Arco n.1
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Il
libro del cacciatore con l’arco Dopo un lungo e accurato lavoro editoriale esce in Italia un’opera straordinaria per completezza tecnica ed inestimabili aspetti filosofici. È un volume prezioso che ogni arciere dovrebbe conoscere perché ci regala il sapore di una vita di confine e senza mediazioni. Scritto da Vittorio Brizzi ed Andrea Zani, Il libro del cacciatore con l’arco impone al lettore la fragranza di un ripensamento sulla nostra “difficile” civiltà.
Pubblicare una guida, un manuale, un saggio, un qualsiasi scritto dedicato all’attività venatoria con l’arco è una faccenda da non prendere alla leggera. Qualche anno fa, inoltre, sarebbe stato altamente provocatorio. La vexata quaestio della liceità della “venazione”, della caccia, della predazione umana, anche se con l’arco (arma primitiva e potente illusione di selvaticità), è sempre stata il tormentone per eccellenza che ha diviso gli amanti della natura, perché così si definiscono sia gli uni (chi è contrario) sia gli altri (chi caccia). La scelta editoriale di Greentime di pubblicare “Il libro del cacciatore con l’arco” di Vittorio Brizzi e Andrea Zani (due vecchi e impegnati rappresentanti della cultura venatoria arcieristica italiana) non è stata così presa con leggerezza.
Un atteggiamento meno viscerale Oggi, senza dubbio, si guarda alla caccia con un atteggiamento meno viscerale in virtù di un diverso comportamento mediatico che pone altri valori sociali sulle prime pagine dei media. La caccia nello stesso tempo si è stemperata passando da movimento di consumo degli anni ottanta ad attività strettamente regolamentata con forti connotazioni di salvaguardia e selezione del patrimonio faunistico. Chi caccia è “costretto” a studiare, conoscere gli aspetti culturali, antropologici, sociali, turistici, naturalistici ed ecologici. Così nel libro, che condisce approfondimenti tecnici e immersioni filosofiche, appaiono in modo manifesto sia le contraddizioni che la ricerca delle radici più profonde e misteriose dell’arte venatoria.
Una nuova chiave di lettura Una cultura che non può e non deve mai essere liquidata da concetti banalmente antropocentrici e che ha, dalla sua, una essenza che sprofonda nel passato remoto. Il volo verso il passato, che non si limita a quello recente testimoniato dalle scoperte archeologiche del neolitico, ci fa scoprire, attraverso quest’opera, una nuova chiave di lettura della pulsione umana verso la caccia, dove viene ridimensionata l’esigenza di procurarsi il cibo per la sopravvivenza e viene posta in primo piano la componente rituale del gesto venatorio, che diviene colonna portante dell’intera evoluzione umana. Una delle tesi sostenuta dagli autori, a mo’ di sottofondo ritmato e continuo, è la consapevolezza di ciò che si fa e non è una cosa semplice. La padronanza della conoscenza dei propri limiti, dei limiti di archi e frecce, la consapevolezza della propria ignoranza, è la prima questione da mettere in conto. Il rispetto della preda, che si esplica con la cerca e la ricerca nell’ambiente naturale nei panni del predatore, con una sofferta ma consapevole attenzione a quei particolari che la vita di oggi ci nasconde, sono i punti fondamentali di un rispetto fortemente etico. Non una caccia di quantità, ma una ricerca dell’essenza della caccia stessa e della natura umana. E così lo strumento primitivo (la freccia), in questo caso, ci è di aiuto; un tramite ridotto al minimo che costringe l’uomo verso la compenetrazione assoluta con il mondo primitivo, in virtù proprio dei suoi limiti antropologici.
Le situazioni vissute sul campo La parte tecnica, arcieristica e naturalistica, in questo libro di 352 pagine, con oltre 130 foto e ricco di grafici, è trattata con molta attenzione e già da sola potrebbe rappresentare un completo e spesso manuale tecnico. Ma se le testimonianze riportate dagli autori, la loro esperienza nata da situazioni vissute sul campo e frutto di scambi con rappresentanti della caccia con l’arco mondiali già di per sé possono risultare interessanti per chi già è avvezzo o ben predisposto all’arte venatoria con l’arco o con qualsiasi altro strumento lecito, riteniamo che questo volume possa essere una interessante fonte di meditazione per chi ne è lontano o nemico. Gli autori sono presidente l’uno e vicepresidente l’altro dell’associazione l’Eredità Perduta, che si batte da più di 10 anni per la regolamentazione dell’attività venatoria con l’arco e per la tutela degli aspetti etici propri di questa struggente ed affascinante disciplina. Recenti azioni dirette verso le istituzioni, tese a sottolineare l’importanza di una corretta interpretazione della legge che nel nostro Paese legittima dal ‘76 la caccia con l’arco, hanno permesso piccoli e grandi passi verso il suo riconoscimento istituzionale e la sua disciplina sul territorio nazionale. Ai lettori resta il compito di scoprire i segreti del volo di questa freccia che ci fa conoscere l’umido del bosco in un tiepido mattino autunnale e la fragranza di un ripensamento sulla nostra “difficile” civiltà.
Nicola Bucci
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