Arco n.3
2001
Arco n.1
Stefano Benini:
Agli albori di uno sport moderno
- I parte
Arco n.1
Alessio Cenni:
L'arco di Fiavé-Carera
Arco n.1 - Celestino Poletti:
Conoscere il lovasijasz
Arco n.2
Silvano Borrelli:
L'arco di Ulisse
Arco n.2
Barnaba Maj:
La caduta di Troia e l’arco di
Filottete
Arco n.3
Stefano Benini:
Agli albori di uno sport moderno
- II parte
Arco n.4
Vittorio Brizzi:
ll libro "La Caccia con l'arco
nel medioevo" di G. Amatuccio
Arco n.4
Luciano Cecili:
Flight shooting
Arco n.5
Silvano Borrelli:
Gli archi dei faraoni
Arco n.5
Alessio Cenni:
Gli archi di tasso nel medioevo
Arco n.6
Stefano Benini:
L'arco di Holmegaard |
FLIGH SHOOTING
di LUCIANO CECILI
Il tiro in lungo non rappresenta
soltanto una disciplina che permette di accedere ai Campionati del
mondo, ma è anche una filosofia dove arco e frecce diventano lo
strumento per vivere “sempre più lontani”.

Freccia con profilo barilato.
Credo che ognuno di noi, almeno per
una volta, abbia teso l’arco, alzato il braccio e scoccato una
freccia in lontananza spinto dalla curiosità di vedere quale
distanza poteva raggiungere. L’istinto atavico insito in noi che ci
spinge verso mete sempre più lontane si è manifestato proprio in
quel momento. L’occasione ci ha messo a disposizione due
meravigliosi strumenti: un arco e una freccia. Ebbene, se la vostra
curiosità non è stata ancora appagata e coltivate l’intenzione di
avvicinarvi al tiro in lungo (flight shooting), dovrete conoscere
non solo le basi tecniche di questa specialità ma, per eseguire un
buon lancio, anche una serie di accorgimenti dettati da una lunga
esperienza e che vi permetteranno di raggiungere via via distanze
sempre maggiori.

Luciano Cecili qui ripreso all’Ivampah
Range, in California, nel 1999: record mondiale di 438,12 metri
nella categoria illimitata, ottenuto con un arco dritto (longbow).
Nel Campionato americano
Nella descrizione generale di questa
disciplina sportiva voglio evitare per ragioni personali e
logistiche il discorso riguardante l’arco ricurvo speciale, il
compound, l’arco podalico e la balestra (attrezzi capaci di lanciare
una freccia ad una distanza compresa tra i 1000 e i 2000 metri),
preferendo invece rimanere nell’ambito degli archi cosiddetti
tradizionali, vale a dire l’arco storico semplice (costruito in solo
legno); l’arco in legno rinforzato sul dorso con tendine; l’arco
composito in legno con tendine e corno e il longbow e ricurvo
moderni, laminati in legno con fibra di vetro o carbonio. Nel
Campionato americano, riconosciuto valido anche come Campionato del
mondo, questi archi vengono suddivisi nei seguenti libbraggi:
categoria fino a 35 libbre; categoria fino a 55 e categoria
illimitata oltre le 50 libbre. Ovviamente, le distanze maggiori si
ottengono in quest’ultima categoria, anche se i risultati non sono
esponenziali. Infatti man mano che si aumenta la potenza dell’arco,
avviene una riduzione nel rendimento, considerando il rapporto che
intercorre tra libbre e metri raggiunti. Per ottenere dei buoni
risultati nelle competizioni di flight shooting, si dovrà tenere
conto sia di una perfetta messa a punto che di una necessaria
attenzione allo studio e alla scelta delle frecce. Un arco corto
dopo il rilascio si chiude in modo più veloce di uno lungo, ecco
perché a parità di libbraggio quello corto avrà sicuramente una
gittata superiore. Nel longbow versione moderna e nel ricurvo il
regolamento americano vieta, per rispetto alla tradizione, di
scendere al di sotto di una certa lunghezza, perciò in quest’ambito
cercheremo di competere con un arco il più corto possibile,
rispettando i limiti che impone il suddetto regolamento.
La lunghezza dei tre tipi di arco
storici (che negli States vengono chiamati primitivi) è a libera
scelta, per cui dovrete mirare all’uso di un arco decisamente corto,
nonostante la sua costruzione risulterà condizionata in parte dal
libbraggio richiesto e in parte dai materiali impiegati che dovranno
essere obbligatoriamente naturali e quindi più soggetti al rischio
di fratture. Indipendentemente dal materiale adottato per la
preparazione delle corde (sintetico per archi moderni e naturali per
quelli storici), dovrete mettere in atto gli stessi principi
costruttivi per ottenere il massimo rendimento. Il mio consiglio
pertanto è questo: preparate le corde del vostro arco in modo che
siano il più possibile sottili, controllando nel corso degli
allenamenti la loro integrità e sostituendole, specialmente se il
filato è naturale, al primo segnale di cedimento. Una corda che si
rompe può infatti compromettere la struttura dell’arco, quindi fate
attenzione: sottile ma non troppo! Molto importante, poi, è il
brace... nessuna tabella può dirvi qual è quello giusto, solo dopo
una serie di numerose prove stabilirete con certezza la lunghezza
ottimale della corda per ottenere la maggior gittata. Procedete
quindi così: preparate una decina di frecce uguali tra loro e alcune
corde di diversa lunghezza, confezionate con lo stesso materiale e
aventi lo stesso numero di fili. Iniziate una serie di volée usando
la corda più lunga o la più corta (come preferite), annotando con
carta e penna le distanze raggiunte nei lanci, considerando la
freccia caduta più lontano ma anche quella più vicino a voi.
Dopodiché ripetete la serie di lanci più volte e confrontate i
risultati differenti fra le varie volée. Ad esempio, nella prima
volée si è toccata la distanza massima di 150 metri e la minima di
130; nella seconda una distanza massima di 155 metri e una minima di
135; nella terza una distanza massima di 152 metri e una minima
invece di 138.

