Howard
Hill, l’uomo dietro le quinte
DI STEFANO BENINI
Quando la Warner Brothers, nel
lontano 1937, decise di girare “Le avventure di Robin Hood”
apparve improvvisamente il grande Howard Hill. Aneddoti e
tiri difficili alla luce dei trucchi cinematografici.
Nel 1937 la Warner Brothers
prese la decisione di girare “Le avventure di Robin Hood”,
un colossal dal ragguardevole costo di due milioni di
dollari dell’epoca che ogni tanto la Tvci ripropone e che,
nonostante le ingenuità storiche hollywoodiane, rivediamo
sempre divertiti, se non altro per le acrobatiche gesta che
ci ripropone la star Errol Flynn nei panni del mitico
fuorilegge. Sebbene l’eroe arciere d’Inghilterra fosse stato
rappresentato altre volte in pellicola fin dai tempi del
cinema muto, questo film e la sua lavorazione meritano che
si apra una finestra dietro le quinte per la presenza dello
straordinario uomo ed arciere chiamato ad eseguiregli
incredibili tiri richiesti dal copione, dal vivo e senza
trucchi.

Nessun attore del cast sapeva
maneggiare un arco
Quando si seppe la brutta
notizia che nessun attore del cast era in grado di
maneggiare un arco,un membro dell’esecutivo commentò: “bene,
noi cacceremo i soldi ma chi tirerà le frecce?”. Da quel
momento le cose rischiarono di prendere una brutta piega. Il
dipartimento di produzione che rimuginava sul problema
appariva piuttosto buffo: uomini adulti che bighellonavano
in maniche di camicia raccontandosi di quando da piccoli
giocavano ad colpire il ragazzino della porta accanto con
frecce giocattolo, naturalmente gridando al momento giusto:
“sei morto!”. mmaginarono che alcuni di quei bambini
dovevano aver continuato a tirare ed era così: c’erano circa
un milione e mezzo di arcieri in America in quegli anni. Tra
questi forse dieci o quindicimila andavano a caccia con
l’arco e, una volta ogni tanto, portavano a casa qualcosa.
“Non sono bravi abbastanza!”, disse il regista quando gli
vennero portate sul tavolo quelle statistiche... non poteva
mettere a rischio la vita di alcune centinaia di comparse.
“Signori, disse, nel fare il nostro Robin Hood noi vogliamo
sì il realismo, ma non vogliamo sciagure”. Questo escludeva
quindi l’impiego di arcieri mediocri o anche solo “bravini”,
avrebbero dovuto pertanto trovare un arciere veramente
esperto per eseguire i tiri spettacolari necessari, ma dove?
A nessuno venne in mente la
National Archery Association e la produzione giurava di non
aver diramato alcuna ricerca ufficiale di arcieri. Tuttavia,
quel magico fermento tutto hollywoodiano e noto
nell’ambiente come “la vinaccia degli Studios”, era già
entrato in azione. Arcieri di ogni tipo ed età si
assieparono ai cancelli degli studi e tutti dicevano di
essere bravi.
Al regista William Keighley
venne l’idea di improvvisare un campo di tiro lungo circa 35
metri nello studio n°1: scelse cinquanta di questi arcieri
che parevano essere i più adatti dal punto di vista
fotogenico e disse a questi di tirare meglio che potevano.

Foto_2) Hill mentre insegna
a tirare all’attore Basil Rathbone sul set di “Robin Hood”.
Nove frecce nel centro e
quattro nel “rosso”
Questa prima eliminatoria
ridusse quei cinquanta a cinque soltanto. Keighley disse a
costoro di tirare sei frecce ciascuno il più rapidamente
possibile: “voglio vedere in quanto tempo le tirate e quante
di loro andranno a segno, partirete al mio via”.Quando il
regista diede lo stop ai tiri, uno degli arcieri aveva
scoccato tredici frecce invece di sei e con ciascuna di esse
aveva centrato una targa diversa: di queste tredici, nove
erano nel centro e quattro nel “rosso” che, come sappiamo, è
il cerchio interno più vicino al centro e in quegli anni i
colori non erano suddivisi in due zone. L’arciere che tra
gli altri quattro gli si era avvicinato di più era riuscito
a tirare solo tre frecce e nessuna di queste aveva colpito
il centro.
