Arco n.1
2006
 


Arco n.1 
Alessio Cenni: La balestra a ripetizione che viene dall’Oriente

Arco n.1 
Franco Carminati: I primi manoscritti e i testi a stampa

Arco n.1 
Deborah Mauro: Il filo d’Arianna

Arco n.1 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: L’apprendimento nell’Arciere Mediterraneo

Arco n.2 
Andrea Messieri: Dal costruttivismo alla costruzione personale

Arco n.2 
Deborah Mauro: La grandezza non tramonta mai

Arco n.2 
Bruno Bonora: L’enigma dei tendiarco di Kainua

Arco n.2 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: L’allenamento fisico nell’arciere mediterraneo

Arco n.3 
Deborah Mauro: Troviamo in noi nuove potenzialità

Arco n.4 
Deborah Mauro: Il giorno della gara

Arco n.4 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: La formazione nell'Arciere Mediterraneo

Arco n.5 
Franco Faggiano: L'Arco e il Samurai

Arco n.5 
Alessio Cenni: Rivivere la preistoria

Arco n.5 
Deborah Mauro: Il cibo è importante, trattatevi bene!

Arco n.6 
Stefano Benini: Emozionante Kyudo

Arco n.6 
Deborah Mauro: La “ricetta” giusta per motivare l’atleta

Arco n.6 
Vittorio Brizzi, Giovanni Amatuccio: Elementi differenzianti

  

Il filo d’Arianna

di Deborah Mauro

Le sostanze dopanti sono una grave minaccia per l’atleta e per tutto il mondo sportivo. E ancora una volta l’aspetto mentale e le motivazioni morali svolgono un ruolo fondamentale.

Arianna era la figlia di Minosse, il re di Creta, il quale, per liberarsi del Minotauro lo fece rinchiudere in un labirinto. Periodicamente, il mostro riceveva in pasto sette ragazzi e sette ragazze ateniesi. Quando Arianna conobbe Teseo, che si era offerto di inoltrarsi nel labirinto per uccidere il Minotauro, se ne innamorò e gli diede come dono un gomitolo di filo per aiutarlo a ritornare. Teseo partì per la sua missione srotolando fin dall’inizio il filo e, compiuta la sua impresa, riuscì a trovare la strada del ritorno seguendo il filo che Arianna gli aveva donato. Mitologia o un saggio di psicologia? Il significato simbolico di questa leggenda rappresenta una similitudine perfetta con la matassa imbrogliata del doping. Per risolvere questa tipologia di problematiche è necessario individuare il capo del filo, dipanare il gomitolo ed affrontare man mano i problemi uno dietro l’altro. Questo, soprattutto, per dare coraggio e speranza all’atleta che è venuto a trovarsi al centro del labirinto e che vuole riemergere per continuare a fare sport. Una lista di sostanze molto lunga.

 Purtroppo, sempre più di frequente, i giornali annunciano notizie riguardanti atleti che hanno fatto uso di sostanze dopanti o di bliz delle forze dell’ordine che hanno sequestrato un grosso giro di anabolizzanti in qualche famoso centro sportivo. La lista di queste sostanze è lunga e tra i vari nomi che possiamo trovare spiccano sostanze come stupefacenti, anabolizzanti, stimolanti, narcotici, beta-bloccanti, diuretici, ormoni, caffeina, antidolorifici ed antinfiammatori, tutti assunti per ottenere un incremento di quelle prestazioni fisiche che, altrimenti, non sarebbero considerate così speciali. Queste producono euforia ed eccitazione, migliorano la risposta riflessa, combattono fatica e dolore ed aumentano l’energia e la resistenza. Un piccolo miracolo della farmacia, verrebbe da pensare. L’altro lato della medaglia, però, porta scritto che questo tipo di sostanze provocano alterazioni della coscienza, dell’umore e della percezione, vengono evidenziati danni cardiocircolatori, epatici e gravi effetti collaterali, dovuti anche all’uso combinato con i farmaci e ai superdosaggi prolungati nel tempo. Attenzione: non ci si riferisce solo a farmaci vietati, ma anche all’assunzione di sostanze lecite senza necessità terapeutica, in mancanza cioè di malattia effettiva. Può innescarsi un processo di dipendenza, sentendo il bisogno di assumere la sostanza in continuazione e di assuefazione, in quanto si è costretti ad aumentare le dosi di somministrazione per mantenere certi effetti. Senso di vergogna e di colpa Gli effetti vanno ad incidere sull’equilibrio fisiologico dell’organismo, con inevitabili ripercussioni sul benessere psicologico.

