Arco n.3
2004
 


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Arco n.1 
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Arco n.1 
Alessio Cenni: Il ricurvo tra tecnica e storia
Arco n.1 
Franca Botta: Sulle orme di Jean-Marie Coche

Arco n.2 
Stefano Benini: Gli archi d’oro di Tutankhamen
Arco n.2 
Silvano Borrelli: Come si costruisce l’arco del Faraone
Arco n.2 
Jill Victoria Brazier: La romanizzazione del Galles
Arco n.2 
Alessio Cenni: Antiche punte da freccia

Arco n.3 
Jill Victoria Brazier: Quella tomba è del Re di Stonehenge?
Arco n.3 
Alessio Cenni: L’arco inglese del Medioevo
Arco n.3 
Rolando de Pascale: L’occhio dell’arciere


Arco n.4 
Stefano Benini: Archi e stili a confronto

Arco n.5 
Alessio Cenni: Un insolito arco primitivo

 

 

L’arco inglese del Medioevo
DI ALESSIO CENNI
 

Attraverso nuove scoperte archeologiche e ulteriori confronti si delinea più chiaramente il carattere di un arco che ha avuto un ruolo da protagonista nella storia e nelle leggende.

 

Sull’arco inglese del Medioevo è stato scritto molto, anzi moltissimo. È un dato di fatto che l’arcieria moderna si è evoluta e sviluppata partendo dalla tradizione britannica che, dopo l’abbandono dell’arco come arma, ne aveva mantenuto l’uso come attrezzo sportivo o ricreativo sebbene gli archi che vengono utilizzati oggi alle Olimpiadi siano tecnicamente più vicini agli antichi archi compositi asiatici che ad un long bow inglese. La netta prevalenza di letteratura anglosassone relativa al tiro con l’arco ha portato ad una considerevole sovraesposizione del long bow nel contesto dell’arcieria storica.

 

 l’equipaggiamento dell’arciere inglese. Arco in legno di tasso e frecce racchiuse nella tipica custodia di tela usata al posto della più classica faretra. A destra:

 

L’arco inglese fu certamente un’arma efficace, ebbe un ruolo decisivo in alcune battaglie ed ha acquisito un suo spazio nella memoria culturale e nella psicologia di quel popolo. Ma alla luce di più ampie conoscenze e possibilità di confronto di cui disponiamo oggi possiamo valutarlo in termini forse più obbiettivi e storicamente più attendibili. Il cosiddetto arco lungo era chiamato semplicemente arco in Inghilterra e arco inglese dagli altri Paesi europei. Il termine long bow entrò in uso comune in epoca successiva al Medioevo. Si è molto dibattuto riguardo all’origine di questo tipo di arco, ma si deve tener presente che si tratta di un oggetto di semplicità estrema. Parlare di una invenzione da attribuire a questo o quel popolo è quasi paradossale per un arco di legno diritto il cui design era noto ovunque da migliaia di anni. Ad ogni modo si può rintracciare una tradizione dell’uso in guerra di grandi archi di legno presso popolazioni germaniche e scandinave dell’Alto Medioevo.

 

 

 l’impugnatura dell’arco era priva di rivestimenti;
un marchio inciso indicava il punto di passaggio delle frecce.

 

L’uso bellico stimolava ad aumentare la forza degli archi e l’ampiezza dell’apertura. Di conseguenza si tendeva a fabbricare archi più lunghi. È stato accertato che i vichinghi norvegesi utilizzarono lunghi archi di tasso nelle loro incursioni in Irlanda mille anni fa. Un arco di questo tipo fu recuperato dagli archeologi in scavi a Ballinderry nell’Irlanda settentrionale. Contingenti di mercenari vichinghi furono chiamati in servizio dai capi gallesi e introdussero nel Galles l’uso militare dell’arco. Quando i re normanni d’Inghilterra iniziarono la conquista del Galles verificarono sul campo, a loro spese, la particolare efficacia degli arcieri gallesi, equiparabile a quella dei balestrieri, ma con il vantaggio della celerità di tiro e del minore costo di produzione. Una volta adottato l’arco lungo divenne un’arma tipica degli inglesi che lo utilizzarono sino alla fine del secolo XVI.