Sempre Cecili in California nel 1999,
dove con un arco ricurvo ha conquistato nella categoria illimitata
il record mondiale di 616,67 metri.
Armare l’arco con una seconda
corda
A questo punto avrete già stabilito
quale deve essere il rendimento della prima corda. Armate poi l’arco
con una seconda corda leggermente più corta (o più lunga a seconda
di come avete iniziato), ripetendo il giochetto senza trascurare di
annotare le misure raggiunte. Fino a quando le distane miglioreranno
continuate le prove con altre corde di diversa lunghezza, se invece
i risultati decresceranno, significa che avete superato il punto
ottimale, per cui la penultima corda usata risulterà quella con il
giusto brace. Misuratelo ora in maniera millimetrica dall’interno
dell’impugnatura dell’arco al punto di incocco: da questo momento in
avanti dovrete sempre rispettare nel modo più assoluto questa
distanza. Il discorso sulle frecce risulta più complesso. Nulla vi
condurrà verso la meta che vi siete prefissati come una giusta
scelta delle frecce. Selezionate delle aste di diverso spine,
restando ovviamente consoni alla potenza dell’arco e preparate
alcune serie di frecce (una dozzina per ogni diversa rigidezza) e
con un pennarello marcatele in numero progressivo da uno a dodici,
dando il via ai lanci usando un solo gruppo per volta, prendendo poi
nota delle distanze toccate al termine di ogni volée. Tenete
presente che i lanci vanno eseguiti a parità di condizioni
atmosferiche: un vento che aumenta di tanto in tanto o soggetto a
cambi di direzione falserebbe sicuramente la realtà. Se procederete
in maniera sistematica e corretta, constaterete dopo alcune
settimane di allenamento che le frecce raccolte alla distanza
maggiore risulteranno sempre appartenenti allo stesso gruppo, in
sostanza saranno quelle con il giusto spine, mentre le altre saranno
o troppo rigide o troppo elastiche e di conseguenza verranno
accantonate.

Giancarlo Marchesini in Nevada, a
Smith Creek nel 1997, anno in cui con il longbow
ha raggiunto il record mondiale dei
348,72 metri nella categoria 70 libbre.
Nelle competizioni sono
consentite sei frecce
Come saprete, nessuna freccia anche se
costruita in serie si comporta in volo esattamente come le altre.
Nelle competizioni di flight shooting, il numero consentito è di
sei, per cui dovrete operare un’ulteriore selezione, provandole e
riprovandole per trovare le sei migliori da utilizzare in gara. In
un tempo abbastanza breve giungerete alla conclusione voluta per le
frecce di alluminio-carbonio reperibili in commercio e previste per
le versioni di arco moderno ricurvo. Per quanto riguarda invece le
frecce in legno, imposte negli altri tipi di arco, la ricerca sarà
di certo più laboriosa, ma anche più interessante, dato che la
preparazione di queste frecce dipenderà in gran parte da voi.
Procuratevi aste di cedro della migliore qualità, mantenendo la
parte centrale del diametro originale e rastremandone l’estremità
per rendere il loro profilo barilato: la forma che ne deriva
consentirà di effettuare un volo più aerodinamico permettendole, di
conseguenza, una maggiore gittata. Non dimentichiamo che i Turchi,
maestri nella specialità di tiro in lungo, furono i primi a capire e
a mettere in pratica questo tipo di accorgimento. Tenete presente un
particolare tecnico di grande importanza... il baricentro non dovrà
mai essere davanti al centro geometrico, bensì leggermente spostato
verso la cocca, in modo che la freccia durante il volo tenderà il
più possibile a puntare verso il basso. Le qualità del legno, anche
se della stessa specie, risultano a parità di misura e volume
diverse per peso e struttura. Quindi, nell’intento di selezionare
sei frecce, preparatene una serie di almeno venti, numerandole
sempre in maniera progressiva.
Dopo un periodo di prove, sebbene i
lanci dipendano dalle variazioni ambientali e dal vostro modo di
scoccare, arriverete a comprendere quasi matematicamente (dico
“quasi” perché le varianti in gioco sono troppe) quali sono le
frecce da prendere in considerazione e quelle invece da scartare.
Abbiate la cura di segnare su ognuna il peso avvalendovi di una
bilancina di precisione: un’avvertenza, questa, che vi servirà in
futuro per la costruzione di nuove frecce in sostituzione di quelle
rotte o andate perdute. Ogni arco necessita della propria freccia su
misura, non solo come spine ma anche come peso: nel corso degli
innumerevoli lanci noterete infatti come qualche grammo in più o in
meno possano penalizzare il risultato. Questa selezione sistematica
sarà molto impegnativa, armatevi quindi di infinita pazienza e di
voglia di camminare, perché il recupero delle frecce e la
misurazione delle distanze comporteranno un notevole dispendio di
energia e di tempo. Non scoraggiatevi però! Insistete, i risultati
alla fine vi premieranno. Grazie a questo costante modo di
prepararmi ho potuto conquistare tre titoli mondiali!

