Arco n.4
2003
 


Arco n.1 
Jill Victoria Brazier:
The Society of Archer-Antiquaries
Arco n.1 
Vittorio Brizzi:
Quando archeologia e antropologia  incontrano l’arcieria
Arco n.1 
Franco Carminati:
Ruolo e importanza del longbow nel Medioevo
Arco n.1 
Alessio Cenni:
Gli uomini delle praterie

Arco n.3 
Stefano Benini:
Leggende e misteri dell’arco di Fiavè
Arco n.3 
Bill Tucker:
Passione e morte di Sant’Edmundo
Arco n.3 
Alessio Cenni:
La lunga vita dell’arco pallottaio
Arco n.3 
Deborah Mauro: Mente sana in corpo sano

Arco n.4 
Luciano Cecili: Una storia africana

Arco n.6 
Vittorio Brizzi: Il ghiaccio si tinge di giallo
Arco n.6 
Deborah Mauro: Vincere è un’attitudine della mente

  

Il ghiaccio si tinge di giallo
DI VITTORIO BRIZZI
 

La mummia di Ötzi rappresenta una delle scoperte più interessanti degli ultimi secoli. È molto ben conservata e, con il suo equipaggiamento completo, testimonia unpassato remotissimo risalente a 5200 anni fa.

 

Foto_1) La cuspide con la quale è stato ucciso Ötzi, come probabilmente era, incollata con resina di betulla e tendine al legno dell’astadi viburnum lantana.

 

La scoperta dell’uomo dei ghiacci, avvenuta in modo del tutto casuale nel marzo del 1991 da parte di due coniugi austriaci in gita sul ghiacciaio del Similaun, mai come oggi fa parlare. Ötzi, così come è stato battezzato dal luogo del suo ritrovamento (l’Ötzaler – Alp), è una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi secoli. Il motivo è semplice: la sua mummia molto ben conservata e il suo equipaggiamento completo sono una immagine assolutamente unica di un passato remotissimo, 5200 anni dal presente. La storia della sua scoperta e le mille voci che circolano su questo “grande attrattore” sono state oggetto di centinaia di articoli scientifici, migliaia di articoli giornalistici e svariate decine di film e cortometraggi. Qualcosa di simile all’Egitto dei Faraoni!

Molte sono le mummie preistoriche ritrovate nel mondo e, senza scomodare quelle egizie arcinote, l’interesse degli scienziati antropologi e archeologi su di esse è sempre stato molto forte. Ma tutte, praticamente, riguardano sepolture deliberate, sono cioè testimoni di un rito specifico che fornisce interessantissime informazioni su un aspetto del passato, forse quello più misterioso legato al culto e alla magia dei morti, ma staccato dal processo culturale quotidiano e dalla vita comune.

 

  

Sin:Foto_2) Una scena di combattimento del documentario “Iceman: hunt for a killer” realizzato con la regia di Brando Quilici e diffuso in America sul Discovery Channel Usa. La prima europea del film si è tenuta nel mese di ottobre.
Dx:Foto_5) Un guerriero… al trucco.

 

Ötzi, invece, rappresenta un’istantanea sul mondo antico del momento in cui la cultura del cacciatore-raccoglitore viene sostituita da quella dell’uomo agricoltore, pas-tore e guerriero.

Questo tipo di uomo è l’antesignano della nostra modernità; rappresenta un cambiamento radicale di atteggiamento tra uomo e natura e tra uomo e uomo. Circa cinque mesi fa è stato realizzato il documentario “Iceman: hunt for a killer” per la regia di Brando Quilici, diffuso in America il 22 agosto sul Discovery Channel Usa e in prima europea il 22 ottobre, visibile anche in Italia. In Usa il successo è stato molto alto. Testate autorevoli lo hanno recensito e il Discovery Channel ha segnato un altro successo nella documentaristica scientifica. Il documentario è il seguito dell’altro “Iceman” trasmesso nel marzo del 2002 dal Discovery Channel, un’opera che ha avuto grande successo per via del soggetto e dell’ambientazione, in una Bolzano degna dei migliori thriller e film noir. In questo ultimo documentario la scena è sul killing site, il luogo ove è stata trovata la mummia e i suoi oggetti.

