Arco n.3
2002
 


Arco n.1 
Stefano Benini:
Howard Hill, l’uomo dietro le quinte
Arco n.1 
Alessio Cenni:
Il ritrovamento delle punte di selce


Arco n.2 
Alessio Cenni:
L’arco di legno

Arco n.3 
Stefano Benini:
Il grande arco da guerra, la verità dietro il mito

Arco n.4 
Silvano Borrelli:
E adesso pensiamo al legno!

Arco n.5 
Stefano Benini:
Il grande arco da guerra, la verità dietro il mito (II)

Arco n.6 
Stefano Benini:
Inagaki Genshiro Yoshimichi, ultimo guerriero della pace

  

Il grande arco da guerra, la verità dietro il mito


DI STEFANO BENINI
 

La sua peculiarità era la superiore potenza di tiro. Nel 1388 il conte di Foix scrisse che un longbow doveva essere di legno di tasso oppure di bosso e misurare 70 pollici tra i due punti di attacco della corda.

 

Dal XIII fino al XVI secolo l’arma nazionale dell’esercito inglese fu il longbow, con il quale vennero conquistati e sottomessi il Galles e la Scozia e che diede agli inglesi le loro più famose e schiaccianti vittorie nella Guerra dei Cent’anni permettendo loro di spodestare la Francia dalla sua posizione di prima potenza militare dell’Europa medievale. Insomma, il grande arco da guerra poteva a buon diritto essere considerato il mitragliatore automatico dell’epoca: potente, preciso e con un rapido volume di fuoco. Il volo dei suoi “proiettili” venne paragonato alla tempesta. Economico e semplice da possedere e padroneggiare per il popolano, esso lo rendeva tuttavia superiore al cavaliere sul campo di battaglia poiché poche armature gli resistevano. Eppure, nonostante l’enorme importanza rivestita, la maggior parte delle nostre odierne credenze nei confronti del longbow di quegli anni cruciali, si basa sul mito più che sulla realtà.

 

Foto_1) Esemplari restaurati ed esposti a Portsmouth, al museo della Mary Rose (archi da guerra Tudor risalenti al 1545).

 

In Italia nel XIV secolo

Vi sono molte statistiche disponibili sull’arco da guerra (specie dopo il completo rinvenimento dei circa 250 archi da guerra della Mary Rose) ma poche sono tra loro concordi. Il termine longbow (arco lungo) implica un’arma di maggior lunghezza dell’arco di circa quattro piedi (120-125 cm) in uso sul continente. Geoffrey Trease, autore de I Condottieri, sostiene che il longbow usato dalle truppe mercenarie di Sir John Hawkwood in Italia (XIV secolo) “era alto come lo stesso arciere o una frazione in più”. Se la “frazione” a cui Geoffrey si riferisce era di pollice, allora ciò renderebbe l’arco inglese da guerra lungo solo cinque piedi circa, poiché la statura del soldato yeoman medievale andava dai cinque piedi ai cinque piedi e due pollici (152,5 - 157,5 cm) La Royal Antiquaries Society of Great Britain  sostiene che l’arma era di “cinque o sei piedi di lunghezza” (The Berkhamsted Bow, pag.423). Il maggiore Richard G. Bartelot, assistente segretario e storico della Royal Artillery Institution, dice che: “l’arco era in tasso, lungo sei piedi e con frecce lunghe tre piedi” (Old Military Accademy, Woolwich, lettera del 16 febbraio 1976). Ma, più interessante ancora, è quel che Gaston Foebus, conte di Foix scrisse nel 1388 e cioè che un longbow dovrebbe essere “di legno di tasso oppure bosso, e misurare settanta pollici tra i due punti di attacco della corda”. (Archery, Fiederick Ungar Pubblishind Co., 1967, pag. 132).

Queste citazioni dimostrano soltanto che l’arma che noi cerchiamo, l’arco da guerra medievale (quelli della Mary Rose sono rinascimentali), era considerevolmente più lunga della sua controparte in uso sul continente, tuttavia lasciano ancora aperta la questione sulla sua esatta lunghezza media. L’altra caratteristica dell’arco inglese era la sua superiore potenza di tiro. A tal proposito esistono ancora gli atti di un’inchiesta legale che risale ai primi del 1300 e che riguarda l’omicidio di un certo Simon de Skeltington. Vi si legge che l’arma del delitto fu “una freccia scoccata con un arco di tasso lungo cinque piedi e sette pollici (170, 18 cm). La ferita era larga tre pollici e profonda sei”. (The Grey Goose Wing, di G. Heath, 1971, pag. 98-100). Qui ci troviamo in presenza, con poche probabilità di errore, della potente e leggendaria arma usata da Edoardo III e dal figlio, il principe Nero, durante la Guerra dei Cent’Anni. I due maggiori esperti contemporanei concordano sul fatto che l’arco lungo medievale fosse sensibilmente più forte dei nostri archi moderni. Il conte M. Mildmay Stayner, archivista della British Long Bow Society, valuta che il peso di trazione degli archi lunghi medievali fosse tra le 90 e le 110 libbre (lettera dell’archivista dell’8 aprile 1976). Il colonnello W.F. Paterson, socio fondatore e primo chairman della Society of Archer-Antiquaries, valutava il carico di quei longbow scomparsi tra le 80 e le 90 libbre (lettera del 5 maggio 1976). Entrambe le valutazioni mi sembrano credibili, anche se gli archi del 1545 rinvenuti sulla Mary Rose hanno dato “letture” di carichi sino ad oltre le 150 libbre.

