Arco n.3
2005
 


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Franco Carminati: Un viaggio nel tempo da Parigi a Londra
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Alessio Cenni: Le tante vite della balestra

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Robert W.Halpin: Trattato sui materiali delle corde per archi (I)

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Robert W.Halpin: Trattato sui materiali delle corde per archi (II)
Arco n.3 
Deborah Mauro: Ansia somatica ed interventi di mental training

Arco n.4 
Vittorio Brizzi: Gli “archi” di Montale
Arco n.4 
Alessio Cenni: Un millenario esercito di terracotta
Arco n.4 
Matteo Iuso: La costruzione delle frecce nel Medioevo

Arco n.6 
Vittorio Brizzi - Giovanni Amatuccio: La via dell’arciere mediterraneo (I)
Arco n.6 
Alessio Cenni: Frecce da guerra e da caccia

 

Trattato sui materiali delle corde per archi
DI ROBERT W.HALPIN
Seconda parte
.
 

Dalle prime fibre sintetiche diffuse sul mercato dalle industrie di automobili, di velivoli e dai fabbricanti di tappeti, a quelle ultra resistenti di oggi, gli arcieri le hanno sempre utilizzate per ottenere le loro corde.

 

Acciaio

Negli anni 1950, in Svezia, furono prodotte delle corde di acciaio dagli stessi costruttori degli archi ricurvi “seefab” con flettenti d’acciaio. Queste corde raggiunsero la quasi perfezione tecnologica: erano costruite con nove trefoli di sottile corda da pianoforte, avvolti intorno ad un’anima composta da altri tre trefoli.

La corda completa aveva un diametro di 1/16 pollice. Le asole alle estremità erano grosse, legate con filo, saldate e quindi coperte con una pesante protezione di pelle: era qui dove la corda si rompeva sempre. Le corde “seefab” pesavano 500 grani. L’aumento del peso della corda rallenta il volo della freccia, come se 2/5 del peso della corda fossero aggiunti al peso della freccia.

Gli archi d’acciaio Accles & Pollock inizialmente avevano corde di lino, ma queste furono sostituite da corde di terylene (dacron): questo materiale sintetico aumentava molto la velocità della freccia e quindi migliorava la resa dell’arco.

 

Materiali sintetici

Prima della seconda guerra mondiale, nuove fibre sintetiche vennero sviluppate da diverse industrie, tra cui i produttori di automobili e di velivoli, come pure i fabbricanti di tappeti.

Queste fibre venivano utilizzate dagli arcieri alla ricerca di corde più resistenti.

 

Figura 1. Arco compound: cavi d’acciaio e corda di Dacron.

 

Fortisan®. Negli anni 1930 un filo sintetico denominato “celanese fortisan”, codice n. FF, apparve sul mercato.

Era prodotto con filati di acetato altamente tesi. I cavi da traino degli alianti negli Usa venivano fatti di questo materiale: composto da tre trefoli attorcigliati per ogni filo, era più sottile del miglior filo di lino; aveva un carico di rottura di 9,5 libbre per filo e bassa elasticità. Per bloccare le asole delle corde intrecciate era necessario usare cera e colla di cellulosa, giacché i fili di fortisan erano, per la loro natura, “scivolosi come un’anguilla”. Il filato utilizzato dagli arcieri statunitensi, con la speranza di risolvere il problema della rottura della corda, era il lyseth-4 cord ee-18, ed era stato originariamente usato nella manifattura di paracadute e copertoni. Purtroppo il fortisan necessitava di costante ceratura per tenere fuori l’umidità, altrimenti cedeva rapidamente con l’uso.

Un altro svantaggio era il diametro ridotto delle corde finite (circa la metà dello spessore di una corda di lino per un arco dello stesso libbraggio).

Se la sede della corda nel tip dell’arco non era ben smussata, la corda si rompeva nell’asola e tendeva a rompersi pure al punto d’incocco. Il vantaggio dato da queste corde era quello di una maggiore accuratezza di tiro a 100 metri, grazie alla velocità più alta della freccia, che dava una traiettoria più tesa.

 

 

Figura 2. Schematizzazione della tranciatura assiale del filo di Kevlar.

 

Dacron®. La fibra di poliestere terylene fu scoperta nei laboratori della Calico Printers Association, nel periodo 1939-1941 e, da allora, è stata oggetto di molte migliorie. Lo sviluppo americano della fibra venne denominato dacron (marchio della fabbrica Du Pont).

