Arco n.1
2004
 


Arco n.1 
Nicola Bucci: Il libro del cacciatore con l’arco
Arco n.1 
Franco Carminati: La storia e i regolamenti dei Cavalieri dell’arco
Arco n.1 
Alessio Cenni: Il ricurvo tra tecnica e storia
Arco n.1 
Franca Botta: Sulle orme di Jean-Marie Coche

Arco n.2 
Stefano Benini: Gli archi d’oro di Tutankhamen
Arco n.2 
Silvano Borrelli: Come si costruisce l’arco del Faraone
Arco n.2 
Jill Victoria Brazier: La romanizzazione del Galles
Arco n.2 
Alessio Cenni: Antiche punte da freccia

Arco n.3 
Jill Victoria Brazier: Quella tomba è del Re di Stonehenge?
Arco n.3 
Alessio Cenni: L’arco inglese del Medioevo
Arco n.3 
Rolando de Pascale: L’occhio dell’arciere


Arco n.4 
Stefano Benini: Archi e stili a confronto

Arco n.5 
Alessio Cenni: Un insolito arco primitivo

 

 

La storia e i regolamenti dei Cavalieri dell’arco
DI FRANCO CARMINATI
 

L’antichissima istituzione ebbe sede tra Francia, Belgio, Olanda, Svizzera e Alpi occidentali italiane. Vi potevano accedere anche i ceti medio bassi, a patto che rispettassero i valori di solidarietà, cortesia, onore e carità. E praticavano il tiro alla pertica e quello beursault.

 

Quando si intraprende lo studio della storia dell’arcieria è necessario dare a questa organicità e suddividerla in periodi ben definiti, rapportandoli all’evoluzione delle varie  epoche, al fine di evitare confusioni e valutazioni errate. Per far ciò possiamo allora sancire la seguente suddivisione…

l Periodi preistorico, protostorico e storico antico, che  però non presentano alcun interesse per lo sviluppo dell’argomento di seguito trattato.

l Periodo medievale, quello in cui l’arcieria fu universalmente diffusa, ma dove l’importanza dell’arco e degli arcieri variò enormemente tra le varie aree geografiche.

l Dal XVI secolo ad ogg,i ossia dall’avvento delle armi da fuoco che relegarono ad un ruolo assolutamente secondario l’arcieria, confinandola ad attività ricreativa e in seguito puramente sportiva.

 

Salvato dall’oblio grazie all’Inghilterra

Seguendo questa suddivisione, possiamo renderci conto di come l’arco abbia avuto un utilizzo notevole nel primo periodo, un impiego abbastanza rilevante nel secondo, per essere poi quasi dimenticato nel terzo. Generalmente viene riconosciuto all’Inghilterra il merito di aver salvato il tiro con l’arco dall’oblio, in quanto la sua tradizione storica e sportiva lo impose all’attenzione del mondo moderno. Se questa visione è veritiera, non è altrettanto dimostrato che la tradizione arcieristica debba tutta la sua riconoscenza solo all’arcieria inglese. Infatti l’istituzione dei Cavalieri dell’arco in Francia operò nella stessa direzione ed anzi la sua azione, iniziata con largo anticipo rispetto all’uscita di scena dell’arco dall’armamento militare, collaborò al mantenimento in vita della pratica del tiro in modo determinante, seppure forse meno appariscente, poiché circoscritto ad un’area geografica delimitata e ad un ristretto numero di praticanti. Non resta quindi che presentare questa istituzione - stiamo parlando dell’Ordine cavalleresco - attraverso la sua storia, i suoi regolamenti e le sue singolari particolarità.

 

