Arco n.1
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Tirare con il propulsoreDI BRUNO MORUCCI Più antico dell’arco ma più facile da usare, il propulsore proviene dalla preistoria. Oggi tutto questo è una specialità sportiva di sicuro successo.
Se per caso vi capita di vedere in giro automobili di arcieri con grossi tubi sul portapacchi dalle dimensioni preoccupanti, è bene sappiate che non si tratta di giganti che tirano frecce con archi da ciclopi ma di tiratori di propulsore. Ebbene sì, anche in Italia dopo gli Stati Uniti e i diversi Paesi europei il tiro con il propulsore è divenuta una realtà sportiva che ben si affianca al tiro con l’arco tradizionale. Apparentemente dissimile dalla tradizione arcieristica moderna ha invece, a nostro parere, molti punti di contatto con essa. A cominciare dalla zagaglia, ovvero l’asta impennata lanciata dal propulsore che ha la stessa dinamica e funzione della freccia. Facendo un rapido salto indietro, al tempo in cui i ghiacci stavano lentamente cedendo il passo alla tundra ed alla foresta, gli uomini (Homo sapiens-sapiens) scoprirono, non si sa ancora come, un sistema di sopravvivenza straordinario, il propulsore appunto, che garantì loro oltre 30.000 anni fa di prevalere su altre razze e di conquistare la posizione di predominio nella catena alimentare. Formidabile per precisione e potenza di impatto, divenne l’arma da caccia che gli permise di appropriarsi delle caverne invase dagli orsi, di cacciare le mandrie di bisonti e soprattutto di affrontare il temibile mammouth. Dovettero passare almeno altri 15.000 anni prima dell’invenzione dell’arco, ma ciò non diminuì certo l’uso del propulsore, tant’è che rimase in uso fino a 1500 anni fa tra gli indiani Navajós e fino al XV secolo nel Canada; senza considerare le popolazioni Innuit (esquimesi) che lo hanno abbandonato solo da meno di un secolo e l’attuale uso che ne fanno gli aborigeni australiani.
Ecco la corretta posizione del braccio e del propulsore al momento del distacco. È possibile inoltre notare la vistosa flessione della zagaglia indotta dalla spinta.
Aspetti tecnici Il propulsore non è altro che un leggero bastone, munito a volte di impugnatura e dal lato opposto di un dente o di un aggancio in cui va ad alloggiarsi la coda della zagaglia. Quest’ultima, munita di cocca od incavo nella parte posteriore, è costituita da una lunga asta in legno (200-280 cm) con un diametro variabile dai 10 ai 14 millimetri a seconda della lunghezza dell’asta e del tipo di legno, abete o ramino. Il propulsore è lungo in media 60 cm con un rapporto di 1°: 3,5 con la zagaglia, ma questo può avere delle varianti in funzione dell’uso: zagaglia lunga e pesante ben impennata con propulsore corto per tiri di precisione a distanze medio-brevi ed al contrario per tiri di gittata. Il propulsore, a seconda del materiale e della sua struttura, all’atto del lancio si flette leggermente, incentivando il fattore di spinta e poco prima della posizione di distacco provoca alla zagaglia una consistente flessione che gli permetterà di mantenere la sua energia e la velocità anche a distanze considerevoli. Il record attuale con una attrezzatura open è di 250 metri, mentre un buon tiratore con attrezzatura primitiva raggiunge i 70-100 metri. L’asta della zagaglia, una volta partita, continua a flettere in maniera vistosa e stabilizzata dal suo impennaggio (in genere tre grosse penne posizionate a 120°). Oltre all’energia sviluppata ed alla gittata, il propulsore si distingue per la sua precisione che prescinde, come per l’arco, da come e da chi viene usato. Possiamo comunque dire che i migliori tiratori realizzano, ad una distanza media di 18 metri, rosate dell’ordine dei 30 cm, ovvero nulla da invidiare ad archi tradizionali o storici ed in ogni caso anche un neofita, dopo un buon periodo di apprendimento e preparazione, riesce senza difficoltà a colpire il bersaglio.
impugnatura del propulsore e naturale flessione della zagaglia vengono evidenziate da questo tiratore I materiali I materiali sono esclusivamente naturali sia per il propulsore che per la zagaglia in quanto repliche di attrezzi preistorici ed in virtù di ciò le punte non devono essere metalliche ma bisogna utilizzare legno, osso, corno, selce, ecc. Unica eccezione le attrezzature open, che utilizzano cioè materiali moderni come alluminio e carbonio, ma sono relativamente pochi i praticanti e per adesso limitati agli Stati Uniti. Così attrezzati si può partecipare alle competizioni valide per la classifica mondiale W.A.A. (World Atlatl Association) ed al Campionato europeo con armi preistoriche, entrambe organizzate in Italia dall’Arc.a.
una corretta sequenza di tiro. Come si tira Prima di arrivare ad illustrare la sequenza di tiro, conviene chiarire innanzitutto due concetti fondamentali senza i quali la ripetizione pedissequa di quanto illustrato risulterebbe inutile. Primo concetto: il braccio e l’avambraccio non danno velocità al tiro, ma solo la giusta direzione dello stesso. È il polso che con scioltezza e velocità imprime velocità al lancio e la mano non deve superare l’altezza della testa, altrimenti l’eccessiva ampiezza della rotazione causerebbe un tiro corto verso il basso. Secondo concetto: il corpo deve essere allineato sul bersaglio come se si tirasse con l’arco. È necessario prendere lo slancio portando il corpo indietro senza muovere i piedi ; mirare, ovvero controllare l’allineamento del corpo, con l’asta tenendola molto vicino al volto. Esaminando la sequenza di tiro (nell’illustrazione) si nota la posizione di slancio del corpo che partecipa attivamente al tiro e la susseguente fluidità del braccio che segue fino in fondo tutta la fase del tiro. A questo punto non vi rimane altro che costruirvi la vostra attrezzatura od acquistarne una fra quelle presenti in commercio ed iniziare a partecipare a qualche competizione. Buon divertimento!
Bruno Morucci
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