Continua insicurezza e precarietà, conflitto tra dipendenza ed autonomia, senso di vergogna e di colpa, l’identità personale messa in pericolo, l’alienazione da sé e l’esternazione dalla propria vita. Una persona che non sta bene non avverte buone sensazioni dal proprio corpo e dai muscoli e non può possedere la tranquillità, la calma e la motivazione che occorrono per vivere serenamente l’attività sportiva. A questo punto sorgono spontanee alcune domande: quali sono le motivazioni che portano un essere intelligente quale l’uomo a farsi così male?; quali sono le sensazioni e le emozioni che si provano nella pratica costante del doping?; come ci si sente una volta scoperti e per ultimo perché si parla di dramma umano, solo per i grandi campioni e non anche per tutti gli altri che emergono anche a livelli inferiori? Questi alcuni tentativi di discolpa raccolti da fruitori di sostanze dopanti: “Le gare sono sempre più impegnative e, per sopravvivervi, si è costretti a doparsi. Non per vincere, ma solo per sopravvivere”; “Non posso più farne a meno. Ho tanti impegni e per riuscire a tener fede a tutti devo prendere qualcosa, altrimenti tutte le ore di allenamento vanno perse”; “Voglio risultati immediati e senza fatica. Vedevo che nella mia squadra tutti erano più forti di me, così ho chiesto come facevano. Il medico mi ha consigliato delle sostanze per superare le crisi”. Lo sport moderno richiede prestazioni elevatissime, con gare impegnative ed un calendario fittissimo di impegni. È un mondo esaltante, ma alle volte crudele e purtroppo gli uomini non sanno farsi una ragione dei propri limiti. Appurato, dunque, che bisogna fare qualcosa per bloccare questo malessere che avanza a passi da gigante, chi deve fare la prima mossa? I principi morali di ogni individuo.

La personale filosofia di vita si basa sui convincimenti e sui principi morali di ogni individuo e la filosofia di vita coincide con la filosofia dello sport. Tanto vale anche per il concetto di valore: se la lealtà è il valore dominante nella vita, lo sarà anche in tutte le altre manifestazioni, comprese quelle sportive. Il valore dominante nello sport e l’auto-realizzazione, indicato anche come meta e obiettivo da realizzare, che si attua tramite valori come la lealtà, il rispetto delle regole, il senso di responsabilità e lo svolgimento dei propri compiti in allenamento, nelle competizioni e nella vita quotidiana. Quando si perdono di vista questi valori, si scivola nel limbo delle scelte sbagliate, della ricerca del successo facile, deviando dal codice morale e perdendo di vista gli aspetti positivi dell’auto-realizzazione attraverso lo sport. Sicuramente un atleta cresciuto in una famiglia con sani principi morali, che appoggia la crescita sportiva senza pretendere niente di più del fattibile, che si allena in una squadra dove vive positivamente la propria immagine e che frequenta una società dove viene educato al senso critico e all’utilizzo delle decisioni autonome ed ottiene dei modelli di comportamento, senza compromessi, mezze verità né insegnamenti di scappatoie pur di ottenere qualcosa, crescerà con equilibrio e saggezza decisionale che lo aiuteranno a stare lontano da un mondo che non è il suo. Sarebbe proprio bello poter gareggiare partendo tutti dallo stesso piano! Deborah Mauro


Foto 1: Le sostanze dopanti producono euforia ed eccitazione, migliorano la risposta riflessa, combattono fatica e dolore ed aumentano l’energia e la resistenza. L’altro lato della medaglia, però, porta scritto che provocano alterazioni della coscienza, dell’umore e della percezione; vengono evidenziati danni cardiocircolatori, epatici e gravi effetti collaterali, dovuti anche all’uso combinato con i farmaci e ai superdosaggi prolungati nel tempo.

 

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