 

l’intacco laterale della nocca di corno lascia intravedere il legno sottostante. La punta forgiata con due piccole barbe era tipica delle frecce da guerra inglesi.

 

I reperti archeologici

Sebbene vi sia stata una continuità nella tradizione arcieristica inglese oggi sappiamo che gli archi di legno usati dagli arcieri sportivi degli inizi del Novecento differivano in molti particolari da quelli del Medioevo. Negli anni 1979-1982 furono recuperati 138 archi da guerra nel relitto della Mary Rose, una nave affondata nel 1545 nel golfo del Solent sulla costa meridionale inglese. Ricoperti da un fango privo di ossigeno gli archi di legno si erano conservati intatti dando la possibilità di verificare le caratteristiche tecniche su un vasto campione di archi fabbricati in un medesimo periodo. Due di questi archi erano già stati recuperati nel 1841 dai fratelli Deane (pionieri delle immersioni sottomarine) e facevano parte da tempo della Royal Armouries recentemente trasferita da Londra a Leeds. Quando gli esperti inglesi iniziarono lo studio di questi reperti dovettero ammettere che si trattava di attrezzi dall’apparenza molto più rudimentale rispetto agli archi di legno sportivi di epoca vittoriana. Diritti, intagliati da un’unica doga di legno di tasso ricavata da uno spicchio di tronco. Le sezioni dei flettenti erano variabili a seconda delle preferenze degli artigiani o delle caratteristiche della doga. Pochi avevano la classica sezione a D degli archi vittoriani. Più comuni erano le sezioni squadrate o quelle subrotonde. Non erano rifiniti, l’artigiano ci lasciava sopra, senza preoccuparsi dell’estetica, i segni dell’ultimo strumento di lavoro. Privi di qual si voglia impugnatura, l’arciere stringeva in mano il legno nudo né più né meno di come fanno oggi gli indios dell’Amazzonia. Niente poggia-freccia, al suo posto su molti degli archi vi erano strani segni incisi, probabilmente il marchio degli artigiani. Oggi è accertato che gli archi della Mary Rose erano dotati di nocche in corno, ma gli archeologi ne hanno recuperata integra solo una perché il corno, al contrario del legno, non ha resistito a 440 anni di immersione nell’acqua salata.

 

 alla nocca inferiore la corda era fermata con un tipico nodo scorsoio (riprodotto a fianco) con un cavo più grosso.

 

Il carico di trazione

A fronte di questi aspetti primitivi un aspetto notevole di questi archi era l’alto carico di trazione. Riguardo a questo sono state fatte molte stime osservando gli spessori degli archi ed esperimenti diretti fabbricando repliche degli stessi. È stato ipotizzato che gli archi della Mary Rose avessero carichi di trazione effettivi tra le 80 e le 120 libbre, con molti archi attestati sulle 100 libbre. Sono state azzardate anche ipotesi di 150-170 libbre per questi archi, ma a questo riguardo si devono soppesare alcuni fattori di tipo psicologico. Come si è detto gli archeologi hanno rilevato che l’arma storica nazionale degli inglesi era un oggetto di progettazione molto rudimentale. Se si considera poi che le doghe di tasso con cui veniva fabbricato erano importate da Spagna, Italia e Germania, territori dove cresceva il legno migliore, l’unico aspetto esaltante rimasto è appunto il carico di trazione e di conseguenza la forza fisica degli arcieri che lo sostenevano. Di qui una certa tendenza a sovrastimarlo per quanto possibile.

 

come si posiziona la mano destra per incordare l’arco
con il metodo usato dagli arcieri inglesi del Medioevo.

