Arco n.4
2003
 


Arco n.1 
Jill Victoria Brazier:
The Society of Archer-Antiquaries
Arco n.1 
Vittorio Brizzi:
Quando archeologia e antropologia  incontrano l’arcieria
Arco n.1 
Franco Carminati:
Ruolo e importanza del longbow nel Medioevo
Arco n.1 
Alessio Cenni:
Gli uomini delle praterie

Arco n.3 
Stefano Benini:
Leggende e misteri dell’arco di Fiavè
Arco n.3 
Bill Tucker:
Passione e morte di Sant’Edmundo
Arco n.3 
Alessio Cenni:
La lunga vita dell’arco pallottaio
Arco n.3 
Deborah Mauro: Mente sana in corpo sano

Arco n.4 
Luciano Cecili: Una storia africana

Arco n.6 
Vittorio Brizzi: Il ghiaccio si tinge di giallo
Arco n.6 
Deborah Mauro: Vincere è un’attitudine della mente

  

Vincere è un’attitudine della mente
DI DEBORAH MAURO
 

Che cosa differenzia gli straordinari campioni dalle altre persone? Quale magica qualità li rende individui fuori dall’ordinario? Sette sono i punti che ci possono fornire una risposta adeguata.

 

Un ragazzo del più povero quartiere di San Francisco nutriva l’ambizione di diventare un grande campione di football americano proprio come il suo eroe J.B. del Cleveland. Un giorno, quando il Cleveland si trovava in città per disputare un incontro con i 49ers di San Francisco, il giovane si imbattè in J.B. mentre era al bar e, tutto eccitato, si rivolse a lui dicendogli: «Mister, io sono il suo più grande ammiratore, di lei conosco tutto, da ogni primato che ha stabilito a ogni touchdown che ha segnato ed un giorno sarò proprio io a battere ogni suo record!». B. sorrise nel guardare quel ragazzetto rachitico con le gambe storte e con tono incoraggiante si rivolse a lui dicendogli: «Fantastico, sono contento che un ragazzo determinato come te sia il mio erede, ma come ti chiami?», «O.J.S - rispose il ragazzo - ma gli amici mi chiamano O.J.»…

 

   

 

Grazie all’impegno e alla costanza

Contro ogni previsione il giovane ragazzetto dalle gambe storte riuscì a battere tutti i record di J.B. e divenne il più grande campione di football americano di tutti i tempi. La morale di questa storia è evidente: grazie all’impegno, alla determinazione e alla costanza tutto è possibile, proprio tutto. Volere è potere e raggiungere il successo vuol dire cogliere gli obiettivi dell’azione intrapresa. Il risultato del nostro comportamento incide positivamente sul comportamento futuro, sulla motivazione e sulla personalità. Il successo non va inteso come portatore di fama universale, ma come piena realizzazione delle proprie potenzialità in quel specifico momento. Possiamo considerare successo la vincita alle Olimpiadi per un atleta professionista, come la partecipazione ai Giochi della Gioventù per un bambino, è un successo anche migliorare le proprie prestazioni precedenti. Le persone con una forte motivazione al successo fanno poco conto sulla fortuna e porgono molta attenzione ai propri mezzi: conoscono bene le proprie potenzialità, sanno fin dove possono arrivare e fissano così degli obiettivi realistici vivendo i traguardi intermedi come importanti mete di avvicinamento. Cosa differenzia gli straordinari campioni dalle altre persone? Quale magica qualità li rende individui fuori dall’ordinario?

 

   

Nel tiro con l’arco occorre trovare e mantenere l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità, far uscire il  talento che è nascosto in ciascuno di noi, imparare a gestire emozioni come ansia e paura ed individuare il giusto focus attentivo per fronteggiare le situazioni in cui la fatica fisica e mentale si fa più sentire.

 

I segreti del successo

Primo punto: ciò che differenzia i grandi da quelli che non si classificano è il loro ardente desiderio. Un desiderio che li spinge ad allenarsi, ad impegnarsi, ad esercitarsi, a gareggiare e a vincere. È il voler vincere ad ogni costo ed essere così caparbi da fare qualsiasi cosa pur di raggiungere lo scopo che ci si è prefissati. Senza desiderio non c’è incentivo a metterci tutta la grinta che occorre per sopportare la fatica dello sforzo fisico e mentale.

Secondo punto: quando poi assistiamo ad uno scontro tra due atleti ugualmente dotati ed impegnati, a quale dei due diamo il nostro sostegno? Senza ombra di dubbio a quello con maggior entusiasmo! La passione e l’entusiasmo sono due comportamenti trascinanti e rappresentano metà dell’equazione che produce un’inarrestabile motivazione: passione e scopo assieme, sono la motivazione.

Terzo punto: osserviamo un’atleta mentre si prepara alla competizione, mentre aspetta che gli diano “il via”: l’espressione del suo volto deve incarnare il potere della determinazione e della costanza, deve vincere mentalmente ancora prima che la gara abbia inizio. A riguardo, mi piacerebbe citare il pensiero di uno dei presidenti degli Stati Uniti «Niente al mondo può sostituire la costanza. Non il talento: il mondo è pieno di uomini e donne con talento che non hanno avuto successo. Non il genio: il genio incompreso è proverbiale. Non l’istruzione: ci sono moltissimi derelitti istruiti. La costanza e la determinazione soltanto sono onnipotenti».

