Arco n.1
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Un museo da costruireDI FRANCO CARMINATI
La tradizione arcieristica italiana potrebbe avere una sua sede ideale.È venuto il tempo di pensare ad un “museo vivente”.
È una buona idea pensare ad un museo dell’arcieria e ad un istituto culturale ad esso collegato? Questo interrogativo da molti anni si agita nella mia mente dove si alternano momenti di euforia e pause di sconforto dovute all’indifferenza di molti sull’argomento. Alcuni anni or sono proposi, attraverso un mio articolo, di dar vita ad una sorta di collaborazione tra tutti gli appassionati di tiro con l’arco al fine di raccogliere specifico materiale arcieristico atto a costituire il nocciolo iniziale di un museo dell’arco in Italia. L’idea non ebbe un seguito dirompente, ma ricevette il plauso di alcuni amici ed arcieri entusiasti del progetto che mi diedero la loro collaborazione. Gli stimoli ricevuti servirono a chiarire l’iniziativa e a dare ad essa dei contorni ben definiti che ritengo di vitale importanza per determinarne caratteristiche di unicità e di originalità.
Istituzioni pubbliche o private Certo, tutto questo dovrebbe essere supportato da Istituzioni pubbliche o private che potrebbero garantire spazi adeguati o mezzi finanziari per la ricerca culturale abbinata al museo e questo credo che sia lo scoglio maggiore. È risaputo infatti che i mezzi finanziari sono sempre molto limitati nel nostro Paese soprattutto per scopi come questo e che le Amministrazioni sono particolarmente lente nel loro agire. Nonostante questi alti e bassi e le numerose difficoltà, non c’è una sola ragione che mi porti a rinunciare all’iniziativa. Ecco così che ritorno volentieri sull’argomento per precisare ancora meglio il mio pensiero. In ordine di importanza credo vada sottolineata la profonda cultura arcieristica italiana. È vero, ci sono Paesi dove il tiro con l’arco è molto praticato, ma quando si tratta di analizzare il legame che c’è tra gli arcieri italiani e la storia dell’arco non posso non pensare che si tratti di un rapporto unico e profondo che ha unito tutti i praticanti della specialità in compagnie e confraternite ricche di valori e con comportamenti incisivi nella società italiana. La grande varietà culturale espressa dalle nostre Regioni può inoltre essere valorizzata in modo più approfondito seguendo proprio le orme lasciate dagli arcieri. E questo potrebbe avere un valore ancora maggiore se si pone in essere un confronto con i Paesi della Comunità europea.
Una serie di credenze da sfatare La mancanza di alcuni studi veramente approfonditi sull’attrezzo antico e moderno, sulle tecniche di impiego tattico e strategico oltre che sportivo o ludico hanno inoltre portato ad una serie di credenze da sfatare. Al riguardo, credo che i più sentano la necessità di fare il punto sulla situazione raccogliendo in una sede valida ogni notizia, pubblicazione o immagine riguardante il tiro con l’arco per soddisfare la nostra sete di conoscenza e di verità scientifica. È infatti poco logico e dispersivo pensare che ogni volta che si devono ricercare notizie certe e di prima mano su quasi tutti gli argomenti dell’arcieria si debba ricorrere ai rari archivi europei o di oltre oceano, con le difficoltà che ne conseguono. La convinzione diffusa è che sia impegno prioritario dell’Italia tramandare la propria tradizione e la propria cultura arcieristica dando luogo ad un sapere unico e peculiare sull’argomento.
Un fatto sostanziale La sentita necessità di una memoria storica che possa in ogni momento ricordarci di chi siamo figli e a chi facciamo da padri per evitare che si spezzi la catena del nostro sapere, diventa così un fatto quanto mai sostanziale. Potrei ancora continuare nell’elencare motivazioni valide al mio argomentare, ma mi pare che quanto detto sia più che sufficiente a far comprendere lo spirito dell’iniziativa. Ora, prima di passare all’esame di che cosa potrebbe essere utile fare in un prossimo futuro, vorrei ricordare che alcuni argomenti specifici sono già stati oggetto di attenzioni lodevoli da parte di fondazioni ed organizzazioni diverse ed in particolar modo dalla Fondazione Easton. Ma che cosa si può realizzare in concreto? Una “Casa degli arcieri” che contenga l’intero patrimonio di sapere che ci riguarda più da vicino.
Dalle origini ai giorni nostri Si tratta così di realizzare una sezione didattica costituita da una nutrita raccolta di materiale arcieristico dalle origini ai giorni nostri, aperta nel tempo. Non bisogna preoccuparsi tanto del valore venale dei pezzi raccolti quanto della valenza tecnica e didattica, per la qual cosa una copia è ben accetta se serve a fare da anello di congiunzione temporale e culturale tra elementi originali. A questa sezione mi sembra importante aggiungere uno spazio ben preciso dedicato agli uomini che hanno fatto parte della storia dell’arcieria. Non penso solamente ai grandi nomi, ma anche a quei tanti arcieri sconosciuti che hanno militato sotto la bandiera dell’arcieria. È convinzione comune che questo museo sia di tutti e che tutti hanno partecipato in un qualche modo a scrivere qualche pagina della nostra storia. Così ampliate le nostre conoscenze ci permetterebbero di far cadere tanti pregiudizi che dividono gli arcieri moderni con il solo scopo di valorizzare l’orgoglio che alberga nei nostri cuori. A tutto questo credo si debba aggiungere una sezione sperimentale nella quale si possano effettuare studi o dimostrazioni applicate attraverso gli arcieri e i materiali. È utile affiancare alla struttura museale un campo di tiro che ospiti tutte le scuole suddivise nelle varie specialità senza preclusioni o pregiudizi di sorta. Realizzando tutto questo il nostro Paese ritornerebbe ad assumere quella posizione culturale di primo piano che la storia ci ha assegnato per secoli. Da parte mia, ci tengo a precisare che da molti anni ho cominciato a raccogliere materiale tecnico ed iconografico e ho contattato quanti più arcieri possibile per contribuire tutti insieme a posare la prima pietra di questo “monumento vivente” dedicato al tiro con l’arco.
Franco Carminati
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