Il poliestere componente la fibra è il polietilene tereftalato, un prodotto della condensazione dell’acido tereftalico e del glicol etilene, derivato dalla sintesi chimica dei prodotti della scissione del greggio. Nel 1954 la versione più robusta e meno elastica era costituita da un filamento a 259 denari, con una resistenza di sei-sette grammi per denaro. Una corda dal peso di 60 grani aveva un carico di rottura di 230 libbre. Una corda di lino della stessa resistenza avrebbe pesato 120–150 grani.

Il dacron aveva una buona resistenza all’abrasione e l’umidità non alterava le sue prestazioni. Nel 1954, il terylene (o dacron) si poteva trovare in due versioni: un filo attorcigliato a tre trefoli e un tipo nominalmente “senza attorcigliamento” (tre-quattro giri per pollice). Le corde venivano costruite nella solita maniera, con l’ausilio dell’attrezzo di montaggio. Con il filato “senza torsione”, le corde venivano costruite con una lunghezza più corta, di circa ¾ pollice, rispetto a quella finale, per tener conto dell’estensione della corda montata sull’arco. La corda veniva poi strofinata con un pezzo di cuoio per aiutare i trefoli a rimanere uniti.

Anche la cera d’api veniva applicata e frizionata. Il brace veniva poi aggiustato girando la corda. L’usanza dell’immersione nella cera calda continuò per poco tempo con il dacron: con la cera a 100°C risultava una diminuzione di lunghezza della corda del sette per cento. Inizialmente credute “eterne”, le corde di dacron alla fine si rompevano, di solito dopo aver tirato 1.000-1.200 frecce, nelle asole e nel punto d’incocco.

Si costruivano pertanto corde di scorta, alle quali, dopo un “rodaggio” di 40-50 frecce, veniva applicato un punto d’incocco; queste poi venivano tolte dall’arco e tenute pronte per l’uso, mentre si riarmava l’arco con la prima corda.

Il dacron B50 e il B66 vennero sviluppati esclusivamente per la costruzione di corde per gli archi. Lo sviluppo dell’arco compound (inizialmente come strumento di caccia) e l’alta velocità della freccia che con questi si otteneva crearono altri problemi.

I sistemi di puleggia con cavi d’acciaio andavano incontro alla tranciatura dei punti d’ancoraggio della corda, come pure alla rottura della corda stessa: un ritorno sul tavolo da disegno per i materiali dei cavi e delle corde si rese necessario (Figura 1).

 

Figura 3.Formula chimica del Kevlar.

 

Kevlar®. La scoperta nel 1965 di fibre ad alto coefficiente ed alta tenacità (high modulus-high tenacity = hm-ht), ottenute dalle soluzioni liquide cristalline di poliammidi para-aromatiche, per mezzo di una reazione di policondensazione a basse temperature sulla base di p-fenilenediamine e tereftalilcloruro, portò nel 1971 alla produzione commerciale da parte della Du Pont di fibre di arammide kevlar.

Questo materiale è usato nella produzione di tappeti e nelle industrie automobilistiche e aeronautiche. È cinque per cento meno elastico del dacron. Con pochissima elasticità, diametro ridotto e risultante alta velocità della freccia, questa fibra venne proposta come il migliore materiale per le corde da arco “di tutti i tempi”. Però anche questo materiale si rompeva, dopo 2.500-3.000 frecce, quasi sempre al punto d’incocco, oppure all’asola. Questa fibra di polimeri può rompersi per scissione assiale.

Qualsiasi imperfezione superficiale porta ad una tensione assiale di tranciatura e, nell’utilizzo come corda da arco, vi è anche un fattore di tensione, a causa della flessione delle fibre, che porta ad una rottura a cascata attraverso l’intera sezione, nel punto di inserimento sull’arco (Figure 2 e 3). Per diminuire la frequenza di rottura si usava nastro Ptse (nastro da fontaniere) come serving per le asole, così diminuendo l’attrito con la sede della corda che, comunque, doveva essere ben smussata.

Come nel caso del dacron, si costruivano contemporaneamente due o tre corde, si faceva il “rodaggio” alle corde di scorta, con 50-60 frecce, un punto d’incocco veniva posizionato su queste corde che così venivano rimosse e tenute, avvolte, pronte per l’uso.

Si riarmava l’arco con la prima corda e si settava il brace dando dei giri alla corda.

 

Tetron. Un’altra fibra per i tappeti, questo materiale fece una breve comparsa negli anni 1970.