 

Stime e verifiche

Un caso tipico di tendenziale sovrastima si è basato sulla lunghezza delle frecce recuperate assieme agli archi sulla Mary Rose. Si trattava di frecce militari che venivano prodotte in serie per conto dello Stato. Le aste erano lunghe tra i 75 e gli 80 centimetri. In conseguenza il carico di trazione degli archi è stato stimato su una ipotetica apertura di 30 pollici (oltre 76 centimetri). Ma il buon senso e l’esperienza ci dicono che questo criterio non è attendibile. La misura massima delle aste di freccia non ci dice “ tutti gli archi venivano tesi così”! Al contrario ci dice soltanto che nessuno di quegli archi doveva essere teso oltre quella misura. Sappiamo per esperienza diretta, lo confermano anche le raffigurazioni d’epoca, che gli arcieri con equipaggiamento tradizionale usano spesso frecce un po’ più lunghe della loro apertura effettiva. Questo fenomeno risulterebbe tanto più accentuato nel caso in questione dove le frecce erano prodotte in massa per essere usate da molti arcieri di diversa statura e fattezze fisiche. La fabbricazione di repliche degli archi della Mary Rose ha dato e continua a dare risultati molto variabili a partire dal primo esperimento documentato eseguito dall’arciere e ricercatore americano Saxton Pope nel 1920. Se in generale è confermato, come avevamo accennato, che si trattava di libbraggi alti gli sperimentatori si sono resi conto che le stime fatte giudicando a vista questo tipo di archi sono molto aleatorie. In primo luogo la rigidità del legno può essere sensibilmente diversa tra una doga e un’altra. Va poi tenuto presente che questi archi sono molto lunghi e non hanno una impugnatura rigida. L’arco lavora su tutta la sua lunghezza come un unico grande flettente e di conseguenza anche se gli spessori fanno una certa impressione la loro resistenza alle braccia dell’arciere è minore di quanto appaia a prima vista.

 

l’incordatura dell’arco. Un braccio spinge in avanti
e l’altro flette all’indietro mentre
il pollice accomoda il cappio nella nocca laterale.

 

Un aspetto interessante

Un aspetto interessante di questi archi riguarda le nocche e il relativo sistema di incordatura. Quando furono recuperati gli archi fu notato che molti sulle estremità coniche ormai prive delle nocche di corno avevano un piccolo solco su un lato. Questo solchetto fu interpretato inizialmente alla luce delle tecniche usate dagli arcai di epoca vittoriana. Questi erano avvezzi a intagliare delle nocche provvisorie negli archi di legno in fase di lavorazione. Solo dopo averli bilanciati con cura e collaudati si azzardavano a munirli delle graziose nocche di corno definitive. Si pensò quindi che i solchetti sulle estremità fossero un residuo delle nocche provvisorie. Ma la successiva scoperta di una nocca di corno sopravvissuta e il confronto con alcuni vecchi archi fabbricati in Scozia nel Settecento ha fatto capire che gli archi da guerra inglesi avevano nocche con un solo intaglio laterale. La nocca laterale è stata riscontrata su archi dell’Alto Medioevo recuperati in scavi archeologici in Germania (Oberflacht e Schleswig), in Olanda (Wassenaar) e nel già menzionato arco vichingo in Irlanda. Nel caso degli archi inglesi della Mary Rose il solco laterale nella nocca di corno è abbastanza profondo da intaccare il legno sottostante ed ecco la spiegazione del solchetto. Questo tipo di nocca era in relazione diretta con il metodo particolare di incordatura mostrato nelle raffigurazioni del periodo. Esso consisteva nel puntare l’estremità bassa dell’arco contro il lato interno del piede sinistro mentre con l’indice e il medio della mano destra (quelle stesse dita che tenderanno poi la corda nel tiro) si afferrava saldamente l’estremità della nocca superiore. A questo punto si fletteva l’arco tirando verso di sé con la forza del braccio destro e spingendo in fuori l’impugnatura con il sinistro. Contemporaneamente il pollice della mano destra farà scorrere delicatamente il cappio della corda verso l’alto sino a ingaggiarlo nella nocca. Era un metodo adatto per incordare archi molto lunghi e molto forti. Quello utilizzato prevalentemente oggi con l’ausilio delle  gambe che fanno da supporto è di derivazione orientale e particolarmente utile per incordare archi più corti e ricurvi.

 

Alessio Cenni

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