Arco n.5
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Gli archi di tasso del MedioevoDI ALESSIO CENNI In un passato non troppo remoto, un semplice attrezzo di legno era parte integrante della vita e degli eventi quotidiani.
Per millenni, dal Neolitico al Rinascimento, in Europa furono fabbricati un numero incalcolabile di archi utilizzando il legno di un piccolo albero sempreverde che cresceva nella penombra delle foreste, nascondendosi quasi allo sguardo dell’uomo e alla luce del sole. Il tasso è un albero dalla crescita lenta, che può vivere centinaia se non addirittura migliaia di anni. Le foglie e la corteccia contengono principi tossici di notevole pericolosità e, cosa nota a botanici e a giardinieri e che potrà sembrare strana ai più, esistono alberi di tasso “maschili e femminili”. Infatti, è una pianta dioica e solo alcuni esemplari portano a maturazione le bacche da cui nascerà un nuovo albero. Ce n’è quindi abbastanza per considerarlo un caso a parte e già gli antichi Latini lo consideravano sacro alle Furie, divinità vendicative armate di archi ricavati dai suoi rami.
Un nobile a caccia con l’arco di tasso
in un affresco del 1320 circa
Furono spesso raffigurati in affreschi e miniature Si costruivano archi anche con altri legni come il corniolo, l’olmo, il maggiociondolo e il frassino: forse con tutti i legni si sono all’occorrenza realizzati archi ma sia le documentazioni scritte che i reperti archeologici confermano l’essenza di tasso come la più stimata e desiderata dagli arcieri sino alla fine dell’uso effettivo dell’arco a caccia e in battaglia. Gli archi in legno di tasso furono spesso raffigurati dagli artisti medievali in affreschi e miniature non solo in Italia ma in Germania, Francia e Inghilterra, usando il colore giallo per indicare l’alburno e il rosso per il durame a causa, come vedremo, della particolare tecnica con cui questo legno veniva impiegato dai costruttori dell’epoca. Ma questa preferenza era giustificata in termini qualitativi? Si è talvolta affermato che l’uso di un materiale piuttosto che un altro fosse dovuto a miti, suggestioni o tradizioni ingombranti. È vero che l’utilizzo di tecniche appropriate da parte dell’artefice può sopperire in qualche caso alle carenze meccaniche dei materiali, ma è altrettanto ovvio che il risultato migliore si ottiene sempre quando esperienza e manualità eccellenti si applicano su materiali altrettanto eccellenti. Oggi l’arco è un piacevole attrezzo sportivo che consente di immergersi per brevi attimi in un’altra dimensione, quasi fuori dal tempo, ma non è sempre stato così... Soltanto pochi secoli addietro, un batter di ciglio dell’eternità, saper maneggiare bene un buon arco poteva essere questione della massima importanza in un mondo molto più duro del nostro, in cui la vita non era un fatto poi così scontato.
Le dimensioni di un arco di legno variavano in relazione alla forza dei flettenti.
Le caratteristiche meccaniche I nostri antenati avevano fatto una scelta ben ponderata, memorizzando prove ed errori per ottenere il risultato migliore. A questo punto, vediamo quali erano le caratteristiche meccaniche del legno di tasso in grado di renderlo particolarmente adatto all’arcieria. Si tratta di un legno compatto e tenace ma non eccessivamente duro, che si presta a fendersi regolarmente sotto l’azione dei cunei. In pratica, è un materiale adatto ad essere lavorato con strumenti a mano: è infatti flessibile e molto elastico e ha un effetto di molla eccellente per un legno. Dato che resiste egregiamente agli sforzi di compressione che si producono sul lato interno del flettente, il costruttore poteva fabbricare con il tasso archi con tutti i tipi di sezione, sia piatta che spessa e stretta. Va detto che questo ed altri pregi si evidenziano su legno sano, ben stagionato e ricavato da fusti o tronchetti di una certa dimensione. Talvolta sperimentatori moderni hanno avuto esperienze deludenti con il legno di tasso utilizzando rami troppo sottili o provenienti da alberi cresciuti in condizioni di sofferenza. Ricordo le parole di un anziano montanaro che non aveva mai visto un arco ma, essendo esperto nella fabbricazione di utensili in legno, affermava che per farne uno occorreva certamente una doga ricavata da un tronchetto grosso, “altrimenti il tuo legno non avrebbe un verso preciso!”, diceva. Intendeva dire che le venature naturali, cioè la struttura interna dell’arco, sarebbe stata irregolare, imprevedibile e di conseguenza instabile una volta sotto sforzo. Conversando con gli artigiani tradizionali, quando si ha la fortuna di incontrarne qualcuno che ha continuato a lavorare con tecniche e materiali preindustriali, si scopre che hanno in comune un atteggiamento molto selettivo. Farò a tale proposito un esempio. Sino a non molti anni fa, certi tappezzieri usavano dei lunghi bastoni per eliminare la polvere dai materassi e dai tessuti. Mi fu detto che queste verghe erano state quasi tutte ricavate dai rami diritti del corniolo e procurate su ordinazione da anziani contadini. Erano bastoni solidissimi, flessibili e pesanti, quasi infrangibili.