Le origini risalgono all’epoca di Carlo il Calvo

L’Ordine cavalleresco dell’arco è un’istituzione particolare e assolutamente unica che riunisce un numero abbastanza grande di arcieri distribuiti su un’area geografica compresa tra Francia, Belgio Olanda e Svizzera con alcune presenze locali nella zona delle Alpi occidentali italiane, dove l’influenza della cultura francese è risultata più forte nel corso dei secoli. Dalle numerose interpretazioni nazionali dello spirito informatore iniziale e dalla diversa organizzazione dei gruppi di arcieri sono scaturite delle differenze assai importanti nell’applicazione pratica delle regole e nella lettura delle finalità. Per fornire una visione corretta dello spirito e della vita dell’istituzione, riteniamo opportuno focalizzare l’attenzione e l’analisi del fenomeno studiando la storia della cavalleria dell’arco francese ancora oggi viva ed operante. L’origine dei Cavalieri dell’arco risale all’epoca del regno di Carlo il Calvo (tra l’840 e l’877 d.C.), quando il vescovo di Soissons fece il voto di portare nella sua diocesi le reliquie di San Sebastiano. A questo scopo il prelato armò successivamente i cavalieri di San Sebastiano, che altro non erano che gli arcieri della compagnia della sua città, incaricandoli della delicata missione.

 

 

La figura di San Sebastiano e la compagnia di Soissons

E questi ardimentosi, rispettando la consegna, riportarono le reliquie del santo alle abbazie di San Medardo e di San Waast. Per questa ragione la figura di San Sebastiano ritorna nelle più svariate rappresentazioni costantemente affiancata alla presenza di compagnie di Cavalieri dell’arco.

Dai Cavalieri di San Sebastiano si “generarono” in seguito i Cavalieri dell’arco che, pur non avendo la stessa consegna, ne seguirono i princìpi informatori. In un’epoca in cui lo stato di cavaliere era unicamente riconoscibile ai nobili, l’estensione dello stesso stato agli arcieri consentì ai ceti medio bassi di accedervi trasmettendo anche a loro i valori di onore, solidarietà, cortesia e carità. In un lasso di tempo abbastanza breve, alla compagnia di Soissons (a nord-est di Parigi) se ne affiancarono molte altre sparse in varie zone di Francia, in particolare nel nord del Paese, che rappresentarono lo strumento principale della rivoluzione plebea contro la feudalità, essendo la borghesia ed il popolo la base costitutiva delle compagnie di arcieri. In seguito i regnanti, comprendendo i vantaggi che potevano trarre da queste associazioni, riconobbero loro un certo numero di privilegi a cui corrispose, da parte di queste ultime, una notevole devozione alla corona e tutto ciò durò fino alla Rivoluzione francese.

 

Con l’avvento delle armi da fuoco

Alcuni secoli dopo la nascita delle compagnie dei cavalieri, queste si affiancarono alle altre associazioni di arcieri conosciute con varie denominazioni e scaturite da diverse esigenze, che andavano dalle necessità difensive delle comunità locali all’organizzazione dei reparti militari da fornire ai feudatari in caso di guerra. Quando poi, con l’avvento delle armi da fuoco, le compagnie di arcieri non furono più utilizzate per scopi bellici, i loro effettivi si organizzarono in compagnie con obiettivi diversi, tra cui anche quelli sportivi, avvicinandosi così allo spirito dei cavalieri. Di conseguenza i contatti si intensificarono tanto che in alcuni casi è difficile riconoscerne a distanza di tempo le differenze. Nonostante le vicissitudini che hanno attraversato il corso dei secoli abbiano messo a dura prova la validità dello spirito e la sopravvivenza stessa dell’istituzione, la bontà dei suoi intenti ha dato un aiuto non trascurabile al mantenimento in vita della stessa che, ancora oggi, conta un numero non indifferente di membri.

Senza entrare nel merito delle vicende storiche che hanno caratterizzato la Francia, appare eclatante il fatto che l’istituzione abbia superato indenne il ciclone della Rivoluzione francese, riuscendo a reggersi saldamente in un’epoca come la nostra in cui i valori simbolici ed idealistici vengono giornalmente stravolti in nome della modernità e del guadagno, non meno che dell’utile personale più esasperato.

 

 

La gerarchia dell’organizzazione francese

Ai giorni nostri le compagnie di Cavalieri dell’arco sono normalmente iscritte alla Federazione sportiva di tiro con l’arco francese, anche se oltre al Fita praticano un loro particolare tipo di competizione tradizionale con bersagli specifici e su un campo caratteristico di cui in seguito parleremo diffusamente. Pure l’organizzazione interna delle compagnie differisce da quella delle semplici società sportive, in quanto esiste una gerarchia interna alla compagnia del tutto particolare. Vediamola nel dettaglio.

l Il connestabile, inizialmente eletto dai membri della compagnia e poi diventato titolo concesso a vita al più anziano dei dirigenti.

l Il censore, incaricato di mantenere la disciplina e di vegliare sulla sicurezza.

l Il re, rappresentato dal vincitore della competizione (abat-oiseau) che si teneva solitamente all’inizio di maggio.

l L’imperatore, colui che aveva vinto la competizione per tre anni consecutivi.

l Il capitano, aggiunto in seguito con funzioni di dirigenza.

l Il luogotenente, con funzioni di assistente al capitano.

l Il porta bandiera, il cui nome ne definisce il compito.

