Arco n.6
2002
 


Arco n.1 
Stefano Benini:
Howard Hill, l’uomo dietro le quinte
Arco n.1 
Alessio Cenni:
Il ritrovamento delle punte di selce


Arco n.2 
Alessio Cenni:
L’arco di legno

Arco n.3 
Stefano Benini:
Il grande arco da guerra, la verità dietro il mito

Arco n.4 
Silvano Borrelli:
E adesso pensiamo al legno!

Arco n.5 
Stefano Benini:
Il grande arco da guerra, la verità dietro il mito (II)

Arco n.6 
Stefano Benini:
Inagaki Genshiro Yoshimichi, ultimo guerriero della pace

  

Inagaki Genshiro Yoshimichi, ultimo guerriero della pace


DI STEFANO BENINI
 

 

Questo straordinario maestro ha dedicato l’intera vita al kyudo cambiando la sua esistenza in base alle conoscenze che via via andava accumulando. Una storia orientale di grande fascino.

 

Volendo prendere in esame le personalità fortemente carismatiche che hanno dedicato la loro vita al tiro con l’arco tradizionale e il cui insegnamento, ancora oggi, influenza e spesso alimenta lo spirito di moltissimi arcieri, non possiamo fare a meno di incontrare il maestro Inagaki Genshiro (1911-1995). Avendo già narrato le gesta di Howard Hill (Arco n. 1, 2002) qualche lettore potrebbe pensare ad un suo corrispettivo del Sol Levante ed in quanto ad abilità tecnica e carisma potrebbe anche esserci del vero. Tuttavia un paragone diretto sarebbe impossibile e forse anche irrispettoso, visto il differente approccio culturale tra la visione americana e quella giapponese: per un maestro orientale, degno di tal nome, non avrebbe infatti alcun senso “esibirsi” nell’ostentato modo hollywoodiano a noi tutti così familiare.

 

 

Molto amato dagli studenti e osteggiato dagli avversari

Come accade per tutte le personalità di levatura eccezionale, Inagaki fu molto amato dai suoi studenti ed allievi ma anche molto osteggiato e discusso dai suoi avversari nel suo stesso ambiente del tiro con l’arco giapponese. Per capire meglio tutto questo è necessario specificare che egli fu l’ultimo maestro titolare di una scuola le cui radici affondano nel mito e la cui tecnica è stata studiata per il campo di battaglia. Lo spirito di tale scuola, la Heki Ryu Insai Ha, resta quindi tuttora più vicino a quello antico del Bushi, il guerriero, piuttosto che a quello prevalentemente cerimoniale oggi maggiormente in voga, stile che, nelle convinzioni del maestro, ha indotto molti in errore nel mondo del kyudo moderno e con il quale è stato decisamente polemico fino ai suoi ultimi giorni, come testimoniato nel suo ultimo libro “Yumi no kokoro” (Lo spirito del Kyudo, Ed. Red 1993, a cura di Genzini e Rosenberg). Al termine della seconda guerra mondiale ed in seguito alla sconfitta del Giappone, venne vietato l’esercizio delle arti marziali. Quando tale imposizione venne revocata nel 1952 e nel 1957 fu ripristinata la tradizionale gara di tiro con l’arco in presenza dell’imperatore, Inagaki la vinse al cospetto di Hiroito Tenno. Il premio che Inagaki ricevette in questa storica occasione andava ben oltre il consueto trofeo o riconoscimento: Hiroito conferì al maestro un mandato per costituire una facoltà di kyudo presso le maggiori università imperiali.

 

 

La sua vita

Tale facoltà, tuttora ben attiva grazie ai migliori allievi del maestro, comprese da subito lo studio interdisciplinare collegato al kyudo di materie quali: ingegneria, fisica, fisiologia, psicologia e filosofia. Sono tuttora in corso, grazie a questa facoltà, studi avanzati sul bio-feedback neurologico impiegando tiratori avanzati come standard di ricerca. Tali studi, condotti con l’ausilio delle moderne tecnologie, hanno confermato la fondatezza e la scientificità degli antichi insegnamenti della Heky Ryu sostenuti dal maestro Inagaki... Inagaki Genshiro nasce a Tokyo il 16 aprile 1911. Nel 1930 si iscrive alla facoltà di ingegneria fisica dell’università di Waseda. Nel 1936 consegue la laurea in ingegneria. Fin dall’inizio del periodo universitario pratica il kyudo sotto il maestro Urakami Sakae, decimo Dan Hanshi e maestro titolare della storica scuola Heki Ryu Insai Ha. Nel 1969 inizia ad insegnare il kyudo ad Amburgo; da allora prosegue il suo insegnamento in Europa visitando quasi ogni anno la Germania, l’Italia e la Finlandia. Dopo essere succeduto al suo maestro alla guida della scuola e come insegnante di kyudo all’università di Waseda, viene nominato professore all’università di Educazione in Tokyo. Nel 1993, oltre che massimo responsabile dell’insegnamento di kyudo alle università di Waseda e di Tsukuba, il prof. Inagaki è anche insegnante in Germania presso la Deutche Judo Bund (che regge, tra le attività di Arti Marziali, anche il Kyudo).

