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2005
 


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Alessio Cenni: Un millenario esercito di terracotta
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Vittorio Brizzi - Giovanni Amatuccio: La via dell’arciere mediterraneo (I)
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Alessio Cenni: Frecce da guerra e da caccia

 

 

Un millenario esercito di terracotta
DI ALESSIO CENNI
 

Una grande scoperta archeologica nella Cina settentrionale è l’occasione per indagare su un aspetto originale e poco noto della storia della balestra.

 

Nel maggio 1974 degli agricoltori stavano scavando un pozzo in un campo della Cina settentrionale, circa 30 Km a est della città di Xian. Dallo scavo emerse una statua di ceramica a grandezza naturale raffigurante un guerriero. Fu l’inizio di una delle più stupefacenti scoperte archeologiche del ventesimo secolo. Negli anni seguenti gli scavi portarono alla luce un intero esercito di terracotta, migliaia di statue a grandezza naturale che erano state racchiuse in lunghe camere sotterranee nel 210 a.C. Questo esercito era la scorta ultraterrena di Qin Shi Huang Di, primo imperatore e unificatore della Cina. In origine ogni statua era dipinta, munita di vere armi offensive in ferro e bronzo e allineata con le altre come a formare reparti pronti per una parata in onore del condottiero. Si può immaginare che effetto facesse entrare in una di queste camere sotterranee alla luce di una lanterna quando furono allestite.

 

Foto_1) Uno dei balestrieri del famoso esercito di terracotta
portato alla luce dagli archeologi nel 1977.

 

La misteriosa tomba dell’imperatore

Nel corso dello scavo gli archeologi trovarono tracce evidenti di un saccheggio delle camere avvenuto probabilmente pochi anni dopo, nel 206 a. C., durante un periodo di disordini politici.

Ciò nonostante la quantità e la qualità dei reperti recuperati è notevole e dà una precisa documentazione riguardo alle tecnologie militari cinesi di quel periodo.

Un aspetto intrigante della questione è che l’esercito di terracotta era, come si è detto, una scorta, ovvero un elemento accessorio alla tomba vera e propria dell’imperatore che si erge nei pressi.

Questa è un immenso tumulo con l’aspetto di una collina all’interno della quale si cela la sepoltura monumentale di Shi Huang Di che secondo gli antichi cronisti cinesi fu costruita su modello di un palazzo principesco e colmata di un corredo favoloso con tesori, oggetti artistici e suppellettili. Attualmente lo scavo di questa tomba non è ancora iniziato, ma dalle prime indagini sul campo effettuate gli archeologi cinesi ritengono probabile che la tomba sia intatta come il giorno in cui fu sigillata. Se è così, in un prossimo futuro il suo scavo potrebbe essere una delle più entusiasmanti avventure archeologiche mai realizzate.

Tra le armi recuperate accanto ai guerrieri di terracotta vi sono picche e alabarde, daghe e spade diritte a doppio taglio. L’arma da tiro principale era la balestra, che aveva in quel periodo in Cina un’ampia diffusione. Era stata introdotta come arma secondo la tradizione storica cinese intorno al 1100 a. C. con l’affermarsi dell’egemonia dei Chou, un popolo guerriero della Cina nord-occidentale.

 

replica assemblata del meccanismo da balestra cinese.

 

 

Congegni in bronzo

Nel periodo successivo, l’uso della balestra è documentato archeologicamente dal recupero di congegni di scatto in bronzo che costituiscono la parte meno deteriorabile dell’arma. Questi congegni di scatto sono di progettazione molto raffinata e per la loro epoca rappresentano un notevole esempio di realizzazione meccanica. Sono composti da tre elementi in bronzo prodotto col metodo della fusione a cera persa.

Questi interagiscono tra loro per mezzo di due perni che al tempo stesso li fissano in posizione sul teniere di legno della balestra. Anzitutto vi è quello che chiamiamo “elemento di presa” che ha un profilo arrotondato con due denti e una barretta rivolti verso l’alto. I due denti sono destinati a trattenere la corda dell’arcone e la corda del dardo mentre la barretta consente di muovere e riarmare il meccanismo dopo che è scattato.

Tra i due denti di presa (nella parte bassa) c’è un collegamento in forma di una stanghetta orizzontale sulla quale appoggia e ruota un secondo pezzo in bronzo imperniato a parte che chiamiamo “elemento di contrasto”.

 

 il meccanismo da balestra cinese scomposto per mostrare i singoli elementi.