A quel punto il regista,
agitando le braccia per fermare ogni ulteriore esame, disse:
“pare ci sia un solo arciere qui! Come ti chiami giovanotto
e di che nazionalità sei?”. “Howard Hill”, rispose l’uomo
dalla carnagione scura che gli astanti avevano già
soprannominato il tiratore folle. “Immagino di dovermi
chiamare americano anche se ho un po’ di sangue pellerossa
nelle vene”.
Gli venne chiesto di
raccontare qualcosa della sua esperienza di arciere. Hill
ammise senza particolare enfasi di aver abbattuto un bisonte
di 310 chili con l’arco.
Aggiunse poi che poteva
colpire con una freccia un pesce immerso in tre metri e
mezzo d’acqua, che poteva fermare le ali di un’anatra mentre
erano aperte e sovrapposte e che durante alcune esibizioni
aveva facilmente “portato via” la sigaretta di bocca ad un
uomo con una freccia.
Il regista sorrise e citò
qualcosa sul tiro per spaccare in due un ramo di salice a
cento passi, che Robin Hood, secondo le ballate, era solito
fare. Ma questo non impressionò per nulla Hill: “facevo quel
tiro fin da ragazzino”, disse con semplicità.
“Non ho mai perso un solo
torneo di tiro di campagna e ho vinto sei titoli nazionali
di Golf-Archery”.

Foto_3) Nel disegno realizzato
da Ned Dameroon,
Howard Hill esegue uno dei famosi tiri immortalati nel film
“Robin Hood”.
Il regista lo scritturò subito
A quel punto Keighley era
davvero divertito e disse: “forse dovremmo mandare a casa
tutte queste nostre star di Hollywood e scritturare te per
il ruolo. Hai anche il fisico e l’aspetto giusto e pare che
tu sia più bravo del Robin originale!”. “Quel tizio deve
avere avuto un bravo agente pubblicitario” disse Howard. Poi
aggiunse: “ho un laboratorio a casa mia verso il nord, dove
costruisco attrezzatura arcieristica in modo artigianale e
senza macchinari . Gli archi fatti a mano sono migliori
perché si può lavorare ogni singola venatura del legno”.
“Sei assunto - disse Keighley - spiega al capo magazziniere
di che cosa hai bisogno e poi torna qua lunedì per insegnare
a 22 comparse e sei attori come si tira con l’arco”. Così,
alcuni giorni dopo, treni speciali fecero giungere centinaia
di attori nella città di Chico, circa 400 chilometri a nord
di Hollywood nella Sacramento Valley. Per la presenza di
molte querce reali, tutte le sequenze ambientate nella
foresta di Sherwood vennero girate a Bidwell Park, nei
dintorni di quella piccola città. Nella scena del torneo di
tiro con l’arco Howard inscenò il primo trucco battendo se
stesso nei panni del capitano degli arcieri dello sceriffo.
Una freccia viaggia troppo veloce perché se ne possa
mostrare l’intero tragitto in una qualsiasi scena, così
Errol Flynn eseguiva i tiri a vuoto e su lunghe distanze
mentre era Hill a tirare sui bersagli ripresi poi in primo
piano.
Ma, prima che il sole
tramontasse, Howard dovette tirare a un cervo per conto di
Herbert Munden: inquadratura a campo lungo di Munden seduto
sul ramo, il cervo che si avvicina ed entra in campo, primo
piano di Munden sull’albero, tagliato poi in campo medio per
riprendere il tiro eseguito da Hill, con la telecamera
piazzata sopra le sue spalle in modo che il volto non
comparisse.
Un effetto speciale semplice
ma pienamente riuscito.
Otto settimane di riprese
nella Sherwood di Bidwell Park
Poi venne un tiro rischioso:
portare via una mazza ferrata dalla mano di Basil Rathbone,
nei panni di Sir Guy di Gisborne. Flynn venne ripreso in
primo piano nell’atto di tirare da cavallo, quindi Howard
tirò la freccia autentica da fuori campo; l’inquadratura
mostra soltanto la freccia che colpisce il suo bersaglio, la
mazza nella mano dello stupito attore che viene scaraventata
via dalla furia del potente arco di Hill.