 

 

Chiarezza e semplicità dei movimenti

Il 17 novembre del 1995, dopo sei mesi di malattia, Inagaki Sensei (Maestro) muore all’età di 84 anni.  Solo l’anno prima si era festeggiato ad Amburgo il venticinquesimo anniversario del kyudo in Germania. Il punto culminante dell’anniversario era stato il suo tiro cerimoniale di apertura, il reisha, che consiste in due tiri in piedi e due in ginocchio. Rimarranno sempre nei ricordi dei presenti la chiarezza e la semplicità dei suoi movimenti e i suoi tiri perfetti, che andavano tutti a segno. Nonostante l’età avanzata egli dava la sensazione di poterli eseguire con tutta la sua forza e tutta la sua tecnica e che questo impegno rappresentasse il suo testamento spirituale.

Nel simposio dell’anniversario Inagaki Sensei aveva potuto dimostrare ancora una volta la sua arte nelle più importanti sfaccettature delle diverse forme di tiro: oltre al tiro normale, l’esercizio di tiro sul campo di battaglia con l’armatura, kazu ya-mae e koshiya-kumi-yumi, il tiro veloce con spostamento nel gruppo, fuori dalla copertura: un esercizio senza alcun dubbio più adatto ad arcieri giovani. Nel successivo simposio presentò, con i suoi allievi prof. Mori e Sato, la ricerca scientifica sul kyudo, con le prove sperimentali della razionalità e dell’esattezza metodica del tiro della tradizionale scuola Heki Insai Ha. Per tutti i presenti questo significava sperimentare che c’era un maestro che non soltanto soddisfaceva l’esigenza delle cinque arti del tiro, (gosha) e delle sei abilità (rokka), caratterizzate da tradizione e autocoscienza, ma che era anche degno di ascolto nei suoi discorsi e che aveva raggiunto quel che sembrava improbabile: salvare nella nostra attuale cultura massificata, attraverso la ricerca scientifica, il kyudo tradizionale in una forma estremamente moderna, ricavandolo dalla tradizione orale.

 

 

Ha diretto un’azienda di lavorazione dei metalli

Nella profonda conoscenza del kyudo si andava perfezionando anche la sua personalità, la cui superiore espressione umana si manifestava in modi spontanei e ricchi di umorismo, in cordiali risate e in una sincera amicizia fuori del dojo (il luogo della pratica). Egli non chiedeva mai agli allievi l’impossibile ma cercava di sviluppare le loro possibilità, di stimolarne la fiducia ed il coraggio, superando col proprio esempio l’insorgente fiacchezza. Nel ’66, all’età di 55 anni, Inagaki era “solo” kantoku san, ossia allenatore. Dirigeva una sua azienda per la lavorazione dei metalli che aveva ereditato dal padre prima della guerra, ma che aveva tuttavia ridimensionato per poter trovare il tempo per l’esercizio quotidiano del tiro e per l’insegnamento nel dojo di Waseda. Durante il fine settimana, una o due volte al mese, andava con alcuni studenti a praticare Zazen (meditazione) in un monastero del centro città. Non molto tempo prima, durante il periodo del suo totale impegno in azienda, era andato a cercare il maestro Urakami Sakae nella sua casa e, per oltre dieci anni, ogni due giorni alle 18.00 dopo il lavoro, si esercitava con lui oltre ad apprendere tutto il bagaglio teorico, il gosha-rokka: un’ora di esercitazione e una di insegnamento. Il tragitto che doveva compiere dalla sua abitazione a Kawaguchi e ritorno richiedeva rispettivamente un’ora. Urakami Sensei lo aveva designato suo successore e nell’anno della sua morte, avvenuta nel 1970, gli aveva consegnato il suo abito da cerimonia e il suo arco.

 

 

Una genealogia risalente al XVI secolo

Come nome che lo immetteva nella successione dei maestri della scuola Heki Insai (come era tradizione antica) gli aveva dato quello di Yoshimichi. Il nome di Urakami Sensei era Yoshinori, mentre il padre e maestro di quest’ultimo si chiamava Urakami Naoki Yoshimune.