Il legno di tasso consentiva la fabbricazione di archi con ogni tipo di sezione.
Diverse qualità di legno Parlando invece con dei costruttori di calessi da corsa in legno, scoprii che utilizzavano quasi esclusivamente la robinia, un legno forte, nervoso, molto adatto ad essere curvato a vapore per fare le stanghe della carrozza. Raramente usavano il frassino perché “è un legno più pigro!”, sostenevano. E, sorpresa, avevano provato anche il legno di hickory che loro chiamavano “una specie di noce americano pesante e flessibile”. Quante coincidenze con l’arcieria. Nel Medioevo, ad esempio, gli archi in tasso venivano di solito fabbricati usando uno spicchio longitudinale del tronco, così che l’arco finito avesse il dorso formato da alburno, legno esterno di formazione recente e il ventre di durame, legno più vecchio dell’interno del tronco. In genere i dodici o quindici anelli di crescita più giovani del tasso sono di alburno giallo pallido. Ogni anno si genera un nuovo anello di alburno sotto la corteccia e quello più vecchio si trasforma invece in un anello di durame rosso in seguito alle misteriose alchimie della pianta. L’alburno del tasso però non ha la resistenza alla compressione del durame, anche se in compenso è un po’ più flessibile ed ugualmente durevole. Questa tecnica consente inoltre di mantenere una maggiore continuità sul dorso dell’arco, anche in presenza di nodi o altri difetti. A questo punto ci sorgerebbe spontaneo un dubbio... Se archi diritti in tasso sono stati realizzati già nella preistoria e usati sino all’avvento delle armi da fuoco, in migliaia di anni non vi è stata un’evoluzione tecnica? Gli archeologi a riguardo dicono di sì. Gli archi in tasso del Neolitico ritrovati nelle torbiere e sul fondo dei laghi alpini sono fatti di solo durame e non presentano molta attenzione alla continuità delle venature in legno. L’uomo del Neolitico aveva individuato i materiali migliori offerti dal suo ecosistema per fare un arco, tra cui il tasso e quando voleva una nuova arma, si recava nella foresta, sceglieva un alberello diritto e il più pulito possibile da rami e rametti in modo che il legno fosse quasi privo di difetti. Ottenuto questo materiale ideale, iniziava a lavorarlo secondo un progetto prefissato geometricamente. Teniamo presente che stiamo parlando di un periodo in cui non esisteva probabilmente differenza tra archi da guerra e da caccia e in cui gli occasionali avversari non indossavano armature. Possiamo quindi ipotizzare che ad un arco non si chiedesse all’epoca più di tanto in fatto di efficienza e durata.
Con appropriati accorgimenti, si potevano
Con l’evolversi delle società e dei sistemi militari... Fu con lo sviluppo di so-cietà più complesse e di sis-temi militari organizzati che si diffusero anche le tecniche per costruire archi più forti e veloci. Quelli compositi e ricurvi, inoltre, cominciarono a competere con i loro predecessori in solo legno. I costruttori medievali si trovarono di fronte anche ad un altro problema: ispetto al Neolitico, la popolazione era enormemente aumentata e le foreste erano molto diminuite di estensione. Si dovevano perciò fabbricare in grande quantità archi più efficaci di un tempo con legno meno perfetto, onde evitare sprechi. I boschi di tasso divennero delle vere e proprie risorse strategiche votate alla realizzazione di archi e balestre, tanto che in Inghilterra, dove l’arco di legno rimase più a lungo in uso, si giunse ad importare doghe di tasso prima dalla Spagna e poi da Italia, Germania e Austria, territori dove cresceva il legno riconosciuto di migliore qualità.
Alessio Cenni
Le nocche di corno rappresentavano una finitura comune degli archi in tasso medievali. A Dx, Il lungo arco inglese veniva ricavato da doghe di tasso importate in larga misura dall’Italia.
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