Arco n.5
2001
 


Arco n.1
Stefano Benini: Agli albori di uno sport moderno - I parte
Arco n.1
Alessio Cenni: L'arco di Fiavé-Carera
Arco n.1  - Celestino Poletti:
Conoscere il lovasijasz


Arco n.2 
Silvano Borrelli: L'arco di Ulisse
Arco n.2 
Barnaba Maj: La caduta di Troia e l’arco di Filottete


Arco n.3
Stefano Benini: Agli albori di uno sport moderno - II parte


Arco n.4 
Vittorio Brizzi: ll libro "La Caccia con l'arco nel medioevo" di G. Amatuccio
Arco n.4 
Luciano Cecili: Flight shooting


Arco n.5 
Silvano Borrelli: Gli archi dei faraoni
Arco n.5 
Alessio Cenni: Gli archi di tasso nel medioevo


Arco n.6 
Stefano Benini: L'arco di Holmegaard

   Gli archi dei faraoni

di NICOLA SILVANO BORRELLI

Affermare che ben poco si sa sulla tipologia degli archi egizi non è del tutto esatto, dato che molte Pubblicazioni, anche di carattere divulgativo, recano nelle illustrazioni numerosi riferimenti agli stessi durante le varie dinastie.

 

Senza affliggervi troppo con notizie storiche superflue, passerei subito alla descrizione di due archi appartenenti al faraone Tutankamun (XVIII dinastia, 1400 a.C.) ritrovati assieme ad altri nella sua tomba, che tutti sappiamo ricchissima di oggetti ed opere d’arte. Scoperta intatta nel 1923 dagli antiquaristi egittologi inglesi H. Carter e G.E. Carnavon, è diventata celebre in tutto il mondo per i documenti che ha restituito. Nella tomba di questo famoso faraone furono recuperati un centinaio di archi di cui 20 furono esposti e gli altri immagazzinati. Carter stilò circa 70 schede descrittive dividendole poi in vari gruppi e un certo numero di loro descrivono 30 archi posti nell’anticamera della tomba, mentre le rimanenti riguardano altri 60 archi riposti in una camera magazzino, affastellati in disordine. Le schede comunque non descrivono soltanto gli archi, ma nella maggior parte dei casi analizzano decorazioni, colori e cartigli geroglifici.

Gli esemplari presi in esame

Ciò che ci interessa soprattutto sono però 29 archi compositi o rinforzati descritti nelle schede e in particolare ho esaminato il testo specialistico intitolato “Composite bow from the tomb of Tutankhamun”, III - 1970, edito dal Griffith Institute di Oxford.

Quindi tra tutti gli archi presentati in questo libro, ne ho scelto uno completamente in legno non composito, catalogato assieme a cinque archi compositi del tipo angolare o delta e tra questi, il più facilmente realizzabile, descritto nella pubblicazione, è il n° 1, che mi è parso interessante sia come attrezzo che come semplicità costruttiva. Si tratta di un arco di circa 150 centimetri di lunghezza, costruito in origine con acacia africana.

Di buona potenza, ha anche un innegabile fascino stilistico, unito ad un’inusuale conformazione ad arco sotteso.

Consiglierei per questa costruzione dei legni alternativi all’acacia africana che, pur non essendo paragonabili, sono ugualmente validi per la riuscita dell’esperimento.

Mi riferisco all’olmo, al frassino orniello e alla gaggia pseudoacacia e nei disegni riportati avrete le indicazioni necessarie alla sua fabbricazione.

L’arco a delta o angolare di tipo composito, invece, lungo 135 centimetri circa, è molto elegante e potente: la sua costruzione richiede un po’ di cura onde poter ottenere un attrezzo bello anche esteticamente, così com’era l’originale.

Consiglierei allora come legno da impiegare per la realizzazione della parte neutra (centrale) il frassino orniello, perché questo era il materiale utilizzato dai costruttori dell’epoca.

Corno di capra e tendine di bovino

E per quanto riguarda il corno, visto che non tutti potranno avere la possibilità di reperire corna di orice come negli archi originali, esso potrà essere sostituito da quello di bue oppure di capra, a voi la scelta.

I pezzi che compongono la lamina potranno essere di numero variabile a seconda della qualità e possibilità del materiale reperito (sempre nei disegni capirete come si potrà giuntare e mettere in opera).

Mentre il tendine sarà quello di garretto di bovino oppure di ungulato. Le colle dovranno essere ricavate dallo stesso tendine con l’aggiunta di colla di zoccolo o di corno sempre di bovino oppure di equino, molto importante per l’adesione del corno.

Infine, procuratevi la scorza di betulla che servirà a ricoprire il manufatto proteggendolo, dandovi la possibilità di dipingere i cartigli geroglifici che caratterizzano l’arco.

Le tecniche costruttive per entrambi gli archi sono identiche a quelle adottate per la realizzazione di tutti gli archi anche se di altre contrade e culture, siano essi soltanto di solo legno oppure compositi. Concludo dicendovi che accostarsi all’arcieria egizia è un’esperienza inusuale e intrigante e quindi non mi resta che augurarvi buon lavoro.

 

Nicola Silvano Borrelli

 

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