Era simile al Kevlar, ma aveva un’elasticità maggiore dell’uno per cento.

 

Figura 4. Processo semplificato di gel-spinning (filatura di gel).

 

Dyneema®. Nel 1979 la Società delle miniere dello Stato olandese (Dutch state mining = Dsm) inventò e brevettò il processo di filatura per “fibra-gel” (soluzione colloidale semi-solida, ndr) per la produzione di dyneema. Questo veniva prodotto in Olanda dallo stesso Dsm e in Giappone, sotto licenza, dalla Toyobo. Nel decennio successivo, diverse migliorie nel processo vennero brevettate dalla Dsm. Dalla prima realizzazione negli anni 1930 di questi nuovi materiali, alla produzione a livello industriale di fibre di polietilene ad alte prestazioni, c’era voluto quasi mezzo secolo.

Le fibre di dyneema sono in commercio dal 1990. Nel processo della filatura di gel (gel-spinning), le molecole del polietilene vengono sciolte in un solvente e vengono filate con una filiera. Nella soluzione le molecole vengono divise e rimangono in questo stato anche quando la soluzione viene filata e raffreddata per produrre filamenti. Questa fibra viene poi trafilata, attraverso fori molto piccoli, per produrre un polietilene ad alta resistenza alla trazione e ad alto coefficiente (Hmpe = High modulus polyethelene, Figura 4). Quando fu usato per le corde degli archi ricurvi compositi di prima generazione degli anni 1950 e 1960, la corda era così veloce che aveva lo stesso disastroso effetto del tirare a vuoto (rilasciare la corda con l’arco teso senza freccia): i flettenti si rompevano o, quantomeno, le lamine si staccavano.

Questi problemi furono risolti cambiando la colla usata per i flettenti e sviluppando la geometria degli archi. Oggi questo materiale, soprattutto il tipo SK60, è uno dei materiali più usati nel mondo per le corde degli archi.

 

Figura 5.Formula chimica del Vectran.

 

Spectra®. Partendo dagli stessi principi, dyneema e spectra vengono prodotti con macchinari molto diversi che producono fibre dalle caratteristiche simili. Spectra è il marchio dell’Allied signal, Usa. Viene prodotto per mezzo dell’estrusione continua di una soluzione concentrata di un polietilene con un peso molecolare molto alto: risulta in un gel che ha la caratteristica di rimanere unito durante il processo di trafilatura.

È una fibra di polietilene a catena estesa e ad alto coefficiente, che viene prodotto per mezzo della polimerizzazione dell’etilene.

È costoso da produrre: la velocità di produzione è di meno di 2 m. al minuto. La prima produzione commerciale si chiamava spectra 900, ma cedeva sotto carichi di tensione, a causa di difetti nei cristalli, che permettevano alle molecole di polietilene di slittare l’una sopra l’altra: questa debolezza accelerava con l’aumento della temperatura.

Spectra 1000 è un materiale di gran lunga superiore e sono queste le fibre morbidissime ed intrecciate, fatte di fino a 120 trefoli, rivestite di una guaina intrecciata, che vengono usate per fare le corde degli archi.

Questa fibra è praticamente priva di elasticità ed è molto resistente all’abrasione e ai raggi ultravioletti. Si usa fare un “rodaggio” di 50-60 frecce, con un arco compound, si fissa il peep e la corda dovrebbe poi rimanere immutata per tutto il periodo di utilizzo.

 

Vectran®. Questo poliestere aromatico (polimero cristallino a liquido termotropico = thermotropic liquid crystalline polymer = tlpc) è un marchio della Cna Holdings, Usa.

Prima di essere lavorato, il tlpc consiste in moduli molto rigidi a forma di catena, che si posizionano in dominii orientati in ordine casuale (“at random”) all’interno del polimero. Quando vengono riscaldati ed estrusi, attraverso fori piccolissimi, il movimento del flusso e le forze di taglio allineano questi dominii in maniera parallela nella direzione del flusso.

Una volta raffreddate, le fibre estruse hanno una struttura altamente orientata che dà un modulo ad alta tensione e resa. Prodotto per mezzo della polimerizzazione dell’acido p-idrossibenzoico e 6-idrossi-2-naftoico, questo polimero è uno di una famiglia di Lcp a base di naftalina: fu sviluppato dalla Celanese Corporation negli anni 1970 e la sua produzione industriale e commercializzazione cominciò già nel 1989.

La fibra tlpc viene filata in colata (“melt-spun”) utilizzando sistemi convenzionali di estrusione di poliesteri. Non può essere colorata.

