Arco n.6
2006
 


Arco n.1 
Alessio Cenni: La balestra a ripetizione che viene dall’Oriente

Arco n.1 
Franco Carminati: I primi manoscritti e i testi a stampa

Arco n.1 
Deborah Mauro: Il filo d’Arianna

Arco n.1 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: L’apprendimento nell’Arciere Mediterraneo

Arco n.2 
Andrea Messieri: Dal costruttivismo alla costruzione personale

Arco n.2 
Deborah Mauro: La grandezza non tramonta mai

Arco n.2 
Bruno Bonora: L’enigma dei tendiarco di Kainua

Arco n.2 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: L’allenamento fisico nell’arciere mediterraneo

Arco n.3 
Deborah Mauro: Troviamo in noi nuove potenzialità

Arco n.4 
Deborah Mauro: Il giorno della gara

Arco n.4 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: La formazione nell'Arciere Mediterraneo

Arco n.5 
Franco Faggiano: L'Arco e il Samurai

Arco n.5 
Alessio Cenni: Rivivere la preistoria

Arco n.5 
Deborah Mauro: Il cibo è importante, trattatevi bene!

Arco n.6 
Stefano Benini: Emozionante Kyudo

Arco n.6 
Deborah Mauro: La “ricetta” giusta per motivare l’atleta

Arco n.6 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: Elementi differenzianti

 

Emozionante Kyudo
di Stefano Benini

 

Dieci squadre si danno appuntamento alle porte di Milano per disputare i Campionati europei. Vince la Francia mentre nell’individuale svetta il britannico Ray Dolphin.

Cronaca di una manifestazione suggestiva.

 

Il tiro con l’arco giapponese (kyudo) ha mosso i primi passi in Europa negli anni ’70 ed in Italia negli anni ’80. Oggi è così giunto ad un grado di diffusione sufficiente per disputarne i campionati europei ufficiali. Quest’anno l’Italia ha avuto l’onore di ospitare la nona edizione degli europei, tenutisi l’anno scorso ad Hanover in Germania. La cittadina di Cornaredo, dell’hinterland milanese, per un intero fine settimana è divenuta meta privilegiata di dieci squadre di kyudoka, provenienti da sette Paesi europei: Francia, Italia, Austria, Germania, Svezia, Svizzera e Regno Unito. L’evento si è svolto dopo una grande attesa ed entusiasmo da parte di tutti i clubs e dojo europei, sotto l’egida della Ekf (Federazione di kyudo europea), a cura della Aik (la Federazione di kyudo italiana). Encomiabile è stato l’impegno organizzativo profuso dai kyudoka milanesi e torinesi, coadiuvati da altri gruppi di kyudo italiani. Il risultato è stato un evento europeo lodato da tutti i partecipanti e dal pubblico, che contava diversi esponenti della comunità italo-giapponese, a conferma che eventi di questo tipo rivestono importanza non solo sportiva, ma soprattutto culturale.

 

Il maestro Feliks Hoff durante la cerimonia.

 

Il regolamento agonistico federale prevede che ciascuna Nazione possa partecipare con una o due squadre composte da tre arcieri. La distanza di tiro è quella canonica dei 28 metri su mato (bersaglio) di 36 cm. di diametro. Il metodo di punteggio è assai semplice: colpito vale 1, mancato vale 0.

Nella prima giornata si sono disputate le gare a squadre, per il titolo di miglior team d’Europa, ma questa competizione ha avuto anche lo scopo di selezionare i venti migliori arcieri, quelli ritenuti “degni” di gareggiare nella successiva giornata per il titolo individuale (taikai) di miglior kyudoka.

 

Il campionato è iniziato, come vuole la tradizione, con una solenne cerimonia di tiro (yawatashi), officiata (è il caso di dire) dai tre maestri più alti in grado, che hanno svolto anche mansione di giudici di gara: Liam O’Brien (britannico) settimo Dan kyoshi (Maestro); Feliks Hoff (tedesco) sesto Dan e Tryggvi Sigurdsson (islandese) sesto Dan, entrambi kyoshi. La solennità e il religioso silenzio di questo tipo di cerimonia rendono manifesto lo spirito di Shin Zen Bi, dell’arte del kyudo (verità, bontà e bellezza). Alla cerimonia è seguito un breve discorso di benvenuto del rappresentante federale Aik Armando Luciani, di Roma, quindi il saluto ufficiale all’evento del sindaco di Cornaredo, Pompilio Trivelloni, che ha calorosamente ringraziato sia la Ekf che la Aik per l’importante opportunità di ospitare un tale evento internazionale, non solo sportivo, ma che offre, tra l’altro, la possibilità di incontrare una cultura così affascinante come quella orientale.