Marchesini ancora a Smith Creek:
tirando con un ricurvo
si è piazzato in seconda posizione grazie ai suoi 526,34 metri.
Il pennaggio delle frecce
Affrontiamo ora il problema del
materiale che ricopre il pennaggio delle frecce. Nelle aste in
alluminio-carbonio sarà bene usare materiale plastico il più
possibile rigido e sottile. Ottima, in tal caso, è la flonite, anche
se in questo contesto i vari esperimenti serviranno a stabilire
quali saranno il profilo e la superficie delle alette direzionali
più adatte al raggiungimento del nostro scopo.
Un disegno di forma parabolica
assicurerà ai timoni il massimo rendimento aerodinamico. A riguardo,
la grandezza dovrà risultare il compromesso fra il minimo attrito
creatosi sull’aria e la necessaria stabilità della freccia in volo.
In sostanza, superficie ridotta sì, ma
anche in questo caso non troppo! Sta a voi trovare il meglio. Il
discorso non cambia per le penne naturali che verranno fissate sulle
aste di legno, sempre che abbiate l’avvertenza di incollarle
comunque il più vicino possibile alla cocca. Come ultima cosa,
prendiamo in esame la posizione di tiro: se non si esegue un
rilascio pulito, se non si sfrutta in trazione la freccia fino agli
ultimi millimetri della sua lunghezza, ma soprattutto se
l’inclinazione dell’alzo risulta errata, tutta la preparazione
effettuata in precedenza sarà inutile e i vostri sforzi vanificati.
Tendere un arco, alzando il braccio che l’impugna esattamente a 45°
di inclinazione e scoccare una freccia è praticamente impossibile.
Posso però suggerire un metodo che vi aiuterà ad avvicinarvi molto
alla posizione geometrica voluta. Piantate sul terreno d’allenamento
un’asta di legno di circa tre metri, controllando che sia
perfettamente verticale con l’aiuto di una bolla o di un filo a
piombo. A questa poi ne sarà fissata un’altra di uguale lunghezza,
formando con la prima un angolo di 45°. Mettetevi ora di fianco a
questo attrezzo sulla linea di tiro: a questo punto occorrerà
l’aiuto di un amico che, ponendosi a qualche metro da voi, avrà il
compito di verificare il parallelismo, traguardando la freccia con
l’asta di legno inclinata, correggendovi così l’alzo prima che
avvenga la scoccata.
Se avete la fortuna di avere nelle
vicinanze un muro, tracciate su questo una riga con un gessetto,
oppure in prossimità di alberi tendete una corda, meglio se colorata
perché sia ben visibile e ovviamente a 45°. L’importante è creare un
riferimento sicuro. Si tratta di un accorgimento che sarà solo
provvisorio, dato che dopo una buona dose di allenamenti, sorretti
da una buona dose di volontà anche da parte dell’amico assistente,
la vostra posizione verrà mentalmente automatizzata e potrete in
seguito verificare che istintivamente l’alzo assunto varierà di poco
dall’inclinazione geometrica ottimale. Durante la fase di recupero,
infine, constaterete che le frecce conficcate sul terreno con un
angolo di 45° saranno quelle che avranno percorso la maggiore
distanza. Una freccia che al termine del volo finirà in posizione
troppo perpendicolare al suolo, o troppo inclinata con il retro
verso il basso, risulterà una freccia perdente. Per ora non ho altri
consigli da darvi, se non quello di provare a mettere in pratica
quello che vi ho descritto, integrandolo magari con qualche vostra
idea. Ognuno di voi può contribuire, visto che la sperimentazione
non ha mai fine. State pur certi che perseverando andrete con gioia
a raccogliere le frecce sempre più lontano.
Luciano Cecili

Esempio di un alzo troppo orizzontale.
Alzo eccessivamente verticale.

Alzo corretto.
|