La fibra tlpc ad alta resistenza si ottiene con un trattamento termico in ambiente controllato con gas inerti e con l’acqua che viene usata come lubrificante per facilitare il processo; la fibra viene prodotta in forma di filamento continuo. Le caratteristiche che la rendono adatta all’utilizzo per le corde degli archi sono: permanente indeformabilità (“no creep”); resistenza ad abrasione e all’impatto; ammortizzamento delle basse vibrazioni; alto coefficiente di forza; minimo assorbimento di umidità; lunga durata (Figura 5).

Fastflight®. Standard fastflight è la fibra prodotta, utilizzando la fibra spectra 1000, dalla Brownell & Co, Usa. Le corde per gli archi sono di solito costruite con 14-20 trefoli, che formano una loop senza fine.

Una volta attorcigliata, è stato dimostrato che la risultante corda è dieci volte più forte dall’acciaio, a patto che non sia usurata o tagliata. Ha una bassissima elasticità e una lunga durata.

Questo, in generale, costituisce il materiale di riferimento per tutti gli altri materiali usati per le corde degli archi in tutto il mondo.

Fastflight 2000 è un nuovo materiale con un carico di rottura di 135 libbre in confronto a quella di 95 libbre dello standard fastflight. La corda da arco richiede soltanto 14 trefoli.

I cavi d’acciaio e le corde di dacron dei compound sono stati rimpiazzati da sistemi di cavo e di corda interamente in fastflight, in quanto dà una migliore stabilità e aumenta la velocità della freccia.

Si fa una stima prudente di 30.000 frecce per ogni corda.

Infine, fastflight S4 (naturale e nero) è un materiale composito, fabbricato dalla Brownells: una mistura di spectra 1000 (46 per cento) e di vectran 150 (54 per cento).

Ha un diametro di filo di 0,023 pollici ed un carico di rottura di 160 libbre.

Ultra Cam®. Questo materiale per le corde dell’arco è fabbricato dalla Bcy fibres, Usa. È composto da una mistura di vectran 150 (56 per cento) e dyneema SK75 (44 per cento).

Ha un diametro di filo di 0,013 pollici e un carico di rottura di 120 libbre per filo. Corde per arco costruite con questo materiale sono state testate fino a 20.000 frecce.

 

Materiali per il serving

Il serving, usato più anticamente per proteggere la parte centrale della corda, era di tendine; sono stati poi usati, attraverso i secoli, il lino, la seta e il cotone. Dagli anni 1970 si è usato anche il filo interdentale, specie per spessorare il punto d’incocco. Le fibre sintetiche, quali il dacron, il monofilamento di nylon, il fastflight e le fibre Bcy intrecciate sono adesso i materiali più usati. Nel 2003 un monofilamento di nylon veniva già considerato un materiale “tradizionale”! I fili per il serving centrale delle corde moderne variano in diametro tra lo 0,0015 e lo 0,025 pollice. Questo è necessario per rispondere ad esigenze specifiche come quella per la sicurezza della cocca della freccia quando viene inserita sulla corda. C’è la tendenza verso l’utilizzo di fili intrecciati per il serving, con diverse caratteristiche: lo spectra ha un’ottima durabilità; il polyester dà una maggiore presa sulla corda; il monofilamento di nylon assicura un rilascio più liscio della freccia.

 

Robert W. Halpin

Traduzione a cura di

Jill Victoria Brazier

 

 

Il trattato originale di Robert Halpin, socio scozzese della Society of Archer-Antiquaries, è stato pubblicato nel Volume 46 del Journal of the Society of Archer-Antiquaries del 2003.

 

Ringraziamenti

L’autore ringrazia per il permesso di utilizzare materiali pervenuti dalla Celanese-Acetate, Charlotte, Nc, Usa.

 

Bibliografia

Clarence N. Hickman.

Effect of rigid middle section of a bar on static strains and stresses, Sylvan Archer. Vol. 4, Nov. 1930, pp. 5-7.

Robert P. Elmer. Target archery. New York, 1946, p. 348.

Kenneth O. Arton. Terylene (Dacron), British Archer. Vol. 6, 1954-55, p. 141.

Dyneema (Dsm, Usa).

Polymer Science Dictionary, 2nd Edition. Chapman & Hall, 1997.

D. Beer. Vectran.

Melt-spun wholly aromatic polyester. In High performance fibres, Ed Jws Hearle, Chap. 4.1, pp. 93-101.

 

 

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