Il maestro O’Brien ha voluto pubblicamente ringraziare la Federazione italiana Aik per l’impegno profuso e il duro lavoro svolto in tutto un anno di preparativi. O’Brien, britannico di origini irlandesi (coniugato con una giapponese) è un profondo conoscitore della cultura nipponica e ha tenuto a precisare che nonostante il diverso approccio che l’ambito orientale mantiene in queste cose, la competizione è e rimane un aspetto assai importante nella pratica del kyudo in quanto consente all’arciere di scoprire aspetti di se stesso che resterebbero altrimenti ignoti nella pratica non agonistica. Doveva poi ricordare ad ognuno che, nonostante si fosse in gara con altri, la cosa fondamentale non è battere l’avversario ma se stessi e i propri limiti.

 

Gli italiani Walter Albini, Pino Cazzaniga e Felice Lonati.

 

La competizione è andata avanti in modo silenzioso, ordinato e lento proprio di questa disciplina. La Francia, l’Italia e la Germania erano presenti con due formazioni nazionali, mentre Austria, Svezia, Svizzera e Regno Unito gareggiavano con una sola squadra. A fine prova si è reso necessario uno spareggio di quattro tiri tra un arciere italiano e uno tedesco, per il diritto di entrare nella rosa dei venti in lizza per la gara individuale. Per un solo errore del nostro italiano si è aggiudicato l’ingresso il tedesco! Le due squadre italiane erano composte da: Antonio Renzo, Riccardo Amendolagine, Lorenzo Brambilla (Italia A); Walter Albini, Pino Cazzaniga, Felice Lonati (Italia B). É la Francia a laurearsi campione d’Europa a squadre; ciascuna squadra ha tirato tre tornate da 12 frecce in serie da 4, per un totale di 36 frecce scoccate. Il criterio di selezione ha tenuto conto unicamente dei migliori venti piazzamenti come punteggi individuali durante la gara a squadre, senza tenere conto della nazionalità del tiratore. Tuttavia ciò che contraddistingue il kyudo dal tiro con l’arco occidentale, oltre alla diversa tecnica, è anche e soprattutto il differente approccio interiore dato che vi è una sorta di interrelazione unitaria tra mente, corpo e arco. Il vero kyudoka, quindi, non può essere solamente un arciere che colpisce il bersaglio, bensì colui che lo colpisce con la giusta tecnica, nel giusto modo e con la giusta presenza di spirito e di forma. In questa antica disciplina viene premiato non solo chi centra il bersaglio, ma anche chi, pur avendolo centrato meno volte, lo ha però fatto con la miglior forma e il miglior stile. Questo importante e lusinghiero riconoscimento è andato al francese Michel Dupont.

 

La gara individuale ha visto prevalere il britannico Ray Dolphin, allievo del maestro O’Brien; al secondo il tedesco Boris Proppe e per il nostro Antonio Renzo un bellissimo terzo posto.

 

Stefano Benini

 

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Hanno detto:

Liam O’Brian: “Le strutture si sono dimostrate eccellenti, nonostante il campionato sia stato ospitato da una piccola cittadina anziché dal capoluogo. Il pranzo nel centro civico è stato per me una vera esperienza di calore umano e di simpatia. Il kyudo, come attività giapponese, è alle sue prime mosse in Europa e perciò queste occasioni sono molto importanti. Il kyudo è una disciplina difficile, il bersaglio si trova a 30 metri ed è piuttosto piccolo, perciò la formazione umana diventa primaria in un tale contesto. L’arco è molto semplice rispetto a quello moderno occidentale, non è sostanzialmente cambiato da circa 800 anni! Nel kyudo si può andare molto bene durante un anno, ma l’anno successivo si può anche peggiorare, poiché tutto dipende dallo stato umano dell’arciere”.

 

Feliks Hoff: “Ho apprezzato moltissimo il calore e l’accoglienza del gruppo italiano di Ruggero Paracchini. Il kyudo è un’arte marziale assai difficile da imparare, occorre molto tempo prima di potere tirare al bersaglio con discreta sicurezza. Per farvi un semplice esempio: le olimpiadi di tiro con l’arco occidentale sono state vinte da alcune donne coreane. Ebbene queste atlete, per vincere l’oro olimpico, si sono preparate per un periodo di circa quattro anni. Nel kyudo dopo quattro anni non si è ancora nulla: ci vogliono dagli otto ai dieci anni per ottenere un 50 per cento di tiri andati a segno. Il kyudo europeo conta adesso 15 Paesi membri, ma non tutti questi gruppi sono pronti per partecipare a competizioni. Ho notato, tuttavia, una crescita del livello di abilità tecnica sia negli europei che negli italiani ”.

 

Ruggero Paracchini: “Non è stato facile iniziare la pratica del kyudo in Italia. Tramite Ioshihiro Ichikura, un praticante che viveva a Milano, si contattò il maestro Genshiro Inagaki, che ebbe l’amore e la costanza di venire da noi ogni anno fino alla fine della sua vita, avvenuta nel 1995. Oggi l’Italia sta certamente facendo notevoli passi avanti in questa disciplina”.

 

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