Arco n.2
2004
 


Arco n.1 
Nicola Bucci: Il libro del cacciatore con l’arco
Arco n.1 
Franco Carminati: La storia e i regolamenti dei Cavalieri dell’arco
Arco n.1 
Alessio Cenni: Il ricurvo tra tecnica e storia
Arco n.1 
Franca Botta: Sulle orme di Jean-Marie Coche

Arco n.2 
Stefano Benini: Gli archi d’oro di Tutankhamen
Arco n.2 
Silvano Borrelli: Come si costruisce l’arco del Faraone
Arco n.2 
Jill Victoria Brazier: La romanizzazione del Galles
Arco n.2 
Alessio Cenni: Antiche punte da freccia

Arco n.3 
Jill Victoria Brazier: Quella tomba è del Re di Stonehenge?
Arco n.3 
Alessio Cenni: L’arco inglese del Medioevo
Arco n.3 
Rolando de Pascale: L’occhio dell’arciere


Arco n.4 
Stefano Benini: Archi e stili a confronto

Arco n.5 
Alessio Cenni: Un insolito arco primitivo

 

 

La romanizzazione del Galles
DI JILL VICTORIA BRAZIER

 

È risaputo che l’arco non era tra le armi maggiormente in dotazione all’esercito romano. Gli arcieri, quando presenti, appartenevano molte volte ad altri gruppi etnici che militavano, come ausiliari, a fianco delle legioni (quando, per vicissitudini politiche e strategiche non vi combattevano contro), come i Parti o i Siriani. La infrequente dotazione dell’arco presso i soldati romani rende ancora più eccezionale il ritrovamento di frammenti di archi romani nella lontana Bretagna, a Caerleon, vicino a Newport nella odierna Galles. I reperti si trovano presso il Caerleon Roman Legionary Fortress Museum e presso il National Museum of Wales a Cardiff. Delle molte fortezze costruite dai Romani in Bretagna (figura 1), tre delle più importanti (York, Caerleon e Chester) furono fondate negli anni 70 dc, sotto l’Impero di Vespasiano. La fortezza di York fu costruita sotto il governatorato di Petillius Cerialis, genero di Vespasiano.

Foto_1) Mappa della Bretagna, con l’indicazione delle fortezze, delle città e delle tribù.

 

Costruì la fortezza a Caerleon

La romanizzazione della provincia continuò sotto il successivo governatore, Julius Frontinus. Soldato versatile ed autore di diversi trattati di ingegneria militare, Frontinus costruì la fortezza a Caerleon, come base per la Legione II Augusta, per far fronte alla situazione molto instabile delle colline del Galles meridionale. Più tardi lo stesso Frontinus avrebbe costruito la fortezza di Chester.

Sita nella vallata dell’Usk, che porta all’estuario del fiume Severn, la fortezza di Caerleon era vicina alla costa ma permetteva la comunicazione con le centrali colline gallesi, le instabili terre dei Silures e degli Ordovices. I primi verranno civilizzati sotto l’egida della Pax Romana come respublica civitatis silurum. Gli ultimi invece verranno praticamente sterminati dalla XX Legione di Agricola (le gesta di Agricola, prima comandante e poi governatore della provincia, vennero cantate da suo genero, lo storico Tacito). In questo scenario di romanizzazione della provincia della Bretagna, sia per le vie pacifiche preferite da Frontinus, sia per mezzo delle armi, metodo seguito da Agricola, degli archi compositi venivano costruiti e riparati nella fortezza di Caerleon nelle terre dei Silures.

È di questi archi, o di ciò che ne resta, che tratta l’articolo che segue, pubblicato da Arthur C. Knighton, nel Giornale della Society of Archer-Antiquaries, nel 1991.

 

 

Foto_2) Planimetria della Caserma di Prysg Field. Sono evidenti gli edifici annessi, lungo i terrapieni, dove sono stati rinvenuti i reperti di arco.

 

REPERTI DI ARCHI IN CAERLEON

 

di Arthur C. Knighton

La fortezza legionaria di Isca (Caerleon) era una delle tre principali basi militari nella Bretagna Romana: le altre erano Chester e York.

Buona parte della fortezza è stato oggetto di scavi. Nella zona denominata Prysg Field sorge l’unica caserma legionaria romana completamente riportata in luce in Europa (figura 2).

Nel comprensorio di Prysg Field, tra le strutture delle quattro caserme ed i terrapieni, si è trovato un altro complesso di edifici. In queste costruzioni annesse gli scavi hanno restituito armi ed attrezzi militari in grande quantità, tra cui cotte di maglia, punte di lancia e di giavellotto, molte punte di freccia e di altre armi da getto, nonché punte di pilum, la caratteristica arma del legionario.