 

Nessuna freccia trecentesca è stata ritrovata intera

Non dobbiamo scordare che, se i longbow trecenteschi erano effettivamente lunghi dal metro e cinquanta al metro e settanta, come pare credibile, quei “travi elastici” non avrebbero retto alla rottura se ingrossati per sviluppare un carico uguale a quello degli archi della Mary Rose (lunghi oltre il metro e novanta): non avrebbero retto quei carichi mostruosi per il semplice fatto di essere più corti e ogni arcaio dilettante sa di cosa sto parlando. Un arco del carico di trazione come quello descritto da Stayner e da Paterson (80-110) potrebbe “spedire” una freccia da guerra abbastanza lontano ma, ancora una volta, nessuno qui se la sente di stabilire con precisione “quanto” lontano lo strale sarebbe giunto e ciò è comprensibile anche alla luce del fatto che, a parte l’asta di freccia rinvenuta nell’abbazia di Westminster, nessuna freccia da guerra trecentesca è mai stata rinvenuta intera. Una prova sperimentale darebbe risultati credibili usando una replica di arco trecentesco con una replica della freccia dell’abbazia, montando su questa una replica di ciò che si pensa, dai rinvenimenti disponibili (vedi foto) fosse il tipo di punta più usata in battaglia. (Il sasso è gettato, altre informazioni non sono al momento disponibili, a voi la partenza per la nobile “cerca”). Stayner crede che una freccia da guerra scoccata con un arco da guerra potesse avere una gittata effettiva di circa 180 iarde (164, 6 m). Paterson ipotizza una distanza leggermente superiore: circa 200 iarde (182,8 m). Il capitano George Burnet, segretario dei famosi Arcieri Reali Scozzesi, fa notare che i membri della Queen’s Body Guard for Scotland (il più antico e blasonato corpo di arcieri che ancora risulti in servizio) usano tuttora archi di un sol pezzo di tasso, del carico di trazione dalle 55 alle 65 libbre. La gittata di questi archi attuali, dice il capitano, è di 180-200 iarde con leggere frecce da targa, che è la stessa distanza stimata da Stayer e Paterson con archi più forti e pesanti strali da guerra (che producevano però, ovviamente, più danni al loro impatto).

Foto_2) Nell’immagine (dall’alto in basso): punte di freccia medievali.

 

È stato considerato il mitragliatore medievale

Il longbow, a causa della sua considerevole velocità e cadenza di tiro, può essere considerato il mitragliatore medievale.

È stato calcolato che un arciere medievale della Guerra dei Cent’Anni, quando l’addestramento all’arcieria militare era al suo culmine, potesse scoccare da 10 a 12 frecce al minuto. L’arma da tiro che più si avvicinava al longbow in quanto a gittata e potenza era la balestra, ma è stato fatto notare che in quanto a rapidità e quindi volume di fuoco la più macchinosa e complicata balestra non poteva reggere alcun confronto con l’arco lungo: otto micidiali strali da guerra scoccati, e tutti a segno, nello stesso tempo impiegato per scoccare un solo quadrello di balestra! La battaglia di Crecy, combattuta dal principe Nero contro la Francia, che impiegava i rinomati balestrieri genovesi con balestre di tipo avanzato, rese evidente che anche il superiore arco composto, fatto in tendine, legno e corno, delle balestre genovesi non rappresentava una seria minaccia per l’arciere inglese. Dopo l’introduzione delle armi da fuoco nelle guerre continentali, Sir John Smythe, soldato di ventura ed ambasciatore di Sua Maestà presso la corte di Spagna, notò e scrisse che “gli arcieri sono in grado di scoccare quattro o cinque frecce prima che un archibugio sia pronto a sparare una palla”. La ragione delle controversie e della confusione di idee che oggigiorno regna sull’arcieria militare dei giorni di gloria del grande arco, è dovuta allo scarso o inesistente numero di reperti archeologici giunti a noi da quel periodo.

 

Tre sopravvissuti dell’epoca rinascimentale

Non vi sono longbow del primo medioevo disponibili per lo studio. Vi sono tuttavia tre archi rinascimentali “sopravvissuti”, oltre a quelli più noti della Mary Rose esposti a Portsmouth: sono i meno noti e meno studiati archi di Flodden (1513), Mendlesham (1540) e Hedgeley Moor (1464).

Quest’ultimo unico ed importantissimo pezzo pare sia stato usato nella famosa guerra civile delle Due Rose, le casate degli York e dei Lancaster, ed è il più antico esemplare di arco da guerra in nostro possesso.

Si può ragionevolmente credere che questo sia quanto di più vicino sia giunto a noi da quegli anni leggendari, ma per l’importanza e la delicatezza di tali testimonianze questi reperti verranno in dettaglio presi in esame in un prossimo articolo.

 

Stefano Benini

 

Fonti

 

- John Jolliffe, trad. Froissard’s Chronicle, The Modern Library, 1967.

- Geoffrey Trease, The Condottieri Soldiers of Fortune,  H.R.W. 1971.

- Kenneth Fowler, The Age of Plantagenet and Valois, C.F. Plutnam’s Sons, 1967.

- Richard A. Newhall, The Chronicle of Jean de Venette, Columbia Univ. Press 1953.

- John Smythe, Certain Discourses Military, J.R. Hale, Cornel University Press 1963.

- The Medieval English Longbow:

haracteristics and Origins, by Robert E. Kaiser, M.A. 1980.

 

 

 

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