Foto_3) Eduard Egarter Vigl, patologo legale e Annaluisa Pedrotti dell’Università di Trento mentre vengono girate le riprese dell’esperimento di penetrazione su un quarto di maiale, con le frecce

ricostruite da Paulsen.

 

Come un organizzato arciere Fiarc

Già dalla sua scoperta l’importanza arcieristica di questo emblematico personaggio emerse e fu enorme. Un’attrezzatura da bowhunter assolutamente completa, anche se non pronta all’uso ed un insieme di accessori degni del più organizzato arciere Fiarc! Nel ’91, all’alba della sua scoperta, durante una riunione del Comitato direttivo della Federazione, il commento di Marco Fedeli, presidente della Fiarc, alla lettura dei primi report giornalistici fu: “è uno dei nostri!”.

 

Sin: Foto_4) La cuspide incriminata a paragone di alcune coeve.

Dx:Foto_6) Ötzi, mentre gli viene fatto il taglio artificiale alla mano destra, prima del combattimento.

 

Scherzi a parte, l’uomo dei ghiacci nel suo marsupio e nel fondo della sua faretra ha rivelato un insieme di oggetti e accessori che ci lascia a bocca aperta per la loro efficacia, strumenti per la manutenzione e per la sopravvivenza in ambiti difficili, ma anche strumenti di uso quotidiano, semplici e funzionali, che dimostrano l’altissima specializzazione e la grande capacità di adattamento di quell’epoca a noi così remota. Oggi la cuspide assassina ritrovata fa viaggiare la mente sul “luogo del delitto” e ci fa ipotizzare scenari violenti, dove l’arco e la freccia sono strumenti di combattimento tra umani e non più solo propriamente per la caccia. Infatti, dopo tanti anni di ricerca da parte di centinaia di scienziati mondiali, Ötzi, “Iceman” per gli americani, ci rivela la possibile causa della sua morte: è stato con molta probabilità ucciso da una freccia. Questa scoperta è avvenuta in Italia grazie all’equipe medico legale di Bolzano. Una semplice radiografia ha permesso a Egarter Vigl, patologo legale e a Paul Gostner, radiologo dell’ospedale civile di Bolzano, di rilevare un corpo estraneo conficcato all’interno del tronco (in corrispondenza della spalla sinistra). Una successiva Tac ha consentito una sua identificazione più precisa: niente poco di meno che una cuspide silicea di 21 millimetri per 17 millimetri, peduncolata, che ha reciso probabilmente un’arteria o una vena, ha sfondato la scapola e si è arrestata a meno di due centimetri dal polmone sinistro. La cuspide non è ancora stata rimossa dal corpo. Lo sarà comunque a breve e le risultanze scientifiche che potrà fornire attraverso l’analisi microscopica saranno probabilmente importantissime. Zur Nedden, patologo che in Austria aveva in cura la mummia, ha dichiarato che le rigorosissime precauzioni conservative adottate dallo staff austriaco permettevano solo scongelamenti brevissimi, insufficienti per esami rx approfonditi. Le prime analisi, infatti, avevano trovato delle fratture nelle costole; Gostner e Egarter, dal canto loro, non persuasi della diagnosi, hanno ripetuto l’esame e non le hanno riscontrate. In compenso però hanno trovato la punta di freccia e innumerevoli altre ferite.

 

Dx:Foto_8) Un operatore del Discovery Channel mentre predispone l’arciere.