 

 

 

Una meccanica complessa

L’elemento di presa è invece imperniato insieme a quello che può definirsi il “grilletto” per similitudine di funzione con le armi da fuoco. Si tratta di una barretta che pende verso il basso e viene mossa all’indietro per far scattare il meccanismo. Quando l’arcone della balestra viene teso e la corda agganciata ai denti dell’elemento di presa, questo risulta bloccato dall’elemento di contrasto, una delle cui estremità fa a sua volta pressione verticale su una tacca apposita della barretta-grilletto.

Basta una lieve pressione sul grilletto per liberare l’elemento di contrasto che a sua volta sblocca l’elemento di presa e fa partire la freccia. Le fotografie più che le parole possono dare una chiara idea del meccanismo. Abbiamo comunque suggerito quanto il congegno in questione sia tutt’altro che banale nella progettazione e che per funzionare adeguatamente senza incepparsi le forme complesse dei tre elementi devono essere perfettamente armonizzate tra loro. Allo stesso modo la distanza e l’allineamento tra le due imperniature deve essere calibrata alla perfezione. Non si può escludere che questo congegno si sia evoluto da forme più semplici e primitive, ma è più probabile che sia stato il prodotto ben studiato di una mente sofisticata. La nostra impressione è che il congegno sia stato immaginato, disegnato e sperimentato in forma di modello da un progettista meticoloso prima di affidare a bronzisti esperti la sua realizzazione in serie.

 

il meccanismo imperniato sul teniere.
Da notare la barretta con le tacche di riferimento per la mira a distanza.

 

 

Confronti con l’Occidente

Può essere interessante fare qualche confronto con la realizzazione di ordigni simili avvenuta in epoca successiva in Europa. Quando i Greci iniziarono a sviluppare catapulte ad arco (ovvero grandi balestre ad uso di artiglieria) ciò avvenne sotto gli auspici di sovrani ambiziosi, determinati a potenziare i loro eserciti, come Dionisio il Vecchio di Siracusa nel 399 a. C. e successivamente Filippo di Macedonia (padre di Alessandro Magno). Furono allora riunite e finanziate equipe di progettisti e tecnici incaricate di mettere in pratica precisi obbiettivi volti a realizzare armamenti innovativi e più micidiali. Questa sembra una procedura ovvia per noi oggi, ma era a di poco rivoluzionaria per un’epoca in cui si accendeva il fuoco sfregando due pezzi di legno e si cavalcava senza staffe. È difficile dire se le balestre cinesi e quelle occidentali siano derivate l’una dall’altra o siano invenzioni totalmente indipendenti. È certo però che i meccanismi delle catapulte greco-romane e delle balestre medievali europee non sono simili a quelli cinesi né per i materiali né per la soluzione tecnica. Perciò se mai l’antica balestra cinese ha ispirato l’Occidente, qui può essere giunta l’idea ma non il modello.

 

 il meccanismo montato all’esterno del teniere
per mostrare il funzionamento al momento del tiro.

 

 

Alcuni particolari tecnici

In un confronto con la balestra medievale ci sono altre differenze. Nella balestra cinese l’apertura dell’arco è più ampia. Il meccanismo di presa trova infatti posto all’estremità del teniere e non nel suo mezzo come nella balestra europea.

 

 

La balestra imbracciata nel modo indicato dalle antiche raffigurazioni cinesi.

 

Ne consegue anche un diverso modo di imbracciare l’arma al momento del tiro. Sembra che in Cina non sia mai entrata in uso la staffa per il piede e l’arcone veniva teso puntando la pianta di entrambi i piedi ai due lati del teniere sull’arcone stesso e tirando con la forza delle braccia, talvolta da una posizione seduta a terra. Un ultimo interessante particolare è l’uso nella balestra cinese di uno strumento di mira con punti di riferimento. La barretta rivolta verso l’alto dell’elemento di presa, oltre a servire per la manovra del meccanismo stesso, poteva essere marcata a intervalli regolari per variare l’inclinazione del teniere dopo aver stimato la distanza del bersaglio e adattare così la parabola della freccia in modo analogo all’azione di un tiratore moderno con un arco dotato di mirino. L’osservazione di questo antico meccanismo cinese fa riflettere su quanto sia utile mantenere una buona apertura mentale e non considerare una opzione come scontata o priva di alternative. Non è, infatti, credibile il modo di dire secondo cui nel fare una cosa non vi è che un solo metodo valido e una serie di modi sbagliati. Se così fosse, non si spiegherebbe l’incredibile varietà di soluzioni trovate dalle varie culture umane per risolvere le loro necessità, né sarebbe spiegabile l’esistenza stessa di culture diverse.

 

Alessio Cenni

 

 

Su questi argomenti:

Arthur Cotterell, The first emperor of China, London, 1981;

W. Soedel, V. Foley, Le antiche catapulte in Le Scienze, numero 129, maggio 1979 pp. 135-144.

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