E l’insieme di un gruppo di compagnie appartenenti ad una stessa circoscrizione territoriale viene denominato ronda. 

 

Le caratteristiche distintive

La principale e distintiva caratteristica dell’istituzione era rappresentata dal criterio di scelta dei suoi membri. Diversamente infatti da tutte le altre istituzioni medievali, non era la nobiltà di nascita a costituire il requisito essenziale per l’appartenenza, bensì la nobiltà di operato personale, la rettitudine e la moralità del candidato. Non poteva essere richiesta né sollecitata l’ammissione e anche le procedure di ingresso erano inconfondibili:

l si accedeva all’Ordine solo su proposta di un membro effettivo e si era accettati dallo stesso con votazione degli appartenenti alla compagnia di futura appartenenza.

l Veniva testata da alcuni membri la validità del candidato attraverso specifiche prove.

l Esisteva una precisa e particolare procedura di investitura che non risulta nota in quanto i regolamenti delle compagnie riportavano un articolo che recitava “Gli arcieri che avranno rivelato il segreto del giuramento risulteranno colpevoli di spergiuro davanti a Dio e gli uomini e come tali saranno espulsi dalla Compagnia ed i loro discendenti saranno dichiarati indegni di portare l’arco”.

l Era attentamente curata l’educazione dei membri in quanto era espressamente aborrita e vietata la bestemmia, nominare il diavolo e parlare sboccatamente delle donne ed in particolare delle mogli altrui.

 

Gli scopi erano molteplici

E ancora… Un membro poteva essere espulso per indegnità avendo disatteso agli scopi istituzionali o alle regole di comportamento che risultavano piuttosto restrittive, considerato che i regolamenti recitavano: “il cavaliere dal momento in cui è elevato alla dignità dell’Ordine deve risultare esente da tutti i vizi e difetti, riunire tutte le virtù e la perfezione (per quanto possibile) e onorare tutte le donne”. Diversamente risultava appartenente all’istituzione a vita. Era richiesto spirito di servizio e reciproco aiuto verso gli altri membri della compagnia ed in generale verso tutti gli arcieri essendo in primo luogo la compagnia una confraternita (ossia un’associazione di fratellanza). Gli scopi erano molteplici ma sicuramente i principali si possono riassumere in:

l mantenimento della tradizione arcieristica e studio della medesima.

l Insegnamento della disciplina e di tutti gli accorgimenti ad essa connessi per puro spirito corporativo e non di lucro.

l Aiuto e collaborazione tra i vari membri dell’istituzione.

l Ricerca del miglior risultato sul bersaglio, a riprova della corretta tecnica personale di interpretazione del tiro escludendo ogni intento di superamento agonistico degli altri tiratori che, in nessun caso, devono essere identificati come avversari da battere.

 

L’attuale interpretazione delle gare e le uniformi

Quest’ultimo capoverso mostra quale e quanta distanza si sia venuta a concretizzare tra questo modo di intendere il tiro con l’arco e la filosofia delle competizioni Fita ad alto livello. L’attuale interpretazione delle gare può darsi che determini una maggiore (ma in verità molto dubbia) spettacolarità, certamente però a scapito del più puro spirito arcieristico corrente, che ne esce decisamente sminuito senza evidenti vantaggi reali. Da ultimo, ricordiamo che era usanza di alcune compagnie gettare frecce spezzate nella tomba di un confratello defunto. Passiamo ora invece a descrivere le uniformi… Per i Cavalieri dell’arco l’abbigliamento si è andato modificando ripetutamente nel corso dei secoli e, senza entrare troppo nel merito perché rischiamo di annoiare, ci sembra utile menzionare soprattutto il fatto che le diverse compagnie si differenziano quanto meno per il colore distintivo del copricapo (generalmente un basco in quanto lo stesso non risulta ingombrante durante il tiro), mentre nel tempo si sono persi vari accessori ed orpelli della divisa tra cui una spada o stocco e l’alabarda del censore. Carattere distintivo delle compagnie, oltre alla divisa, era la bandiera o meglio lo stendardo, generalmente di grandi dimensioni e che richiedeva particolari accorgimenti per mantenerlo in equilibrio nelle sfilate. Su questo apparivano ricamate le insegne del Paese di appartenenza, il nome della compagnia, una raffigurazione di San Sebastiano e vari attributi dell’arco.

