Arco n.5
2000
 


Arco n.1 
Silvano Borrelli: Alcuni buoni consigli per la costruzione dell'arco storico
Arco n.1 
Franco Carminati: Un museo da costruire
Arco n.1 
Bruno Morucci: Tirare con il propulsore

Arco n.2 
Silvano Borrelli: La scelta del legno
Arco n.2 
Marco Vismara: Torneo d'arco ad Hankar

Arco n.3 
Barnaba Maj: Conoscere il Toxophilus

Arco n.4 
Silvano Borrelli: Progettare e costruire l'arco storico
Arco n.4 
Alessio Cenni: L'arco Turco
Arco n.4 
Bruno Morucci: A Crepy en Valois

Arco n.5 
Bruno Morucci:
Voglia di preistoria
Arco n.6 
Silvano Borrelli:
La manutenzione dell'arco storico
Arco n.6 
Marco Vismara:
Himalaya, alle origini dell'uomo

  

Voglia di preistoria

DI BRUNO MORUCCI

Sempre più appassionati provenienti dai settori del tradizionale ed anche del compound approdano alla specialità dell’arco preistorico. I motivi di una scelta dettata dal piacere di ascoltare suoni, rumori e di lasciarsi andare a sensazioni del tutto particolari. Appuntamenti internazionali prossimi e futuri.

 

Il flettente tenuto da una robusta corda di canapa entra in tensione quando l’arciere, una volta raggiunto il suo massimo allungo, è pronto a scoccare.

La struttura a volte scricchiola, ma come per incanto “tiene”. Inquadrato rapidamente il bersaglio in un attimo ecco il secco rumore dell’arco in chiusura ed un sibilo accompagna la freccia verso il suo obbiettivo.

Il tonfo che segue rassicura l’arciere che se non ha ottenuto un buon risultato, ha almeno messo a bersaglio la freccia...

I moderni tiratori di arco preistorico vivono così, di suoni, rumori, sensazioni. Con la soddisfazione di vedere volar bene la freccia sia tirata da un arco che da un propulsore.

Il fatto di veder arrivare a bersaglio il frutto di un intenso lavoro di artigianato a volte semplice ma in altri casi complesso ed accurato, fatto da sé o da altri amici arcieri, oppure semplicemente acquistato, è il coronamento di una preparazione tecnica e fisica che si esprime nei percorsi di tiro preistorico.

Non di rado le regole, la competizione, i famigerati punti lasciano il posto a fantasie ed a sensazioni che difficilmente si riscontrano in altre competizioni.

Il terreno di gara si tramuta spesso in un laboratorio sperimentale in cui vengono testati materiali e tecniche che avvicinano sempre più ai sentieri di caccia ed ai clamori di guerra che hanno contraddistinto il passato dei nostri progenitori.

Ritrovarsi, oggi, sugli stessi luoghi, vicino alle caverne dove, al posto delle verdi vallate che noi attraversiamo con piacere, la natura dominava l’uomo, una natura fatta di tundra post-glaciale, territorio incontrastato dei mammùt prima e di orsi e bisonti poi.

 

 

La gara estiva di Mas d’Azil

Il nostro viaggio nella preistoria inizia come al solito con la classica competizione estiva di Mas d’Azil nell’Ariege pirenaico francese, a fianco della grotta che oltre 10.000 anni fa accoglieva una folta comunità di uomini e donne che, dopo aver scacciato gli orsi, antichi padroni delle caverne, con l’aiuto del fuoco e dei propulsori conquistarono il territorio e le sue cavità nell’epoca d’oro chiamata “età della renna”. È grazie a quest’animale (in quel periodo diffuso in quasi tutta l’Europa) che gli aziliani segnarono il passaggio dalla preistoria all’età arcaica. Con la sua carne, e soprattutto con le sue robuste corna, costruirono utensili, armi e pregiati oggetti d’arte.

Una gara classica, come dicevamo, sia per la piacevolezza del sito (un’enorme caverna solcata da un fiume domina il campo di gara) che per la presenza ogni anno di oltre centocinquanta tiratori preistorici giunti praticamente da tutto il Vecchio Continente.

La competizione si svolge come sempre su un percorso di 30 piazzole, con un solo tiro su ogni bersaglio. I percorsi di caccia, diciamo così, sono molto tecnici, in quanto i bersagli sono costituiti da un target concentrico a cinque zone di punteggio nel cui sfondo viene stilizzata la figura di una preda tipica del periodo. La figura dell’animale, sobriamente inserita nel bersaglio, non viene ostentata come unico obbiettivo ma serve, nel concetto di sperimentazione anzidetto, a valutare l’efficacia del tiro delle armi preistoriche in funzione di una distanza e di una grandezza di bersaglio.

 

 

Dieci distanze dagli otto ai ventisei metri

Le distanze interessate sono dieci, e vanno dagli 8 ai 26 metri, il che consente molteplici vantaggi, quali ad esempio permettere a tutti i partecipanti di arrivare a bersaglio, anche se non con eccelsi risultati, facilitando la realizzazione di percorsi in piena sicurezza senza dimenticare che, allora come oggi, i tiri di caccia superiori a queste distanze vanno oltre ogni logica venatoria, anche se effettuati con archi moderni e sofisticati. Al percorso del Campionato europeo che si effettua in due giornate (primo giorno con l’arco e secondo con il propulsore) si affianca spesso il tiro di precisione con propulsore, patrocinato dalla World Atlatl Association. La gara, molto simile al tiro Fita, si attua su due distanze (15 e 20 metri) sempre con un tiro alla volta per 10 tiri su un bersaglio di 108 cm. Il target ha cinque zone di punteggio, da un minimo di 6 fino al disco centrale del 10, che misura 24 cm, con un massimo punteggio teorico, quindi, di 100 punti. I migliori tiratori di propulsore ottengono punteggi che vanno dai 90 ai 97.

Ancora una volta l’Italia era presente all’appuntamento con una squadra Arc.a. (Arcieria amatoriale) formata da sette componenti provenienti da Lazio, Lombardia e Sardegna, fra cui spiccavano le due giovani promesse di questa specialità, Camillo Colombo di Varedo (Mi) nell’arco e, nel propulsore, Robin Morucci di Roma. Nonostante i loro dieci anni hanno fatto concorrenza ai punteggi degli adulti.

 

 

In calendario

Nel frattempo nel nostro Paese ci si prepara alla conclusione del Campionato italiano 2000 di tiro con propulsore ed alla preparazione dei prossimi eventi sportivi, come la manche italiana del Campionato europeo di tiro preistorico che si svolgerà il 7 e 8 luglio 2001 nell’Oasi Wwf di Palo Laziale, vicino a Roma. La particolarità del bosco costituito da un ultimo residuo di foresta planiziale e la facilità  con cui si raggiunge, ne fanno un luogo ideale per questo incontro, che vedrà competizioni ad alto livello, con partecipazioni internazionali, oltre a stage aperti al pubblico legati ad attività culturali ed artigianali, come la costruzione dell’attrezzatura, la scheggiatura della selce e l’accensione del fuoco.

 

Bruno Morucci

 

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