Arco n.4
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Progettare e costruire l’arcoDI NICOLA SILVANO BORRELLI
A prescindere dal possesso o meno di un pezzo di legno per costruire un arco, vorrei soffermarmi su come dimensionare geometricamente il famoso oggetto dei desideri ma, soprattutto, quale forma dargli. Sin dall’inizio bisognerà allora stabilire se il legno a disposizione è un paletto, un’asse oppure una stecca ricavata da un tronchetto. Questo perché i dimensionamenti e le geometrie sono condizionati dai vari tipi di materiale da cui si ricava la struttura dell’arco. Detto questo, passo ad illustrare per sommi capi le varie conformazioni da cui scegliere la dimensione e la forma preferite (fig.1).
Si parte dagli “storici” Prenderemo in esame per primi, per ovvie ragioni tecniche, gli archi preistorici e storici che risultano più semplici da costruire, quelli che vanno sotto il nome di archi lunghi, anche se nello storico sono contemplati archi relativamente corti. Per le geometrie, sia per il profilo che per le sezioni, la natura e la dimensione del materiale a portata di mano sono condizionanti, come lo sono anche le eventuali imperfezioni della stecca in oggetto (nodi, venature sinuose, storture). A riguardo, in un grafico segnalo come intervenire (fig.2). Per tracciare i profili longitudinali, si deve ricorrere a righelli lunghi oppure a cavetti di canapa: le segnature saranno fatte con matite o oggetti simili, eviterei il pennarello perché potrebbe macchiare il legno in punti che poi non si possono più ritoccare. Attenzione, però... Non tutti i legni si prestano a sezioni decise in precedenza, ma ogni essenza rende meglio con sezioni adatte al proprio modulo di flessione, quindi non con tutti i legni si possono ottenere archi a sezione tonda o subelissoidale (tipo arco inglese). Così come altri legni non sono adatti a sezioni piane o elissoidali appiattite. Suggerisco allora alcuni accostamenti sezione-legno risultanti dalla mia esperienza costruttiva: sezioni tonde o semitonde-tasso; sezioni piatte o elissoidali appiattite-olmo, citiso, ikory, robinia, osage orange. Naturalmente è possibile provare a proprio rischio e pericolo sezioni alternative, ma a lavoro ultimato in fase di prova, attenti a quelle piccole rughe che appariranno sul ventre dell’arco: si formano solitamente nelle parti centrali dei flettenti ed indicheranno che si è prossimi alla rottura dell’arco o, nella migliore delle ipotesi, ad un calo della resa abbastanza sensibile. Bisognerà tenere conto che tutto ciò che ho detto potrebbe decadere se l’arco verrà rinforzato sul dorso con tendine.
L’effetto del tendine sul dorso Questo, trattenendo l’estensibilità delle fibre dorsali dell’attrezzo, migliora la resa in ritorno e, in molti casi, impedisce la rottura del vostro capolavoro, ma non tutti gli archi sono tendinati. Applicare la pelle cruda sul dorso dell’arco non serve ad altro, fattori estetici a parte, che ad aggiungere inerzia ai flettenti ritardando la velocità di chiusura. Se qualcuno ha costruito un arco rinforzato con pelle cruda e tira decentemente, deve ringraziare il legno e non la pelle. Se poi si vuole proteggere il tendine, bisogna rivestirlo con scorza di betulla o ciliegio: in questo modo si impedisce all’umidità di penetrare nel tendine mantenendo l’efficienza dell’attrezzo anche in caso di pioggia o di caldo umido. Rinnovo quindi i miei auguri di buon lavoro e arrivederci al prossimo appuntamento con il fai da te...
Nicola Silvano Borrelli
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