In una delle stanze di questo complesso, i materiali ritrovati indicano che qui venivano costruiti e riparati degli archi compositi, con i quali, nel tardo impero, gli arcieri in alcune unità dell’esercito erano equipaggiati. Vengono discussi in questa sede dei frammenti di osso ritrovati.

Si ritiene generalmente che l’attrezzatura arcieristica in dotazione alle legioni non fosse di origine romana ma che appartenesse alle tradizioni levantine o centro-asiatiche: si tratta di attrezzi usati dagli eserciti romani piuttosto che di attrezzi romani tout court. Nessun arco romano è stato ritrovato intatto all’interno del territorio dell’Impero Romano, ma solo dei frammenti.

 

Foto_3) Reperti di archi da Caerleon (copyright, The National Museum of Wales).

 

215 frammentidi lamine di osso

A Caerleon sono stati trovati 215 frammenti di lamine di osso (figura 3). Molte di queste lamine sono contraddistinte da una differenza tra le due superfici. Una delle superfici è convessa, liscia, levigata, con un dorso alto. L’altra superficie è piatta ed è spesso rigata con segni delle lavorazioni. Dei 215 reperti, 127 sono spezzoni della parte centrale del terminale rigido, spaccati ad entrambi le estremità, di curvatura varia, con certe zone delle superfici rigate dalla lavorazione. Alcuni pezzi possono essere assemblati tra loro, ma solo quattro lamine complete o quasi complete potrebbero essere così ricomposte.

 

38 spezzoni di tip inferiori

Dei 38 spezzoni dei tip inferiori, alcuni sono molto appuntiti, uno ha una punta quadrata e, in due, la punta ha una forma arrotondata; 16 di questi spezzoni hanno una curvatura verso sinistra, mentre 22 curvano a destra.

Un’unica lamina è stata ritrovata integra: ha una lunghezza di 30 cm ed una larghezza di 1,7 cm; ha un tip superiore a forma arrotondata ed è leggermente ricurva. Delle quattro lamine spezzate, ma complete (o quasi complete), la più lunga, scissa in due pezzi, ha una lunghezza totale di 37 cm e una larghezza di 1,9 cm; il tip superiore è a forma arrotondata, l’estremità inferiore è appuntita. La lamina ha una forte curvatura e presenta una notevole zona rigata dalla lavorazione. Una seconda lamina, di una lunghezza di 37 cm ed una larghezza di 1,8 cm, è incompleta all’estremità inferiore. È diritta con una leggera curvatura solo all’estremità inferiore.

Una terza lamina, 26,5 cm di lunghezza e 1,4 cm di larghezza, ha un tip superiore quadrato; presenta una doppia curvatura ed è rigata sulla superficie concava. Una quarta lamina quasi completa è sottilissima ed ha un’estremità inferiore a forma arrotondata.

 

Nel profilo una strozzatura

Ci sono altri spezzoni di lamina con caratteristiche completamente diverse. Alcune presentano un profilo con una strozzatura. Due pezzi hanno le estremità quadrate e la facciata piatta presenta i due lati segati ad angolo netto. Una lamina presenta le rigature di lavorazione su tutta la superficie convessa, altre hanno i lati ad angolo netto fortemente rigati. Nei detriti, oltre alle lamine, si sono trovati 96 pezzi di osso e di palco, fra cui un pezzo sostanziale di palco, lungo 17,5 cm e largo 2,5 cm, già sgrossato e pronto per la lavorazione di una lamina. Questa scoperta, tra spezzoni di lamine già lavorate, e pezzi di osso e di palco rappresenta il maggior numero di frammenti di questo tipo ritrovati in qualsiasi sito romano.

Le sedi per la corda rudemente abbozzate ed i tip superiori rozzamente tagliati fanno pensare che questi pezzi fossero scarti. Molte lamine sono fatte di costole di bue e la loro doppia curvatura non fa altro che seguire la linea dell’osso naturale. Alcune sono leggermente piegate, come fossero state scaldate.

Questi frammenti potevano appartenere a non meno di 19 archi.

 

Presentazione e traduzione di

Jill Victoria Brazier

Da Journal of the Society

of Archer-Antiquaries.

 

Bibliografia

P. Salway. The Oxford Illustrated History of Roman Britain, 1993.

J.C. Coulston. Roman Archery Equipment, 1985.

G.C. Boon. The Roman Legionary Fortress at Caerleon, 1972.

 

 

 

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