La genealogia dei maestri che trasmisero nei secoli la vera arte del tiro di battaglia risale al XVI secolo con Yoshida Insai, maestro del primo shogun. Come capo della Heki-to-Ryu Insai-Ha, Inagaki era ora autorizzato ad eseguire i rituali esoterici per l’inaugurazione di un dojo ed a trasmettere i documenti antichi della scuola: il Mokuroku e il Mugonka.

Per molti anni Inagaki fu anche presidente dell’Urakami Domonkai, nel quale aveva sede la scuola Heki Insai dopo la morte del suo maestro. Tuttavia, a causa delle numerose interferenze della famiglia di Urakami Sakae, gli obiettivi del Domonkai divennero in seguito così confusi che Inagaki si vide costretto a dimettersi da socio, dopo la nomina di Murakami Sensei. Nel maggio del 1968 Inagaki raggiunse il titolo di Hanshi, (maestro superiore). Nel 1971, dopo la morte del suo maestro, Inagaki ricevette la prima cattedra giapponese di kyudo all’università statale pedagogica di Tokyo che poteva, in questo modo, istituire una facoltà di budo (via delle arti marziali, n.d.a.) insieme al kendo, judo e karàte.

 

L’attività come professore

La cattedra di assistente divenne cattedra a pieno titolo nel ’73. Quando nel ’75 l’università pedagogica venne trasferita a Tsukuba, Inagaki Sensei dopo quattro anni dovette lasciare l’incarico per motivi di età.  Tuttavia, fino all’ultimo, rimase attivo come consigliere. Nel breve periodo di attività come professore aveva istituito, parallelamente all’insegnamento pratico per studenti di sport con specializzazione in kyudo, un programma sistematico di ricerca: oltre al rimodernamento delle notizie storiche (prof. Irie), vennero programmati ed eseguiti numerosi esperimenti per studiare la tecnica ottimale di tiro con l’arco giapponese asimmetrico, in relazione agli insegnamenti tramandati dal XVI secolo. Tali risultati appaiono come lavori di Master e come relazioni di ricerca. All’università di Tsukuba era stata coinvolta anche la facoltà di medicina sportiva (le tematiche di ricerca e l’elenco delle interessantissime pubblicazioni  richiederebbero una presentazione particolare). All’università di Waseda, nel dojo, vi era un sistema meccanico in grado di tendere l’arco, così da poter calcolare la traiettoria della freccia senza il lavoro di tsunomi (il complesso di torsioni applicate all’arco proprie solo della Heki Insai). La torsione poteva però essere applicata e simulata da un meccanismo. Inagaki Sensei, come ingegnere, aveva imparato a costruire sistemi meccanici e a produrli da solo, facendo anche questo con vera passione. Manfred Speidel, uno dei primi allievi occidentali di Inagaki e che ebbe il raro privilegio di abitare con il maestro per due anni, ci racconta in proposito: “vidi che aveva iniziato a collezionare trenini.

 

 

I genitori provenivano da famiglie Bushi

Più tardi questa sua passione portò ad un’incredibile raccolta di modellini nel suo piccolo ambiente, a questi si aggiunsero in seguito anche i modelli di sottomarini. Un’altra sua passione erano i coltelli e la loro affilatura. Purtroppo non potevo condividere questo suo entusiasmo come meritava, in cambio gli davo lezioni di inglese e tedesco”. Entrambi i genitori di Inagaki venivano da famiglie Bushi (di guerrieri): il nonno paterno era vassallo, come portabandiera, di Tokugawa Shogun (veniva quindi da una famiglia che nel ‘600 aveva aiutato i Tokugawa nella conquista del potere). Il nonno materno era un Bushi della provincia di Owari (detta anche Bishu, la metà occidentale dell’odierna prefettura Aichi, con Nagoya come capitale).

A 10 anni Inagaki iniziò la pratica del kendo (via della spada) e, per rinforzarsi, data la sua costituzione minuta, a 11 anni iniziò a praticare il judo. Al kyudo arrivò invece nel 1930, a 19 anni. Essendovi portato per natura, iniziò presto a gareggiare nei campionati giapponesi; infatti solo un anno dopo (1931) partecipò alle gare e nel ’34 (dopo soli quattro anni di pratica) ricevette la coppa d’oro dei campionati studenteschi universitari per il più alto numero di vincite come singolo nelle squadre vincenti. In considerazione dei brillanti risultati, e per consentirgli il tempo sufficiente per gli allenamenti di kyudo, i soci del club decisero che doveva tralasciare le lezioni di tedesco. Nel ’36 entrò come ingegnere nella ditta del padre, la Inagaki acciaio e ferro Co. Ltd, di cui assunse la direzione alla morte del genitore. Nel 1937 fu chiamato alle armi ed entrò nel 1° reggimento del reparto ferrovia (Genio ferrovieri).

