di se stessi;

 

2) nell’identificazione la base della motivazione è il rapporto fra l’allenatore e i suoi atleti. Per usare il processo di identificazione in modo efficace a motivare bisogna che l’allenatore abbia un rapporto positivo con i suoi atleti, così che questi si sentano in dovere di soddisfare le sue richieste;

 

3) il terzo metodo diretto è l’interiorizzazione che cerca di motivare gli atleti appellandosi ai loro valori, a ciò in cui essi credono, senza amministrare premi e punizioni.

 

I metodi indiretti: mirano ad alterare la situazione o l’ambiente fisico o psicologico, in modo da accrescere la motivazione. Forse uno dei cambiamenti più efficaci sta proprio nell’atteggiamento dell’allenatore, da uno negativo ad una visione più positiva.

 

La localizzazione del controllo: le persone hanno modi diversi di interpretare le punizioni e i premi che ricevono. Chi è incline a spiegare gli eventi della propria vita come risultato dell’azione di forze esterne viene definito una persona dal controllo esterno. Le persone che hanno, invece, un controllo interno sono quelle disposte a considerare gli eventi della propria vita come dipendenti dal loro comportamento. Essi credono che (a seconda di come agiscono) produrranno conseguenze diverse. Il fatto che un atleta abbia un controllo interno od esterno può influenzare la sua performance e il metodo da usare per motivarlo.

 

Gli atleti dal controllo interno sono orientati all’acquisizione delle abilità sportive e sono più motivati al miglioramento, mentre quelli che hanno un controllo esterno si sentono in balia della sorte e temono maggiormente di incorrere nel fallimento. Gli atleti che sono dotati di controllo interno sono maggiormente influenzati dal processo motivazionale di interiorizzazione, mentre gli esterni sono più influenzati dall’identificazione.

Le esigenze dell’atleta e le motivazioni: se c’è qualcosa da scoprire è senza dubbio capire quali sono i bisogni dell’atleta. Un bisogno da soddisfare diventa una meta e la capacità di aiutare gli atleti a raggiungere le loro mete è uno strumento per accedere alla loro motivazione.

 

Gli atleti dal controllo interno sono orientati all’acquisizione delle abilità sportive e sono più motivati al miglioramento, mentre quelli che hanno un controllo esterno si sentono in balia della sorte e temono maggiormente di incorrere nel fallimento. Gli atleti che sono dotati di controllo interno sono maggiormente influenzati dal processo motivazionale di interiorizzazione, mentre gli esterni sono più influenzati dall’identificazione.

Le persone tentano di soddisfare i propri bisogni secondo un sistema di priorità. Queste priorità possono essere divise in due categorie generali: bisogni di carenza, come la fame, la sete, il sesso, la sicurezza che hanno priorità assoluta e bisogni di crescita come l’amore, la stima di sé e la propria realizzazione. Una volta che un bisogno viene soddisfatto esso non è più un bisogno e la persona inizia a dirigere i suoi sforzi verso il bisogno che immediatamente lo segue nella gerarchia. Numerose fonti indicano tra i bisogni preminenti che gli atleti tentano di soddisfare con la pratica dello sport: giocare per divertirsi, che soddisfa il bisogno di stimoli; trovarsi tra la gente, che soddisfa il bisogno di appartenenza ad un gruppo e dimostrare le proprie capacità, per soddisfare il bisogno di farsi valere.

Una comunicazione efficace con i nostri atleti può darci tutte le informazioni sui loro bisogni e sui loro interessi e ci può aiutare ad accompagnarli verso l’olimpo dei migliori.

L’imitazione è un’arma molto forte e se noi per primi diamo il buon esempio, il gioco è fatto!

 

Deborah Mauro

 

 

Home | significati | in edicola | database   |  collaborare | team | guida al mercato

2006© Greentime s.p.a. Editore - Tutti i diritti riservati