 

Il campo di tiro e le due specialità

Le compagnie venivano riconosciute anche per il soprannome loro attribuito e derivante dalla loro provenienza, da particolarità ambientali o da avvenimenti riconducibili nel tempo ai suoi membri. Per oltre sei secoli il tiro con l’arco tradizionale in Francia si è praticato sotto due forme principali ossia: il tiro beursault e il tiro alla pertica. Il primo (figura 1) si svolge su un campo chiamato jardin (giardino), con due bersagli contrapposti distanti 28 tese (una tesa equivale a 1,95 metri) per complessivi 54,60 metri, con le piazzole poste davanti ai bersagli per cui la reale distanza di tiro risulta di 50 metri. La competizione si svolge con un solo tiratore in piazzola che scaglia una sola freccia per tornata. L’ordine di tiro rispetta la gerarchia degli appartenenti alla compagnia o alle diverse compagnie presenti che si susseguono sulla linea di tiro. Il primo arciere di ogni plotone che si presenta sulla linea di tiro saluta in segno di rispetto per gli assistenti e per il bersaglio, che ricorda sempre il martirio di San Sebastiano. Dopodiché dichiara di iniziare i tiri, scagliando la sua freccia. Poi arretra, lasciando spazio al successivo e si avvia verso il bersaglio per andare a raccogliere la freccia scagliata e prepararsi al tiro di ritorno percorrendo il viale dei cavalieri e così di seguito. Il viale del re viene utilizzato solo nella giornata del tiro all’uccello (ossia quando al centro del bersaglio viene posto il simulacro di un piccolo volatile di legno che darà la vittoria al primo arciere che lo colpirà). L’insieme di due tiri (andata al bersaglio di inizio e ritorno alla piazzola di partenza) viene denominato halte e l’intera partita si compone di venti haltes (quaranta tiri).

 

I bersagli e il calcolo dei punteggi

I tiri si effettuano su bersagli particolari (figura 2) ed il calcolo dei punteggi varia a seconda della gara e dell’occasione, che può essere un incontro amichevole, una prova qualificativa per un campionato locale o nazionale, un Bouquet Provincial o una partita in onore di un defunto (reminiscenza degli antichi giochi funerari dell’antichità?). I colori del bersaglio sono il bianco ed il nero. Caratteristici sono unicamente i bersagli impiegati nelle partite commemorative (partie de deuil) o solenni in cui la targa è decorata. Il diametro interno al cordone (cordon dorè) è di 45 centimetri, mentre quello esterno è di 48. Il cordone è sempre valutato a svantaggio del tiratore. Per quanto riguarda invece il tiro alla pertica, è stato relativamente poco praticato e ha avuto notorietà solo verso il Passo di Calais, nelle Fiandre, in Belgio e in Olanda. Il bersaglio è rappresentato da una pertica con apice a circa 35 metri da terra (figura 3). Questo tipo di tiro richiedeva frecce a punta piatta non metallica di peso intorno ai 50 grammi, un arco di 50-80 libbre con un massimo ricordato di 110 libbre ed un campo pianeggiante di circa 100-130 metri di diametro, con protezioni superiori per gli spettatori. Da segnalare, infine, che tutti gli anni si tengono in Francia delle manifestazioni particolari denominate Bouquets Provincials costituite da una sfilata delle diverse compagnie di cavalieri, da una messa solenne, da un pranzo comune e da una partita di tiro individuale e per compagnie che si prolunga in varie giornate per dare, a tutti coloro che lo desiderano, la possibilità di partecipare.

 

Franco Carminati

Pubblicazione autorizzata

dalla Society of Archer Antiquaries

 

 

 

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