 

Per otto anni interruppe l’allenamento

Avanzò velocemente, da sottufficiale a maggiore. La sua azienda venne trasformata, nel periodo bellico, in una fabbrica di armi, l’ultima gara di kyudo si svolse nell’ottobre del ’40 con Inagaki ancora una volta vincitore. Successivamente fu impegnato di nuovo in una dimostrazione di tiro con l’arco per un film di propaganda, “Zohei Hokoku”. A partire dal ’41 l’allenamento di kyudo fu interrotto per otto anni. Inagaki era stato infatti arruolato nella difesa antiaerea. Nel ’45, dopo la sconfitta delle potenze dell’asse Roma-Berlino-Tokyo, come “nazionalista” e “militarista”, Inagaki fu sospeso dal lavoro e dall’insegnamento e soltanto nel ’51 fu assolto dal governo militare alleato. Fino alla ripresa degli allenamenti di kyudo (1949) praticò occasionalmente la caccia in montagna, e nell’incontro con orsi e cinghiali sperimentò l’aibiki, cioè l’incontro improvviso con il nemico. Nel ’49 Inagaki divenne allenatore del Kyudo club di un istituto di ricerca per i combustibili e nella Dainihou Beer Company. A partire dal ’52 fu allenatore del Kyudo Club della Waseda. In quel periodo iniziò l’insegnamento personale con il maestro Urakami, che da ragazzo aveva ricevuto in collettivo. La necessità di insegnare a numerosi principianti e di prepararli per le gare fu la ragione che lo indusse ad organizzare un insegnamento sistematico. In qualità di kantoku (allenatore) introdusse l’uso dell’elastico come metodo per iniziare l’apprendimento.  La necessità di poter disporre di molti archi a prezzo basso fece nascere l’idea dell’arco laminato in fibra di vetro, che sviluppò con il costruttore di archi Koyama, e dell’arco in bambù e fibra di pochi anni fa.

 

La sua spietata critica verso il moderno kyudo

Inagaki Sensei fu colui che, grazie alla sua completa tecnica di tiro, sapeva provare e valutare gli archi in base alla forma e all’elasticità. Nei suoi ultimi anni aveva dedicato, ad esempio, la sua attenzione e la sua esperienza allo studio del rapporto tra forza dell’arco e peso della freccia, per un arco di peso minimo adatto ad un’età avanzata.

Voleva sperimentare come, pur con debolezza fisica, si potesse ancora ottenere un tiro preciso e veloce solamente con la pura tecnica. Come vi riuscisse lo abbiamo visto fino al momento del suo ricovero in ospedale. Chi ha vissuto queste esperienze può meglio capire il suo scetticismo e la sua spietata critica nei confronti del moderno kyudo cerimoniale.

Quest’ultimo, a suo avviso, era soltanto l’ombra della vera arte dal punto di vista professionale. La Znkr, la federazione ufficiale giapponese di kyudo, che Inagaki criticava, gli riconobbe molto tardi ed a fatica il grado di nono dan e ciò dimostra come era stata, ed è tuttora scomoda la verità della tradizione. Inagaki Genshiro Yoshimichi ha incarnato l’ideale del maestro, non solo di arco ma anche e soprattutto di vita.

Alcune sue massime riassumono e testimoniano la sua profonda comprensione dell’arte marziale come via di autoconoscenza e come stile di vita. Egli ebbe a dire in più occasioni che: “La freccia di per sé va diritta, soltanto l’io può perturbarla”.

 

Stefano Benini

 

 

Nota

L’autore, non avendo avuto la fortuna e il privilegio di conoscere personalmente il maestro, si scusa con i cultori di kyudo per le eventuali possibili imprecisioni contenute nel testo. Desidera inoltre ringraziare: il prof. Toshio Mori, Manfred Speidel, Vittorio Rosenberg, Antonio Rocchi, Luigi Genzini e l’amico kyudoka, Franco Zanon, per il materiale fotografico gentilmente fornito.

 

Fonti

Kyudo, La Via dell’Arco, manuale tecnico a cura di L. Genzini

Yumi no Kokoro, di Genshiro Inagaki, Ed. Red. (Rosenberg Genzini)

Note biografiche su Inagaki Sensei, di Manfred Speidel

 

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