 

Ritirarsi prima dell’ultima curva è un peccato

Molti atleti di indubbio talento si sono ritirati prima di sapere tutto ciò che avrebbero potuto conquistare. Ritirarsi prima dell’ultima curva è un vero peccato, non sapremo mai quanto vicini eravamo al traguardo. Senz’altro senza determinazione e costanza potremmo ottenere qualche semplice vittoria, ma certamente non raggiungeremo le vette del nostro potenziale. Roma non è stata costruita in un giorno e nemmeno i campioni. Occorre lavorare duramente per costruire in noi stessi le qualità vincenti e questo non accade all’improvviso. I campioni subiscono battute d’arresto e false partenze, ma le considerano come semplici gradini verso il successo.

Quarto punto: molti grandi dello sport sono stati messi al tappeto talmente tante volte che è un miracolo che alcuni di essi siano riusciti ad alzarsi. Il vero successo non consiste nel non cadere, ma nel rialzarsi ogni volta che si cade. I vincenti seguono il vecchio proverbio giapponese che recita: «Cadi sette volte e rialzati per otto»; si scrollano di dosso le inevitabili delusioni e tengono gli occhi fissi alla meta, focalizzando la propria attenzione sul compito che hanno davanti.

 

Una grande lezione di vita

Quinto punto: è difficile pensare che un campione non sia sicuro di sé. Quando si nasce non si è sicuri o insicuri, si impara con il tempo a comportarsi con sicurezza, con quella tranquilla consapevolezza del fatto che si è in grado di vincere e lo si farà. Chris è confinato sulla sedia a rotelle dopo un brutto incidente in montagna durante una discesa in corda doppia e ricorda ancora il momento in cui, dopo mesi di disperazione e compatimenti, è riuscito a dare una svolta alla propria vita. «Dannazione, non voglio restarmene fermo sul sedere per tutta la vita, devo fare qualcosa!». Chris e migliaia di altri atleti disabili sono la dimostrazione di ciò che si può fare e rappresentano una grande lezione di vita per tutti noi.

Sesto punto: ci siamo mai meravigliati dell’assoluto sangue freddo degli sciatori che saltano dal trampolino? Ci vuole coraggio anche in sport come le freccette o gli scacchi. In questo caso si parla di coraggio mentale, che significa avere la volontà di agire senza indugi. Il coraggio non è assenza di paura, ma è un andare avanti nonostante la paura. Il principale timore che blocca le persone è quello del fallimento, ma se si gioca sempre sul morbido non si riuscirà a migliorare mai, mentre il fallimento può essere d’esempio per il futuro. Lo sport, come la vita, si può paragonare alla raccolta di frutti: se vogliamo quelli migliori dobbiamo essere pronti e sporgerci dal ramo, perché è lì che troveremo frutti in abbondanza.

 

La capacità di programmare  nei minimi particolari

Settimo punto: l’ultima caratteristica di una buona mentalità vincente. Ci tengo a sottolineare che, legando questo concetto al tiro con l’arco, non va inteso come “divertirsi tirando”, ma come “tirando divertendosi” e quindi legando i concetti sopra esposti alla forma di divertimento più seria e professionale. L’atleta in possesso di una mentalità vincente percepisce il legame tra corpo e mente, avverte i segnali reciproci di disagio e benessere, ha fiducia nelle proprie capacità ed ha un’aspettativa di autoefficienza che lo rende in grado di fronteggiare tutti gli stati di apatia ed ansia.

Come si conquista la mentalità vincente? Un primo aiuto proviene dalla capacità di programmare nei minimi particolari la preparazione psicofisica con obiettivi realistici, facilmente raggiungibili, ma leggermente al di sopra delle proprie capacità, in modo da mantenere il giusto stato di attivazione. A tale proposito può essere utile un’autovalutazione delle condizioni fisiche e mentali tramite la compilazione dei cosiddetti “diari di allenamento” che possono essere considerati il punto di partenza per ogni confronto futuro. Un altro strumento è il rilassamento che, unito ad esercizi di respirazione, forma le basi per l’allenamento ideomotorio.

 

Utile immaginare anche un colore

Possono in questo caso essere applicate tecniche di contrazione-distensione muscolare o il semplice immaginare il proprio corpo che progressivamente si rilassa, riuscendo a percepire il battito cardiaco che rallenta ed una sensazione di pace interiore o del nulla totale. È utile anche immaginare un colore che da semplice macchia ricopre il nostro schermo mentale ed associare ad esso sensazioni di calore e tranquillità. Una volta raggiunto un rilassamento molto profondo si passa all’allenamento ideomotorio che, utilizzando gli stessi principi dell’allenamento atletico ed agendo attraverso il sistema nervoso centrale, utilizza come stimoli i processi cognitivi, emozionali ed ideomotori portando all’aumento del rendimento umano e quindi all’ottimizzazione della prestazione. Occorre inoltre ritrovare e mantenere l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità, far uscire il talento che è nascosto in ognuno di noi, imparare a gestire emozioni come ansia e paura e trovare il giusto focus attentivo per riuscire a fronteggiare le situazioni in cui la fatica fisica e mentale si fa più sentire.

 

Lo sport non forma il carattere… lo rivela!

L’atleta con una mentalità vincente è votato a perseguire il successo e l’autorealizzazione. Tuttavia sembra che oltre la nostra valutazione soggettiva della nostra abilità di padronanza, contino molto anche le aspettative di autoefficacia personali per fortificare la capacità di fronteggiare un’evenienza. Per questo a volte non sono le situazioni in sé che ci preoccupano, ma le opinioni che ci formiamo al riguardo che possono trasformarsi in credenze positive o negative. Lo sport non forma il carattere… lo rivela!

 

Deborah Mauro

 

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