Arco n.4
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A Crepy-en-Valois il Museo dell’arcieriaDI BRUNO MORUCCI Un castello della Francia settentrionale custodisce con cura oggetti e testimonianze di una storia e di uno sport appassionanti...Una regione, la Picardia, che sin dal ‘700 coltiva e mantiene intatte attività sorprendenti per la loro tradizione e diffusione popolare, come il tir bersault.
Foto_1) L’indicazione per arrivare al Museo.
Dare un futuro al nostro passato è la conclusione che ci assale appena valicato l’antico ingresso del Museo dell’arcieria di Crepy-en-Valois, situato in un caratteristico castello del X secolo poi ricostruito intorno alla metà del trecento. Ma perché un’esposizione permanente, quando a Losanna nella sede del Cio esistono tutte le documentazioni relative agli sport delle Olimpiadi moderne? Altre esposizioni si trovano nel resto del mondo, negli Stati Uniti ce ne sono diverse ma sono legate al luogo, ovvero alle imprese commerciali che le ospitano, per cui diventano delle vetrine storiche dell’azienda o connesse ad un personaggio, come nel caso del Fred Bear Museum di Gainesville in Florida.
Foto_2) L’ingresso del museo.
Il settore della Smithsonian Institution Molti musei antropologici sparsi nel mondo conservano una buona quantità di pezzi che spesso però non sono identificabili relativamente al loro uso e spesso alla loro esatta collocazione storica. Fra questi spicca però per accuratezza e completezza il settore naturalistico della Smithsonian Institution di Washington, con una raccolta straordinaria di archi pellerossa, che per la sua varietà farebbe facilmente cambiare idea ai nostri appassionati sul loro concetto di arco pellerossa spesso limitato e stereotipato. In Inghilterra la Simon Archery Foundation, per cui un’istituzione privata è diventata sede di una notevole raccolta in cui però l’orgoglio britannico la fa da padrone. Molto vicino a noi, come abbiamo detto, esiste un luogo della memoria che ci accoglie sin dall’ingresso come un santuario oltre che come un’istituzione pubblica: tra le antiche mura del portone di accesso passiamo fra due bersagli ed in cima alle scale la statua di un arciere quasi ci invita ad entrare come se non fossimo già abbastanza convinti e soprattutto emozionati. La biglietteria, come in tutti i moderni musei, è anche sede di una piccola ma fornita libreria oltre che di un negozietto dove acquistare oggetti ornamentali, monili, carte da gioco tutti in stile arcieristico. La sala che si apre alla nostra sinistra è dedicata all’arcieria orientale che per noi ha rappresentato molto in Europa e soprattutto in Italia, il tanto citato longbow era quasi sconosciuto da noi a favore del composito orientale. Archi cinesi e giapponesi con una formidabile collezione di faretre che fa sfigurare le vetrine del Musèe de l’homme di Parigi ci introduce in un mondo lontano eppure a noi così vicino. Negli spazi attigui archi turchi, tartari, cinesi, kirghisi, indiani sia compositi che in acciaio; ad un pezzo particolare viene dedicata un’intera vetrina, un arco persiano Madjid del 1775 proveniente da Teheran con delle stupende decorazioni raffiguranti scene di caccia. Pezzi sorprendenti anche dei miniarchi giapponesi da guardia del corpo di dignitari, un arco tonkinese pieghevole, gli anelli da pollice e i siper (antichi corrispettivi dei nostri moderni rilasci meccanici ed overdraw ). Il resto del museo copre a 360 gradi sia da un punto di vista geografico che temporale tutto il mondo dell’arco. Tornando alla sala principale, sulla parte destra fanno bella mostra di sé i materiali del settore etnico con pezzi pellerossa e del Sud America, in cui si può ammirare la varietà di forme e dimensioni in funzione dell’area geografica. Si prosegue negli ampi saloni con tutto quello che riguarda l’arco in occidente dal medioevo ai giorni nostri ed è qui che incontriamo le vetrine più originali: un patrimonio recente e proprio per questo a rischio di scomparsa, costituito da tutte le attrezzature arcieristiche dell’ultimo secolo. Archi diritti, longbow e soprattutto i mitici archi in acciaio Seefab degli anni ‘50-‘60, fanno da prologo a tutti i ricurvi monolitici e take-down che hanno contraddistinto la nostra breve ma intensa storia sportiva.
