Arco n.1
2000
 


Arco n.1 
Silvano Borrelli: Alcuni buoni consigli per la costruzione dell'arco storico
Arco n.1 
Franco Carminati: Un museo da costruire
Arco n.1 
Bruno Morucci: Tirare con il propulsore

Arco n.2 
Silvano Borrelli: La scelta del legno
Arco n.2 
Marco Vismara: Torneo d'arco ad Hankar

Arco n.3 
Barnaba Maj: Conoscere il Toxophilus

Arco n.4 
Silvano Borrelli: Progettare e costruire l'arco storico
Arco n.4 
Alessio Cenni: L'arco Turco
Arco n.4 
Bruno Morucci: A Crepy en Valois

Arco n.5 
Bruno Morucci:
Voglia di preistoria
Arco n.6 
Silvano Borrelli:
La manutenzione dell'arco storico
Arco n.6 
Marco Vismara:
Himalaya, alle origini dell'uomo

  

Alcuni buoni consigli

DI NICOLA SILVANO BORRELLI

Per ben operare, nella costruzione di un arco storico, può essere utile “ascoltare” quello che ha da dirvi il legno. Ecco come comportarsi.

 

Dopo aver scritto diversi articoli riguardanti l’arco antico, storico e primitivo, sento la doverosa necessità di illustrarvi e spiegarvi meglio alcuni passi importanti riguardo la costruzione e la manutenzione degli attrezzi a voi tanto cari.  Naturalmente vi dirò anche dove e come procurarvi il materiale più adatto e vi spiegherò le tecniche più semplici per facilitarne la realizzazione anche se siete in possesso di attrezzature molto ridotte e di ambienti non proprio adatti. Occorreranno alcune puntate per dirvi tutto o quasi e spero che riusciate a capire e a seguire ciò che vi descriverò. Le essenze più adatte alla costruzione di un arco non sono molte, ma devono, dove possibile, essere consone all’epoca, al luogo e alla cultura trattata. Eccovi un breve elenco: olmo campestre, frassino di montagna, sorbo degli uccellatori, sorbo domestico, carpino, quercia bianca, corniolo, nocciola, citiso, ginepro, tasso, bambù, ciliegio selvatico, acero di monte, ikory e osage orange. In commercio presso le segherie o le falegnamerie trovate di solito l’olmo, l’acero, il faggio: tutte le altre essenze sono reperibili andando a cercarle nei boschi o affidandovi alla cortesia del taglialegna che durante il periodo di abbattimento (novembre - marzo) potrebbero procurarvi quanto vi necessita. Naturalmente vi pregherei, nel caso di piccoli abbattimenti nei boschi, di accertarvi della possibilità di poterlo fare, autorizzati o dal proprietario o dal corpo forestale. Affidatevi serenamente alla forestale per il reperimento delle essenze che a volte non riconoscete o non sapete trovare, sono convinto che la loro gentilezza soddisferà ogni curiosità ed esigenza. I periodi di taglio per le latifoglie sono novembre, dicembre, gennaio, febbraio ; le conifere si possono acquisire anche in luglio - agosto.

Le due estremità del tronchetto

Quando tagliate il legno fresco cercate di tagliare nettamente le due estremità del tronchetto in maniera tangente all’asse longitudinale e di seguito ingrassate sia le estremità tagliate che eventuali basi di rametti che sono stati asportati per la pulitura del suddetto. Non togliete la scorza per due o tre settimane. Il grasso da mettere sul legno tagliato di fresco può essere cotica di maiale, strutto o grasso di bue. Spalmate quanto basta,  però attenzione: quando dopo alcune settimane procedete alla necessaria decorticatura del tronchetto, rispalmatelo completamente con il grasso, ma con l’aggiunta di alcune palline di naftalina che avrete schiacciato e mescolato allo stesso. Questo per  evitare che uova di parassiti e tarli, depositate in profondità, inizino a schiudersi nel periodo successivo, durante la stagionatura. La stessa operazione va fatta se decidete di spaccare in due o in quattro il tronchetto in questione.

Non è molto difficile

Spaccare un paletto di buon legno non è molto difficile; è lui stesso che con piccoli particolari vi dirà dove  farlo. Osservate bene le estremità tagliate: in quella inferiore del palo noterete un piccola fessura che si crea comunque voi abbiate ingrassato. Guardate bene com’è disposta, quindi in quella fessura avete il punto esatto da dove inizierete lo spacco del paletto.

È molto importante che questo avvenga sempre iniziando dalla parte bassa, quella più grande di diametro e poi quando avrete iniziato l’operazione ricorrendo ad un’ascia, continuate sempre nella stessa direzione con dei cunei di legno duro e non di ferro. Se il paletto è buono si spaccherà in maniere corretta. Dimenticavo, ad ogni cuneo che voi pianterete con un martello lasciate il tempo al legno di fessurarsi. Se fate attenzione ed “ascolterete” il legno sentirete che lui si fende piano piano aiutandovi a comprendere dove dovrete mettere quello successivo (Disegno 1). Vi ricordo che le operazioni di spacco vanno eseguite non oltre i 30 giorni dall’abbattimento del palo. Finita l’operazione, ingrassate i pezzi con il grasso contenente la naftalina. Ricapitolando le operazioni : taglio, decorticatura, spacco, stagionatura in luogo asciutto e ombreggiato in posizione orizzontale. Per quanto riguarda il bambù, tagliatelo nello stesso periodo delle latifoglie e fatelo stagionare negli stessi luoghi. Naturalmente non va ingrassato, ma bisognerà spaccarlo dopo circa tre mesi dal taglio e dopo aver ricomposto la canna con opportune legature fatte con filo di ferro rimontatelo com’era da intero e fatelo stagionare per un anno prima di usarlo (Disegno 2). Nel momento nel quale deciderete la costruzione infornatelo in un forno da pane (cercatevi un panettiere compiacente),così come l’avevate riposto, per circa 5-6 minuti a una temperatura  di 160-200 gradi (ecco il perché delle legature in filo di ferro), fate raffreddare e poi iniziate l’eventuale costruzione. Se mi sarà permesso vi darò altri preziosi consigli su queste pagine, dove presto mi permetterò di dirvi qualcosa sulla manutenzione degli archi di fattura moderna. Già, anche loro, nonostante i materiali sintetici con cui sono costruiti, hanno bisogno di cure e permettetevi di dirlo di affetto.

Vi saluto e buon divertimento.

 

Nicola Silvano Borrelli

 

 

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