Arco n.2
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L’arco di UlisseDI NICOLA SILVANO BORRELLI Nel ventunesimo libro dell’Odissea, all’eroe omerico viene regalato un arco per il suo intervento in una questione di abigeato. Un oggetto appartenente forse, per tipologia, alla tradizione scitica.
Nel ventunesimo libro dell’Odissea di Omero, precisamente al decimo verso, troviamo riportata una frase significativa: “Qui l’arco flessibile stava, e la faretra riserva di frecce causa di gemiti; doni che un ospite, trovato a Sparta, gli fece Ifito Euritìde, simile agli immortali”... Nel seguito del poema si capisce che Ulisse si trova in quel luogo per dirimere una questione di abigeato perpetrato ai suoi danni, quindi è possibile che nella restituzione del maltolto Euritìde regali un arco a Ulisse per risolvere la questione. Molto probabilmente Euritìde non è il costruttore, ma potrebbe averlo acquistato negli empori cretesi dove affluivano tutte le merci e gli oggetti costruiti nell’area del Mediterraneo centro orientale. L’arco in questione potrebbe essere di tradizione scitica, come tipologia di forma e struttura. Non dimentichiamo che gli archi compositi sono originari del Medio Oriente caucasico.
Riflesso, semiriflesso o sigma? Come poteva essere questo arco: riflesso, semiriflesso o sigma come quello di Cupido? A questo punto vi espongo la mia ipotesi. Come prima accennato, aveva sicuramente una forma simile a quella degli archi turchi o caucasici, quindi si tratta di un arco riflesso. La sua riflessione era determinata dal materiale con cui era costruito, presumibilmente corno di capra o ariete (a riguardo, ricordo che alcuni maschi delle varie razze ovine mediterranee sviluppano corna di notevole lunghezza e a volte, a differenza delle normali corna di queste specie, non sono molto ritorte, quindi più idonee all’impiego). Suppongo allora che sia stato costruito seguendo semplici principi analoghi a quelli della fabbricazione di archi compositi, anche se nell’arco di Ulisse forse non era previsto il legno in zona neutra. Potrebbe perciò essere stato realizzato con le parti anteriori di una coppia di corna, tagliate e sagomate a caldo per ottenere una forma ottimale (fig. 1) e rinforzate col tendine di garretto dello stesso animale. Una tecnica, questa, utilizzata anche dai pellerossa delle pianure per la costruzione dei loro archi, costituiti da corno di muflone rinforzato con tendine di cervo o bisonte, dalle caratteristiche sorprendenti: grande velocità di uscita della freccia e buona precisione, naturalmente a distanza contenuta. Io stesso ho fabbricato un arco pellerossa usando, appunto, il corno del muflone rinforzandolo con del tendine, verificandone poi la grande resa e versatilità.
Prima di caricarlo occorre riscaldarlo Questo tipo di arco, a differenza di altri, richiede delle cure particolari: prima di caricarlo bisognerà riscaldarlo facendo attenzione a non riscaldare anche il rinforzo in tendine sul dorso dell’arco. Con un po’ di attenzione l’operazione risulterà abbastanza facile. Riscaldandosi, il corno di ovino, costituito da cheratina, si ammorbidisce favorendo il caricamento dell’arco che, quando si raffredda, riprende tutta la sua caratteristica meccanica. Sarà perché ignoravano questo “trucco” che i Proci non riuscivano a caricarlo! Probabilmente erano abituati a combattere con frombole, lancia, daga e scudo, pur conoscendo l’arco lo usavano poco e comunque gli archi da loro conosciuti erano diversi da quello di Ulisse, la cui forma inusitata, inoltre, impediva loro di capire quale era la parte giusta per il caricamento. Omero descrive, anche se per sommi capi, la procedura che Ulisse adotta per la sottensione dell’arco: egli infatti controlla prima se il corno è stato intaccato da tarli (frequenti nelle corna vecchie), dopo lo riscalda sul fuoco ed infine lo carica. Non si sa come lo caricasse ma, per chi si cimentasse nella costruzione di un arco simile, diventerà istintivo escogitare un sistema di caricamento che non lo danneggi. Molto probabilmente il sistema giusto consiste nel creare una pressione centrale seguita da una trazione all’indietro su entrambi i flettenti (fig. 2). Dopo queste considerazioni, cercherò di dare alcuni consigli su come costruire l’arco di Ulisse.
Modalità di costruzione Recuperate due corna di capra o ariete e se non riuscite, procuratevi l’animale, così almeno potrete unire l’utile al dilettevole: mangiare l’animale e recuperare le corna. Scherzi a parte, non è molto difficile, basta conoscere un pastore, portarsi dietro qualche bottiglia di buon vino, un pacchetto di sigarette e il gioco è fatto. Ora che siete felicemente in possesso delle corna, dovrete tagliarle nelle parti che a voi servono per costruire l’arco. Seguite i disegni, non dovrebbe mancare nulla. La tendinatura segue gli stessi canoni di quella di un arco ligneo (fig. 3). Per l’applicazione del tendine usate colla di tendine, tranne il primo strato che andrebbe applicato con colla di zoccolo, ma se non la trovate accontentatevi di quella di tendine perché serve ugualmente allo scopo. Vi ho suggerito un bel giochino da fare quest’anno, che poi salti fuori l’arco di Ulisse non è certo, ma se riuscirete a costruirlo in questo modo avrete un buon attrezzo che vi divertirà e stupirà anche gli amici.
Nicola Silvano Borrelli
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