Foto_3) Particolare di arco composito persiano.
Una sala è dedicata a San Sebastiano In ogni caso il personale del museo o, meglio ancora, il suo conservatore Philippe Gouble sono sempre pronti e disponibili a fornire tutti i chiarimenti del caso. Il castello è anche sede di una vastissima esposizione di arte sacra dedicata a San Sebastiano, ovviamente santo protettore degli arcieri. Nel lasciare con rimpianto questo luogo viene da pensare agli sforzi invani compiuti in Italia per creare una collezione che pur non sarebbe complesso mettere insieme ed esporla. Non a caso il museo è sorto qui in Picardia, dove sorgono le prime compagnie dalla fine dell’ottocento ed è grazie a loro che nella seconda edizione delle Olimpiadi moderne, quelle di Parigi del 1900, viene introdotto il tiro con l’arco. In particolare a Crepy-en-Valois la prima compagnia pubblica sorge nel 1926 ed il museo viene fondato da Roger Scart nel 1949. La Picardia è una regione della Francia settentrionale, poco sopra Parigi, che sin dal settecento coltiva e mantiene intatte attività sorprendenti per la loro tradizione e diffusione popolare. In questa regione ed anche nei dipartimenti limitrofi, non è infrequente incontrare anche in sperduti villaggi , i “jeux d’arc”, una specie di circoli cittadini sorprendentemente simili ai nostri circoli bocciofili con tanto di “baretto” in cui si tira d’arco. Di solito costituiti da due piste dette “allèe” (viali), sono il luogo dove si pratica il “tir bersault”. Specialità riconosciuta ufficialmente dalla grande federazione francese nelle discipline nazionali, si pratica in questi impianti delimitati da siepi e protezioni laterali che consentono ad un tiratore alla volta di scoccare una freccia su un bersaglio concentrico di 45 cm posto a 50 m di distanza. Immediatamente alle spalle del tiratore si trova un altro identico bersaglio che gli consentirà, una volta recuperata la freccia, di tirare nell’altro verso. Nelle gare ufficiali si effettuano 40 tiri. La relativa capienza degli impianti per ovvi motivi di spazio e sicurezza non consente di allenarsi e gareggiare a molte persone contemporaneamente, ma la grande quantità di circoli sparsi nel territorio ne fanno una fra le attività sportive popolari più praticate e senza dubbio la specialità arcieristica di maggior successo.
Foto_4) Questo dipinto del 1880
testimonia la tradizione
Foto_5) Esposizione di archi pellerossa.
Foto_6) Archi orientali compositi e in acciaio.
Il tir bersault Al bersault si tira con diverse attrezzature che vanno dal tradizionale all’olimpico fino al compound, ovviamente introdotto da poco, e coinvolge un numero enorme di persone che rendono così maggiormente saldo il legame fra arcieria e tessuto sociale. Le regioni della Picardia, dell’Oise e di buona parte del nord della Francia, hanno dato impulso alla crescita della federazione francese con campioni nei vari mondiali e con i dirigenti (il presidente della federazione François de Massary proviene dalla Picardia ). Un luogo, una regione d’Europa che più di ogni altra può considerarsi il punto di incontro culturale di tutti gli arcieri. L’istituzione è anche affermata organizzatrice del Campionato europeo di tiro con arco e propulsore preistorico. Arrivare a Crepy-en-Valois è abbastanza semplice: raggiunta Parigi, si deve prendere l’autostrada A1 che verso nord porta a Lille, dopo 40 km uscendo a Senlis si fanno altri 20 chilometri e con solo un’ora di viaggio da Parigi si è già arrivati.
Bruno Morucci
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