Ma il fatto sconcertante di
quel giorno fu che da quel momento in poi Rathbone acquisì
una tal fiducia nell’abilità di Hill da fargli rifiutare la
controfigura. Concediamogli il merito di una mano ferma e il
fegato di rischiare di ferirsela, anche perché Howard in
questa sequenza usava una normale freccia da caccia! Quelle
otto settimane a “Sherwood” passarono in fretta. Il regista
Wilhelm Curtis aveva preso in mano la produzione e tutti
erano tornati negli Studios, con un sacco di lavoro da fare.
Secondo il racconto dello stesso Hill, gli toccò “uccidere”
undici persone durante la lavorazione del film. Di queste
undici scene soltanto due riuscirono perfettamente al primo
tiro, le altre furono rifatte parecchie volte. Perciò, con
una media di circa cinque frecce in ciascuna delle nove
scene rimanenti, divennero quarantacinque frecce in tutto
che egli tirò addosso agli stuntmen. Certo, erano tutti
stuntmen… nessun’altro avrebbe corso un rischio simile.
Howard disse: “se una
qualsiasi di quelle quarantacinque frecce avesse mancato il
segno sarebbe stato un disastro”. Ogni stuntmen infatti
portava sotto il suo costume di scena una piastra d’acciaio
dello spessore di circa tre millimetri, dietro la quale
c’era un’imbottitura in feltro per attutire il colpo, ma
sulla parte esterna della piastra era fissato uno strato di
sette centimetri di legno di balsa per consentire alla
freccia di conficcarsi.
Queste piastre erano
rettangoli alti circa 35 cm e larghi 30 cm. Howard commentò:
“fintanto che le mie frecce a punta piatta colpivano
all’interno di quel rettangolo, lo stunt era al sicuro”.

Foto_4) Quando inizia il
torneo di tiro nella pellicola cinematografica sull’eroe
della foresta di Sherwood, Howard Hill è alla testa degli
arcieri nelle vesti di capitano.
Hill doveva “abbattere” un
cavaliere lanciato al galoppo
Il tiro più difficile di tutto
il film fu quello in cui Hill doveva “abbattere” un
cavaliere sul suo cavallo lanciato in pieno galoppo. Il
bersaglio da centrare infatti correva verso di lui allo
stesso tempo sobbalzando velocemente su e giù.
“Dovetti tirare a due comparse
in questo modo: per uno ci vollero sei frecce e per l’altro
sette, anche se nel film si vede un solo tiro ciascuno”,
disse Hill.
Gli stunt a cavallo che
galoppavano frontalmente avevano una oscillazione continua
basso-alto di circa 25 cm, ma Howard colpì sempre le piastre
protettive in pieno centro, tranne una sola volta in cui
colpì a soli sette centimetri dal bordo superiore del
rettangolo! Tuttavia furono necessari molti tiri in quanto a
volte lo stunt continuava la sua cavalcata invece di cadere
subito da cavallo, come uno colpito a morte dovrebbe fare.
Altre volte la freccia si
piantava nella balsa, ma non appena gli zoccoli del cavallo
battevano sul terreno, il contraccolpo spezzava l’asta e la
parte posteriore impennata se ne volava via, oppure accadeva
che la freccia colpiva un foro precedente della balsa e
rimbalzava fuori. Tutto ciò voleva dire ovviamente che la
scena andava rifatta. Molte delle comparse che Howard
“centrava” lamentavano di avvertire un forte impatto della
freccia nonostante la piastra, il legno e lo spesso feltro
protettivo che indossavano. Howard rideva divertito alle
loro reazioni quando la prima freccia li colpiva poiché
erano sia scioccati che sorpresi dalla potenza del suo arco.
Hill immaginava che fosse per
un quarto la loro bravura a recitare e per tre quarti il
reale impatto della freccia che li sbalzava letteralmente da
cavallo! Howard usava il suo longbow da 80 libbre, non era
affatto abituato a libbraggi inferiori.