 

Si sa che il nostro ha visto i suoi ultimi momenti di vita in un giorno di primavera o di inizio estate, otto ore prima della sua morte ha pranzato a base di carne e verdure in fondovalle e tre ore prima della sua morte si è fatto uno spuntino a base di cereali. Si conosce il suo più probabile itinerario, dal fondo della Val Senales su per la Tisental fino al Giogo di Tisa, ove ha trovato la morte, anche se forse il luogo del ritrovamento non coincide con il luogo della morte. Negli ultimi 5000 anni infatti il ghiacciaio ha avuto momenti di parziale fusione e potrebbe aver trasportato il corpo disseminando intorno (in un raggio di alcuni metri) arco, frecce, faretra e gerla, oltre che l’innumerevole quantità di altri oggetti rinvenuti.

 

Foto_7) Confronto tra la replica della cuspide nella spalla (in basso)
e le due cuspidi ritrovate armate nella faretra di Ötzi.

 

Le teorie sulla sua morte

Le tematiche del documentario si sviluppano proprio intorno a questa vicenda. Le teorie descritte (anzi sussurrate) vanno da quella dell’aggressione e della fuga a quella detta “Lizard tail gambit”, una strategia scacchistica come metafora dell’idea che vede il nostro assalito da un cattivo che vuole rubargli la preziosa ascia in rame, viene da lui ferito nel combattimento corpo a corpo, viene inseguito e successivamente colpito dalla freccia, ma ancora in grado di resistere fugge e pianifica una strategia difensiva. Molto simile alla strategia scacchistica (il gambitto della coda di lucertola, in cui dei pedoni vengono sacrificati per migliorare la difesa e il contrattacco), egli dissemina alcune sue cose nelle vicinanze come arco, faretra, zaino e la preziosa ascia come esca. Tiene con sé solo il coltello e il contenitore di betulla con i carboni caldi e si nasconde coperto dalla neve, magari lasciando libero un piccolo spiraglio visuale. L’aggressore però non lo trova e sopraggiunge il maltempo. Ötzi si addormenta e, indebolito dalle ferite, muore nel torpore, congelandosi. Ebbene, a quota 3200, la troupe si è cimentata in acrobatiche e spettacolari simulazioni, che per noi sono state un vero e proprio processo di ricerca, una archeologia sperimentale di lusso molto utile per visualizzare le possibili situazioni e le ipotesi interpretative.

Il nostro lavoro comunque è stato sull’ambientazione del tiro, sull’addestramento dei figuranti (formida-bili cascatori di Cinecittà) e su tut-te le problematiche inerenti il tiro e le armi preistoriche. È stata girata una scena in quota utilizzando un arco tecnologico con Ilario Munari e il suo collega Gianpietro Spolaore della 06 Alpi che si sono prestati alla performance ardita. La sequenza serviva a dimostrare la difficoltà del tiro d’alta quota, con vento in cresta e atmosfera rarefatta. Nell’ equipe c’era anche Annaluisa Pedrotti dell’Università di Trento e membro del Comitato scientifico che studia l’uomo dei ghiacci. La cuspide conficcata nella spalla è piccola rispetto a quelle del corredo di Ötzi e alle altre coeve ritrovate in scavi contestuali. La domanda è: su che tipo di combinazione arco - freccia - arciere dobbiamo fare congetture? Su questo problema stiamo effettuando sperimentazioni e ipotizzando diversi schemi. Finché la cuspide non verrà estratta non potremo sapere con ragionevole approssimazione quanti e quali tipi di tessuto essa abbia attraversato e di conseguenza la quantità di moto posseduta al momento dell’impatto.

Molto probabilmente non si doveva trattare di una freccia leggera e di un arco debole, ma di una freccia di massa superiore ai 50 grammi, con una cuspide usata e ritoccata dopo innumerevoli impatti e ridotta all’estremo, utilizzata come “ultima chance” dall’arciere assassino.

 

Vittorio Brizzi

 

Home | significati | in edicola | database   |  collaborare | team | guida al mercato

2006© Greentime s.p.a. Editore - Tutti i diritti riservati