Disegnò e costruì le punte per
le scene del torneo di corte
La scena più buffa, se così si
può dire, fu quella in cui Howard dovette “uccidere se
stesso” in un duello. “Il copione richiedeva che Flynn
spedisse me all’altro mondo”, spiegò Howard, “ma, siccome io
ero il solo a cui fosse consentito tirare dove vi era
rischio per gli attori, facemmo in questo modo. Flynn
scoccava la freccia che avrebbe dovuto uccidermi - un primo
piano suo - poi io prendevo il posto di Flynn sulle scale e
uno stunt prendeva il mio, ricevendo la freccia fatale dal
mio arco.
Era un tiro lungo ma le figure
riprese erano piccole e siccome tutta la scena era poco più
di un flash, il pubblico non poteva notare chi realmente
stesse tirando la freccia.
Oltre ad “uccidere tutta
quella gente Hill dovette anche tagliare la corda che stava
per impiccare Robin e spaccare in due la sua stessa freccia
durante il torneo di corte. Per entrambi questi exploit
Howard disegnò e costruì le punte di freccia che avrebbe
usato. Fece una punta a “mezza luna” affilata come un rasoio
sul davanti: era larga 3,5 cm poiché in origine era stata
disegnata per andare a caccia di quaglie.
La freccia da spaccare era in
legno con la cocca intagliata direttamente nell’asta:
sarebbe stato quasi impossibile tirare e spaccare in due
esatte metà una freccia con la cocca in plastica perché
l’asta, per accogliere la cocca sopra di essa, è appuntita
proprio dove deve iniziare ad aprirsi.
I cameraman filmavano i tiri
che Howard faceva restando fuori campo, perché persino ad un
fuoriclasse come lui risultava assai difficile spaccare una
freccia da “cima a fondo” per tutta la sua lunghezza, anche
se in legno e di venatura perfettamente rettilinea.
Doveva essere colpita nel modo
giusto, cioè nella fessura della cocca.
Se infatti viene colpita di
lato viene solo scheggiata ma non aperta.
Così Howard dovette tirare
nove volte prima di ottenere la freccia spaccata come da
copione: di quei nove, sei scheggiarono soltanto l’asta o la
ruppero parzialmente; due spennarono la freccia ed infine il
nono tiro fu quello perfetto... la freccia si spaccò da cima
a fondo e quella scoccata rimase infissa in mezzo alla
prima.
Steve Hayes, storico
dell’arcieria, ha scritto che Howard Hill è stato una figura
contemporanea dominante, uno di quei pochi che diventano
leggende viventi ed in più un uomo che ha fatto più di
chiunque altro per far conoscere l’arco al grande pubblico.
Egli dava dimostrazioni di
tiro mozzafiato sia in America che in altri Paesi, giunse ad
esibirsi anche in Giappone dove trovò la specie di bambù che
in seguito usò per costruire il suo tipo di longbow laminato
che preferiva.
Nel 1960, ad una delle
frequenti conferenze che teneva in giro per gli States, un
gruppo di boy scouts gli chiese di raccontare loro qualcosa
di quando fece gli exploits per il famoso film con Errol
Flynn.
Fra i tiri speciali il taglio
del cappio di Errol Flynn
Howard, dopo averci riflettuto
su un po’, disse: “lasciate che vi dica di come tutti
fossero estremamente impauriti al pensiero di un qualche
“clown” che credeva di essere Guglielmo Tell e che voleva
tirar loro addosso delle frecce vere! Non erano affatto
felici al solo pensiero”, spiegava ammiccando. “Infatti i
primi giorni la maggior parte degli attori e delle comparse
semplicemente sparivano il più velocemente possibile ogni
volta che arrivavo sul set. Ma, dopo avermi visto fare
alcuni dei tiri speciali, come il tagliare la corda del
cappio di Flynn, spaccare in due la freccia o centrare quei
tipi a cavallo che correvano nella foresta di Sherwood senza
che nessuno si facesse mai male, beh… iniziarono a
rilassarsi, specie quando videro che il film andava avanti e
non sbagliavo un tiro. A quel punto molti di loro mi si
avvicinavano per chiedermi quando sarebbe stato il loro
turno! È così che vanno le cose”. Howard amava l’arco e da
arciere è sempre vissuto, fino alla fine.
Stefano Benini
Fonti:
“Howard
Hill, The Man and the Legend”, Craig Ekin, Charger
Production 1982.
“The
Third Invention”, Steve Hayes, Hammersmith Book,
Underwood-Miller 1990.